Latte crudo, nuova allerta. Macrì (Unc): Va sempre bollito
Latte crudo. Che lo si elogi o condanni, è uno dei prodotti più discussi dalla sua apparizione, o meglio ri-apparizione, sul territorio nazionale con i distributori appositi. In merito, Agostino Macrì, responsabile della sicurezza alimentare dell’Unc, rilancia il monito: «Andrebbe sempre bollito»

Torna sulla bocca di tutti il latte crudo, all'alba dell'approvazione del 'pacchetto latte” da parte dell'Ue. Se ne parla molto, ma c'è ancora confusione a proposito di questo prodotto, che viene o demonizzato o elogiato per proprietà nutrizionali vere o supposte.
Facciamo allora un po' di chiarezza. I primi distributori di latte crudo, cioè non pastorizzato, sono apparsi in Italia tra il 2004 e 1l 2005, a seguito all'autorizzazione, nel 1997, della sua vendita 'in stalla”.
Indubbiamente la novità ha fatto gola a molti: il latte dal produttore al consumatore, senza passaggi intermedi, dà l'idea d'essere più naturale, genuino, e poi è anche economico, calcolando un costo di circa 1 euro al litro.
Ma ecco arrivare le polemiche: il latte crudo potrebbe fungere da terreno di coltura di alcuni batteri. E infatti si presentano casi di infezioni da Coli O157, tra gli altri. Per tutta risposta Grillo grida al complotto delle grandi industrie, mentre i consumatori abituali ne ribadiscono le superiori qualità nutrizionali.La verità è che il latte crudo, come molti altri alimenti freschi, presenta pro e contro, perciò si cerca di curare sempre più la normativa in ambito igienico sanitario che ne regolamenta produzione e distribuzione.
In merito Agostino Macrì (nella foto), responsabile della sicurezza alimentare dell'Unione nazionale consumatori (Unc), ha affermato, ribadendo le disposizioni del ministero della Salute: «Il latte crudo andrebbe sempre bollito prima del consumo».
E rilancia Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unc: «Spesso sul web possiamo trovare notizie contraddittorie sui temi della sicurezza alimentare, che talvolta possono essere frutto di interessi personali e logiche di mercato che tengono poco in considerazione la sicurezza dei consumatori».
«Nel caso del latte crudo - prosegue - si deve considerare il vantaggio economico per il consumatore, che riesce a pagare un ottimo prodotto ad un prezzo più contenuto, ma non bisogna dimenticare le controindicazioni che si possono generare, soprattutto nei soggetti più sensibili».«è vero - chiarisce Macrì - che il latte venduto come 'crudo” viene immediatamente refrigerato e trasportato alle macchine erogatrici e quindi ne viene garantita la freschezza, ma possono essere comunque presenti microrganismi patogeni quali, ad esempio, il Coli O157. Si tratta di microrganismi molto diffusi anche nell'ambiente ed è molto difficile riuscire a controllarli: la loro presenza nel latte dunque non può essere esclusa».
«Non condanniamo la vendita e il consumo del latte crudo - conclude Agostino Macrì - ma non possiamo non segnalare che la somministrazione di latte non bollito espone chi lo consuma a rischi del tutto inaccettabili».
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