ROMA - 'Non cominciamo a speculare sulla tazzina di caffè”. è quanto avverte l'Unione Nazionale Consumatori secondo la quale quasi ogni anno ricorrono catastrofiche geremiadi su presunte gelate, piogge o siccità che colpirebbero la produzione di caffè, facendo schizzare i prezzi alle stelle e dando pretesto ai bar di aumentare a sproposito il prezzo della tazzina.

«Di quale caffè stiamo parlando - dice Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori - della specie arabica o del robusta e di che qualità? Il caffè al bar è fatto con una miscela in cui prevale largamente lo scadente robusta e poi, ammesso che ci sarà un rialzo del prezzo all'ingrosso del 50%, l'incidenza sul prezzo di una tazzina al bar sarebbe meno di 2 cent, ma i baristi, approfittando degli allarmismi, saranno lesti a decuplicarlo». Dona parla di rincari in vista per il caffé, che, in effetti, è tornato ad impennarsi sui mercati internazionali. L'aumento delle piogge in Colombia e la probabile siccità in Brasile hanno provocato un sensibile calo del raccolto di arabica, che alla borsa di New York ha fatto registrare un aumento record delle quotazioni pari al 15% in soli 30 giorni.

 La ricaduta a breve termine sarà un rincaro del prezzo della "tazzina", anche se - spiegano gli esperti - il costo della materia prima per ognuna non supera i 10 centesimi. «Se il caffè è più caro - teorizza Andrea Illy, amministratore delegato di Illycaffè, sulle pagine de La Stampa - è ancora più buono. Se un barista incassa di più, spenderà di più per una buona miscela e farà un caffè migliore». Meno tranquillizzante invece il commento rilasciato dallo stesso Illy alla stampa statunitense: «Siamo in una situazione pericolosa», ha detto al Financial Times, avvertendo che i prezzi potrebbero "esplodere" a causa della scarsità di forniture.