Latte crudo, sì o no? Nuovi contagi fanno discutere
Ed eccoci di nuovo a parlare del latte crudo, un prodotto che presenta indubbiamente dei vantaggi dal punto di vista nutrizionale, dato che mantiene una più alta percentuale di vitamine, ma che sottopone anche a seri rischi di contagio se non adeguatamente trattato. Nel 2011 18 contagi in Piemonte
Si parla ancora del latte crudo, cioè non pastorizzato. Questo prodotto presenta indubbiamente dei vantaggi: in primis mantiene un'alta percentuale di vitamine B1, B6, B12 e C, altrimenti compromessa dai continui sbalzi termici a cui il latte viene sottoposto; inoltre è "a chilometro zero", dunque aiuta l'ambiente ed il portafogli, dal momento che non subisce alcuni passaggi di intermediazione che ne aumenterebbero il prezzo. Ormai è venduto alla spina in ben 1438 distributori automatici italiani, ed ha sempre più sostenitori. Effettivamente il latte crudo correttamente prodotto,presenta una carica batterica estremamente bassa, ma, analogamente ad altri alimenti freschi, potrebbe fungere da terreno di coltura di alcuni batteri, come il campylobacter jejuni, che può provocare malattie diarroiche acute, del Lysteria monocytogenes, che si manifesta con vomito, dolori addominali e febbre e dello staphylococcus aureus, che causa in genere vomito e forti tremori.
Già tra il 2006 e il 2008, si erano verificati 9 casi sospetti di una grave infezione ai reni causata dall'oramai celebre Escherichia coli. Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, firmò allora un'ordinanza contenente il divieto di somministrazione di latte crudo nella ristorazione collettiva, l'obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l'indicazione che il latte deve essere consumato previa bollitura, 'in maniera ben visibile e a caratteri in rosso”, indicando come data massima di scadenza il terzo giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore.
Ancora nel 2011 si sono verificati episodi di contaminazione, su cui sta indagando la procura di Torino. Secondo le analisi dell'istituto zooprofilattico di Torino, sono 18 i casi di presenza di batteri patogeni nel latte crudo erogato dai 178 distributori piemontesi . «Si tratta di un problema controverso - afferma il pm Raffaele Guariniello, da tempo coinvolto in indagini su questo prodotto - il latte crudo ha molti sostenitori, per questo motivo stiamo cercando di fare chiarezza sul grado di sicurezza del prodotto».
Sta di fatto che, con un informazione adeguata, il consumatore è libero di scegliere se acquistare latte già trattato (alla temperatura che preferisce) o latte crudo (solo dopo la bollitura, come non ha mancato di ripetere il ministero della Salute), dando in questo modo una possibilità in più ai piccoli allevatori nei confronti delle grandi aziende.

