Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) è nato nel 1991 in università cattolica a piacenza, collegato a Ceves, il centro studi ricerche per tesi sperimentali di dottorandi. Primo osservatorio economico del vino italiano, particolarmente dedicato e poi specializzato in spumanti e vini frizzanti (altro comparto che pone l’Italia al primo posto al mondo) oggi vanta 15 anni di dati. Ha puntato su due aspetti: le vendite-distribuzione sui vari mercati e i consumi, canali, momenti, volumi, valori. La produzione è un dato che deriva dai consorzi di tutela.



Dai dati raccolti sulla vendemmia 2015 emerge che le uve e i mosti sono migliori di quelli del 2013 e 2014, per tutte le tipologie. Per la precisione i vitigni/uve, in Italia, destinati alla produzione di vini spumanti sono di 32 varietà diverse, bianche rosse e rosate. I vigneti che producono uve destinate a vini spumanti italiani ammontano a 43.500 ettari, di cui poco più di 4mila per metodo tradizionale (non classico, grazie) e 39.400 per il metodo italiano (non charmat, grazie).

Potenzialmente una produzione intorno a 620-630 milioni di bottiglie fra tutte le denominazioni e tipologie (indicativamente): 70 milioni Asti, 20 milioni comuni, 40 milioni Dop/Igp e varietali, 470 piramide Prosecco a cui aggiungere 27 milioni di metodo tradizionale (Franciacorta 18 milioni; Trento 7 milioni ; altri 2 milioni). Questo dato aggregato porrebbe l’Italia al primo posto al mondo sia come produttore di spumante che come esportatore. Un valore globale all’origine di 2 miliardi di euro e 1,2 miliardi di euro destinato all’export, una fetta notevole dei 5,3 miliardi attesi dal vino italiano a fine 2015.

Un segnale importante sulla qualità vendemmiale, viene dai primissimi assaggi delle basi di “metodo italiano”: si presume saranno intensi, colorati, pieni più gustosi che profumati, meno varietali. Una indicazione che può valere anche per i vini fermi. Un altro importante settore del vino italiano, è dato dalla tipologia frizzante, spesso scordata: 31mila ettari totali coltivati, principalmente prodotti lungo la valle del Po e la via Emilia, per una produzione stimata in 445 milioni di bottiglie, di cui 220 milioni destinati all’export a un prezzo medio alla dogana di euro 2,11.

Consumi spumanti-bollicine 2015 sul mercato interno
Il mercato interno si presenta stabile come dato assoluto, anche se ci sono state significative modifiche nei tempi di consumo. Abbiamo registrato una concentrazione maggiore degli acquisti durante le occasioni speciali, in primavera e, dai segnali di questi giorni, si prevede un picco nel periodo delle prossime feste di fine anno. Cala invece la continuità dei consumi di bollicine, e aumenta la scelta nelle stagioni di punta. Soprattutto in primavera si è constatato un aumento degli acquisti diretti in cantina. Leggero il calo delle confezioni regalo a vantaggio dei vini rossi premium.

Il consumo totale sarà intorno a 148 milioni di bottiglie, per un valore al consumo di 1 miliardo di euro, in leggera crescita grazie ai valori a bottiglia nella distribuzione organizzata e grazie al fenomeno Prosecco Doc che sta soppiantando gli spumanti comuni secchi. In calo ancora Asti e Brachetto d’Acqui. Stazionari invece i metodi tradizionali Oltrepò, Altalanga, Trento e Franciacorta; in crescita i brand fuori dalle denominazioni top.



Il prezzo ha assunto la leadership degli atti d’acquisto in tutti i canali, ma non fra le etichette premium. È definitivamente andato in pensione il rapporto prezzo-qualità per le scelte d’acquisto, soppiantato da quello valore-identità, più complesso, più in linea con un consumo sempre più mirato, ma anche infedele. Oggi l’alta qualità di un Franciacorta o di un Trentodoc è molto diffusa rispetto a 20 anni fa: difficile sbagliare. Si entra di più nei dettagli, nel potere d’acquisto, nella simpatia, nella scelta soggettiva: vince il gusto privato, non più collettivo della guida di turno.

Export 2015 di bollicine
All’estero è tutto un altro marciare. Anche per il 2015 si parla di un segno più che positivo, intorno al 20% rispetto dal 2014, che aveva fatto segnare un buon record di 319 milioni e 609.330 bottiglie italiane spedite all’estero per un valore all’origine di 816,4 miliardi di euro. Di conseguenza si stima che nel 2015 all’estero saranno consumate all’incirca 375 milioni di bottiglie, con oltre 300 milioni di Prosecco Docg-Doc.

Calo dei varietali e comuni, calo anche per Asti, per un valore al consumo superiore a 2 miliardi di euro, ma con un incremento vicino al 4-6%, a significare che in certi mercati e in certi paesi il prezzo di esportazione e di vendita è calato, compensato ampiamente dai volumi e da nuovi paesi. Il calo del prezzo alla dogana è del 3%, intorno a 3,33 euro a bottiglia. Stando alle dichiarazioni delle aziende produttrici gli spumanti italiani oggi sono presenti in 90 paesi. Il vecchio continente si conferma ancora il principale acquirente di bollicine e spumanti italiani: nel Regno Unito si superano gli 80 milioni di bottiglie confermandosi non solo il principale mercato per le bollicine tricolori, ma anche il paese che importa di più superando la Germania.

Negli Stati Uniti si importano 54 milioni di spumanti italiani, anche se la parità del dollaro può modificare certe scelte, in Germania 28 milioni, in Russia seppur con il rublo debole e con la crisi, circa 20 milioni di bottiglie concentrate in 3-4 marchi. Il raffronto con i competitors dimostra che per gli spumanti italiani c’è ancora spazio sui grandi mercati come Giappone, Belgio, Australia, Svizzera. La Francia conferma la scoperta del Prosecco superando 1,1 milioni di bottiglie nel 2015, pari al 10% di tutti gli spumanti importati. Per il metodo tradizionale italiano il percorso è molto difficile: il 2015 conferma il trend interessante iniziato nel 2012. Saranno 2,3 milioni di bottiglie esportate di cui il 60% circa di solo Franciacorta con i mercati Giappone, Usa e Svizzera ai vertici.

Consumi di fine anno spumanti-bollicine
In crescita i consumi di fine anno dopo 4 anni di discesa continua. Aumentano le vendite per il consumo domestico, in calo le confezioni regalo (tengono i volumi destinati ai cesti misti). Piccolissimo il segnale di incremento delle vendite di tappi nell’Horeca a fine anno. Il mercato italiano di fine anno segna qualche prezzo in ribasso per il metodo tradizionale, e una crescita del prezzo del Prosecco Doc nella Gdo (Grande distribuzione organizzata) e anche nei discount. Stabile, per volumi e valori, il Prosecco Superiore Docg.

Il Cartizze si conferma un prodotto di nicchia sempre più indirizzato all’estero. L’Asti e il Brachetto d’Acqui si giocano una annata difficile con i tappi di fine anno, anche se il consumo di comuni dolci non decresce e sono avversari difficili per il prezzo. Il Franciacorta tiene bene, seppur con qualche prezzo “ballerino”. Trento fermo sui numeri, meglio come valore, soprattutto in ripresa il marchio leader delle bollicine. Ferrari, Berlucchi, Bellavista, nell’ordine per fatturato, si giocano il primato di miglior bollicina e primo nelle vendite di fine anno; insieme coprono 5 milioni di bottiglie stappate per le feste di Natale.