Caro-caffè: tutti parlano del prezzo. Ma cosa c'è dentro la tazzina?
Forse il prezzo del caffè al bar aumenterà, ma mediamente la qualità della tazzina non raggiunge la sufficienza. È davvero necessario garantire un prodotto migliore. Il commento di Gianluigi Sora, neopresidente dell'Istituto nazionale espresso italiano sulle recenti notizie di forti rincari
Si fa un gran parlare del possibile aumento del prezzo dell'amata tazzina di espresso al bar. I coltivatori di caffè e i produttori dei chicchi tostati hanno lanciato l'allarme di un ritocco all'insù dei prezzi al bar. Sui media di tutto il mondo l'argomento tiene banco, da noi preoccupa e non poco, tanto gli affezionati clienti che i baristi, i quali mediamente traggono da espresso e cappuccino una parte non indifferente.
Andrea Illy ha dichiarato che un aumento del prezzo sarebbe addirittura auspicabile. E ne ha spiegato il motivo al giornalista de La Stampa di Torino: il prezzo della tazzina in Italia è tra i più bassi d'Europa, questo riduce il margine del barista che si trova quasi costretto a comprare caffè meno caro ma più scadente. Una presa di posizione forte che qualcuno potrà trovare eccessiva. Non sta a noi giudicare se il ragionamento di Illy regga sino in fondo dal punto di vista economico. Non possiamo però non riconoscergli il merito di avere spostato, seppure per un attimo, l'attenzione mediatica dal semplice discorso del prezzo a quello della qualità.
Perché la verità, ancora una volta, è sempre la stessa: un caffè a Milano costa più meno sempre lo stesso prezzo, ma dentro la tazzina cosa c'è? Già l'anno scorso avevamo ospitato nel nostro convegno 'Espresso Italiano Day 2008” la ricerca condotta dall'Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e da Altroconsumo da cui si ricavavano due dati fondamentali. Il primo: anche nei bar più blasonati di Roma e Milano non vi è la certezza di bere un espresso di qualità. Il secondo: al di là dei caffè di rango, la qualità del prodotto servito mediamente in Italia spesso non raggiunge la sufficienza.
L'anno scorso uscimmo dal convegno con l'impressione che la strada della certificazione sensoriale fosse ancora quella maestra: garantire al cliente al bar un espresso sempre in linea con il profilo di qualità. Dare così valore al suo gesto di acquisto, portandolo fuori dall'arbitrarietà e dal caos che regna sul mercato. La congiuntura attuale e futura non può che rassicurarci sulla bontà della strada intrapresa: un aumento del caffè al bar non sarà un problema se la tazzina saprà davvero regalare gli aromi promessi.
* presidente Istituto nazionale espresso italiano
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