Come si possono non amare le bollicine, sinonimo di socialità, convivialità, gioia di vivere e di momenti celebrativi! Per gli spumanti questo è il periodo più importante dell’anno, anche se da tempo, grazie allo sforzo intrapreso da molti di non legarli solo al momento del brindisi, le occasioni di consumo si sono ampliate diventando un vino con utilizzo più regolare da accompagnarsi a tutto pasto, oltre ai consueti aperitivi, e di qui un’ampia diversificazione della gamma e la creazione di menu dedicati con abbinamenti accattivanti, rientrando tra l’altro nella lista degli ingredienti di alcuni cocktail.

Crescita inarrestabile per le bollicine  Sotto le feste sono un vero “must”

Sulla base dei dati elaborati dai vari istituti di ricerca sull’andamento dei consumi del primo trimestre 2016, si evidenzia che i vini spumanti sono una categoria in crescita, un consumo spostato sui prodotti di qualità con indicazione geografica specifica ed un export guidato dal sistema Prosecco (che riunisce i tre consorzi di tutela) concentrato su Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania, diventato uno stile del bere. Il dato 2015 consegna all’Italia il primo posto al mondo sia come produttore di spumante che come esportatore. Ma è con la Francia che storicamente l’Italia condivide una posizione di particolare prestigio nella spumantistica, essendo il luogo dove si è sviluppato il metodo della seconda fermentazione in bottiglia (metodo Classico o Champenoise).

Sono tanti in Italia, da nord a sud, i territori in cui si spumantizza, utilizzando sia vitigni classici come lo Chardonnay o il Pinot Nero che uve autoctone, una quarantina di varietà diverse in circa 45mila ettari, con produzioni interessanti, in cui le caratteristiche del territorio di produzione sono fondamentali per dare la necessaria acidità e compiutezza aromatica. Le regioni in cui si concentra la produzione di spumanti e frizzanti sono quelle settentrionali, in particolare il Piemonte, la Lombardia, il Trentino, il Veneto e l’Emilia Romagna. Proprio la diversità è il fattore importante per il successo della proposta italiana.

Sono diverse le espressioni del metodo Classico, a partire per esempio dal Piemonte con l’Alta Langa Docg, nato alla fine degli anni Novanta, prodotto con le uve Pinot nero e Chardonnay in vigneti sopra i 250 metri di altezza, ma che ormai si spingono sempre più in alto; numeri contenuti consumati soprattutto nel Nord-ovest; considerato un tutto pasto e poco legato alle festività.

Crescita inarrestabile per le bollicine  Sotto le feste sono un vero “must”

Il Trentodoc, definito “bollicine di montagna” per le sue caratteristiche, magica combinazione di territorio, altitudine e clima, il cui padre è stato Giulio Ferrari, fondatore dell’azienda omonima, sta incrementando la sua presenza all’estero toccando il 20% del totale.

Di Franciacorta quest’anno si è parlato molto in occasione del periodo di installazione dell’opera-evento “The Floating Piers” di Christo sul lago d’Iseo, con consensi sul Satèn, tipologia esclusiva.

L’Oltrepò Pavese, patria del Pinot nero con circa 3mila ettari, poco presente all’estero nonostante il suo potenziale, vede nel Cruasé il simbolo di questo antico territorio di tradizione vinicola lombarda.

Il sistema Prosecco rappresentato dei tre Consorzi (Prosecco Doc, Asolo e Montello Docg, Prosecco Docg e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg) vanta un mondo produttivo di mezzo miliardo di bottiglie e 2 miliardi di fatturato stimato, con prodotti conosciuti e affermati all’estero protetti da un grande lavoro di difesa del marchio.

Crescita inarrestabile per le bollicine  Sotto le feste sono un vero “must”

Parlando di vini adatti a particolari momenti dell’anno, lo spumante dolce per eccellenza è l’Asti Docg, che da cinque anni registra un segno negativo dopo aver conquistato i mercati di tutto il mondo. È di qualche giorno fa la notizia che le case spumantistiche d’intesa con il Consorzio di tutela hanno iniziato a sperimentare un Asti con minore residuo zuccherino da proporre in versione secca.

Situazione ben diversa per il Moscato d’Asti Docg, che soprattutto sul mercato Usa vive una sorta di “moscatomania” grazie ad alcune citazioni nelle canzoni rap che lo trasformano in qualcosa di nuovo, di trendy, rinnovando la sua immagine.

Il fascino dello Champagne, infine, è sempre più vivo e in crescita. L’Italia secondo le informazioni del Bureau du Champagne - che rappresenta nel nostro Paese il Comité Champagne, l’ente che riunisce tutte le Maison e tutti i vigneron della Champagne - con 6,3 milioni di bottiglie è il settimo mercato al mondo per l’export del celebre vino francese.