Con l'Oro di Spello la città dei fiori celebra il suo extravergine
C'è tutto l'orgoglio di questo prodotto d'eccellenza della Dop Umbria-Assisi Spoleto. L'Oro di Spello è da anni un modo per celebrare l'olio novello ma diventa poi un momento ricco di eventi e di personaggi illustri dell'enogastronomia. Un evento che vuole dare valore aggiunto a olio e paesaggio
L'Oro di Spello è stato molto di più di una festa per celebrare l'olio novello. Da mezzo secolo coinvolge tutta la popolazione, insieme protagonista e spettatrice di un evento che dopo la famosa Infiorata del Corpus Domini di giugno attrae ogni anno migliaia di visitatori in questo piccolo centro in pietra rosa sulle pendici del Monte Subasio. C'è tutto l'orgoglio di questo prodotto d'eccellenza della Dop Umbria-Assisi Spoleto, una voce determinante dell'economia agricola, ma anche la consapevolezza di un ruolo storico e culturale da non disperdere. Spello è stata la "Splendidissima colonia Julia" di Augusto, la "Flavia Constans" di Costantino, un battagliero libero comune medievale fino al suo inserimento nello Stato Pontificio e anche polo della cultura e dell'arte rinascimentale. Conserva archi monumentali, acquedotti e mosaici romani, poi rocche, torrioni, palazzi nobiliari, conventi e chiese, opere d'arte e grandiosi affreschi del Pinturicchio. Ma non si accontenta di essere una città museo.
Oltre che nella promozione dell'Infiorata e degli eventi legati all'extravergine e a tutta l'offerta enogastronomica e artistica, le istituzioni locali investono nel futuro con progetti culturali di livello.
Si è visto nell'ultima edizione di "Oro di Spello" particolarmente ricca di eventi: quella dell'Unità d'Italia, con rievocazioni storiche, concerti di canzoni risorgimentali e spettacoli teatrali di livello. Ma è stata anche la 50ma edizione di quella che inizialmente era chiamata "Festa dell'olivo e sagra della bruschetta", come recitavano i manifesti d'epoca, e l'olio novello di frantoio, denso e profumato, è stato versato senza risparmio sulle fette di pane sciapo e bruscato, sugli strangozzi al tartufo e sulle zuppe di legumi offerti dai ristoranti e dalle taverne dei tre terzieri della città, tutta addobbata con frasche d'olivo anzichè di fiori, data la stagione.
Non solo, altri due eventi si sono svolti in contemporanea nella città umbra: la conclusione di Frantoi Aperti, articolato in tutta la regione, e la quartultima tappa di Girolio, un tour nazionale a tema che dopo aver legato tutte le regioni col classico filo d'olio si concluderà il 18 dicembre ad Arco, in Trentino. Uno degli eventi centrali, la scuola d'assaggio "Guida all'oro di Spello", si è svolta nella Sala degli Zuccari del Palazzo Comunale. Giulio Scatolini, capo panel dell'Unaprol, ha condotto una degustazione alla presenza dei produttori, presentando dati storici e di attualità sull'olivicoltura regionale e offrendo consigli pratici per riconoscere il buono e respingere il mediocre e il contraffatto, anche con la semplice attenta lettura dell'etichetta. Autore del testo "Dell'arte di cavar l'olio in Umbria", basato sull'analisi di documenti ottocenteschi, ha parlato del significato simbolico del frutto di questa pianta antica, delle sue analogie ma anche della sue grandi differenze con il vino, di proverbi e superstizioni, dei segreti di come la qualità nata sull'albero possa essere valorizzata nella fase di frangitura.
«Oro di Spello - ha detto Scatolini - vuole dare un valore aggiunto all'olio, che è materia e spirito, non solo valore economico e nutrizionale ma paesaggistico e culturale. La forma geomorfologica prevalente degli appezzamenti è la collina ed è proprio la collina a dare più qualità nel sistema agroalimentare. Il Moraiolo, inoltre, la varietà prevalente, assomiglia un po' al carattere degli umbri, non è vistosa ma ha forza e vigore».
Questa cultivar ha un alto contenuto di polifenoli, che contrastano l'invecchiamento delle cellule e sono legati alla percezione dell'amaro, che non deve essere considerato un difetto se ben armonizzato nel gusto. Sono diffuse anche le altre varietà, come il Frantoio e il Leccino mente altre autoctone, come la San Felice, la Dolce agogia o la Nostrale di Rigali, sono legate a territori particolari. Per l'Oro di Spello è stata allestita al Palazzo Comunale una mostra antologica con fotografie e documenti sull'evoluzione dell'olivicoltura parallelamente a quella della società, da quando pochi proprietari terrieri governavano la vita di mezzadri e braccianti, all'impegno degli uomini del Novecento che hanno lasciato un segno, da Giacomo Prampolini primo presidente della Pro-Spello a Carlo Carretto, francescano nel convento di San Girolamo, fino a Norberto, noto pittore e scultore.
La città vuole ricordare anche un successo tutto spellano: la denominazione "extravergine", perché la proposta di quella che divenne poi la legge N.1407 del 1960 fu proprio di un illustre concittadino, Giuseppe Salari. Oggi a Spello, come spesso altrove, la produzione è frazionata e le estensioni delle superfici olivetate sono di pochi ettari, ma la soddisfazione di fare quest'olio della Dop Umbria sembra grande, al di là del ritorno economico. Per Laura Bosi Celletti (nella foto) dell'Azienda Spineto, produttrice di un olio giudicato dai panel tra i migliori, nonchè creatrice di ricette innovative con extravergine e prodotti del territorio, guardare alla terra pensando al futuro è difficile. «Fare olio - ha detto la Celletti - è una grande passione che abbiamo trasmesso anche ai nostri figli, e non certo pensando al guadagno. E questo è molto importante». Il frantoio di Spello, diretto da Yuri Amantini, è tra i più moderni dell'Umbria ed è impegnato con i 420 soci a valorizzare lo standard qualitativo dell'extravergine, dal severo controllo sull'origine delle olive all'intero ciclo della lavorazione, fino allo stoccaggio e all'imbottigliamento. La produzione di extravergine, compreso il bio, di circa 2.000 quintali l'anno.
La festa dell'olio di Spello, questa del cinquantennale, si è articolata in vari appuntamenti enogastronomici, ma non solo: dalla presentazione del libro Eat Parade di Bruno Gambacorta alla mostra dei bozzetti per l'Infiorata fino alle Estasi Culinarie Musicali. Applauditissimo l'Olio di Scipio, una diverente e surreale storia dell'olio e delle sue proprietà benefiche dalle guerre puniche ai giorni nostri, passando dagli elefanti di Annibale a Garibaldi, a cura dei giovani del Teatro Stabile di Perugia. Molto folklore e grande partecipazione a tutti gli eventi in cartellone fino alla conclusiva "Festa della Benfinita" in cui 150 figuranti in costume su una lunga teoria di carri agricoli addobbati con olivi trasformati in alberi della cuccagna hanno distribuito bruschette. L'olio di Spello era apprezzato anche dagli antichi romani, come ha voluto ricordare un carro allegorico, tra i più applauditi, che rappresentava un imperatore comodamente sdraiato tra ancelle e gladiatori.


