ROMA - Ha mantenuto tutte le promesse Itala, la mucca dagli occhi dolci, nominata dai produttori Unalat testimonial del buon latte italiano. Ha portato i bambini dai banchi di scuola alle fattorie didattiche a vedere come nasce il latte, guidandoli in un viaggio virtuale dalla stalla fino alla tazza della colazione. è stata la star di documentari, spot, trasmissioni radiotelevisive e del portale internet interattivo www.italaweb.it.

Ne ha promosso la conoscenza e il consumo ma soprattutto ha dimostrato come la qualità nasca da un'agricoltura nobile e da un patrimonio di esperienze da conoscere e valorizzare. Ed è stata proprio lei, la vezzosa mucca tricolore, a dare il nome al primo marchio collettivo di qualità istituito due anni fa nell'ambito del programma di promozione del latte bovino italiano con tracciabilità di filiera garantita, realizzato da Unalat e sostenuto dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali con la collaborazione di Buonitalia e dell'Inran, l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

Il logo di Itala ha avuto anche il merito di rendere immediatamente riconoscibili il latte, il burro e lo yogurt di elevato standard qualitativo e di totale tracciabilità di filiera, introducendo di fatto per i prodotti lattiero caseari una sorta di denominazione d'origine e di garanzia. Attualmente 10 grandi aziende lattiero casearie marchiano e commercializzano il loro prodotti con Itala: Consorzio latterie friulane, Centrali produttori latte Lombardia, Latteria Soligo Centrale del latte di Alessandria e Asti, Fattorie Donna Giulia, Masseria Posticchia Sabelli, Consorzio produttori latte Maremma, Società agricola Torre di Mezzo, Azienda agricola Vallepiana e Cooperativa allevatori di Putignano.

Altre 21 hanno aderito al programma di tracciablità, ha detto il presidente Unalat, Giovanni Rossi, illustrando a Roma i risultati raggiunti finora dal Progetto Itala, insieme ai rappresentanti del ministero delle Politiche Agricole, Giuseppe Nezzo, Riccardo Garosci del ministero dell'Istruzione e Romano Mirabelli del ministero del Lavoro, della salute e delle politiche Sociali. Laura Pizzoferrato dell'Irnan ha messo in rilievo i valori nutritivi del latte garantiti da un'attività di verifica in continuo aggiornamento.

«Il marchio Itala – ha detto Rossi - viene apposto su oltre 1.500.000 quintali di latte mentre la quantità di prodotto tracciato si attesta sui 12 milioni di quintali, a testimoniare una crescita costante di questo grande progetto di filiera» . Molte le attività promozionali realizzate dall'Unalat: la stesura di un disciplinare tecnico, di un regolamento d'uso sui requisiti di adesione al marchio, l'istituzione del Premio Latte-qualità Itala, ma primaria è stata l'attenzione data al mondo dell'infanzia.

Ottimi risultati ha dato infatti il progetto di educazione alimentare A scuola con Itala con centinaia di schede informative, il gioco da tavolo Itala e il grande viaggio del latte e il documentario Le vie del latte . I numeri sono significativi di un grande interesse: solo nel 2009 oltre 2500 bambini di 600 scuole di tutt'Italia hanno visitato le 21 aziende agricole del Circuito delle Fattorie del Latte.

«Un'attenzione non casuale - ha precisato Garosci del ministero dell'Istruzione - ma un grosso investimento sul consumatore del futuro, se si pensa che il tema dell'expo del 2015 sarà proprio l'alimentazione. Già il nostro dicastero ha attivato un programma di educazione alimentare nelle scuole con una vera e propria nuova materia, trasversale e interdisciplinare».

Giuseppe Nezzo del ministero delle Politiche agricole ha ricordato l'impegno del ministro Zaia in un settore tanto strategico dell'agroalimentare. «L'identificazione di un prodotto - ha detto - costituisce una garanzia di qualità, un segno di appartenenza a un territorio e i giovani sono in grado così di assimilare concetti come tipicità e tracciabilità. Inoltre il progetto Itala può essere anche considerato un prototipo di altri percorsi per altre filiere produttive purchè venga attuata una reale sinergia tra i vari segmenti».

Per Romano Marabelli del ministero della Salute l'Italia è diventata il punto di riferimento,a livello mondiale, della qualità. Un merito che richiede però una grande responsabilità: siano in competizione con molti paesi e questo non ci fa sconti. Confermiamo la nostra disponibilità a un sistema integrato di lavoro e di controllo, poichè servono garanzie non solo sulla sicurezza alimentare di un prodotto ma anche sul suo mantenimento in buone condizioni, e spesso non accade. Mi riferisco in particolare all'ultimo anello, alla grande distribuzione, che deve rendersi responsabile dei prodotti, anche di quelli che non richiedono basse temperature, e garantire condizioni adeguate».


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