In Piemonte produttori ed industriali hanno trovato l'intesa, valida per la vendemmia 2012, per 105,50 euro netti al quintale (106,50 lordi) e per una resa di 108 quintali per ettaro, con la mediazione dell'assessorato regionale all'Agricoltura. L'accordo interessa interessa oltre 7mila aziende agricole sparse in 52 comuni delle tre province del sud Piemonte (Asti, Alessandria e Cuneo). Per il governatore del Piemonte, Roberto Cota, «non è solo un risultato importante per la filiera vitivinicola, ma rappresenta un punto fermo per uno dei settori più vivaci e trainanti della nostra economia: il Piemonte - prosegue Cota - continua a puntare molto sulle proprie eccellenze enogastronomiche ed i risultati mi sembra continuino a darci ragione».

La vendemmia del Moscato quest'anno è in anticipo: i primi grappoli saranno raccolti nella prima settimana di settembre. Riportiamo da Sapori del Piemonte blog.

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C'è voluta la 'strizza” di avere un'annata senza accordo e con i prezzi a mercato libero per portare, a pochi giorni dalla vendemmia, Case spumantiere e parte agricola a siglare l'accordo 2012 sulle uve moscato. Un affare da alcune decine di milioni di euro che genera un volume di almeno 300 milioni di euro l'anno. Dunque l'accordo sul moscato c'è anche quest'anno, come accade ormai dal 1979. Le rese della quota Docg, per Asti e Moscato d'Asti, sono state fissate a 108 quintali/ettaro (erano 115 nel 2011). Il prezzo lordo sarà di 10,65 euro al miriagrammo, 10.55 il netto, 10 euro/miria lo scorso anno.

Dei dieci centesimi di differenza una parte andrà alle organizzazioni di parte agricola, per la promozione del prodotto, una parte al progetto 'sorì” che vuole valorizzare i vigneti 'eroici”, quelli dove il moscato è presenza storica e coltivato con pendenza oltre il 50%.

Ma veniamo al reddito agricolo che secondo qualcuno, come il direttore di Confagricoltura Asti, Francesco Giaquinta, sarebbe aumentato di qualche centinaia di euro rispetto al 2011. Per altri, come l'ex presidente del Consorzio dell'Asti e presidente della Cantina sociale veccia Alice e Sessame, Paolo Ricagno, i vignaioli quest'anno porteranno a casa 300 euro in meno ad ettaro.

Di vero c'è che il reddito agricolo in qualche modo è ancora protetto dall'ombrello di un accordo che contribuisce non poco a dare stabilità ad un comparto strategico per il Piemonte e per l'Italia.

E a stretto giro di posta ecco pervenire i primi commenti all'accordo.

Per Francesco Giaquinta, direttore di Confagricoltura Asti, associazione di categoria molto attiva nel settore e spesso non in linea con le posizioni di Coldiretti e Cia che ultimamente avrebbero sposato la causa di Assomoscato che raggruppa circa duemila viticoltori, l'accordo è buono «perché scontenta un po' tutti». Fuor di battuta dice Giaquinta: «Di buono c'è anche che si è fatto l'accordo in un momento i cui i rischi di non averlo e di andare al mercato libero, con tutte le incognite del caso, erano molto concreti. L'intesa tra case spumantiere e vignaioli dà stabilità al comparto in un momento di crisi. Non è poco. Quanto al prezzo delle uve, garantisce il reddito agricolo con un aumento, rispetto al 2011, che può arrivare anche a 400 euro ad ettaro. E neppure questo è disprezzabile».

Di diverso avviso Paolo Ricagno che, insieme ad Assomoscato, aveva chiesto, in prim abattuta, 12 euro al miriagrammo, contesta i numeri relativi alla reddito agricolo: «Semmai i viticoltori hanno perso almeno 300 euro ad ettaro. Quanto all'accordo è quanto di peggio si poteva firmare, ma lo si è fatto per dare stabilità al settore». Anche sulle rese ridotte a 108 (erano 115 lo scorso anno) l'ex presidente del Consorzio dell'Asti è dubbioso: «Produrremo meno Asti e Moscato docg e questo aprirà quote di mercato ai competitor. Non è una bella cosa in uno scenario di mercati estremamente competitivi».

Lorenzo Barbero, manager della Campari/Cinzano, evidenzia la posizione delle Case spumantiere, e pone l'accento su un accordo che salva la stabilità del comparto. «Il rischio di andare al libero mercato senza alcuna intesa c'era – dice -. Lo si è scongiurato – aggiunge Barbero – perché la parte agricola ha modificato la sua posizione e si è potuto arrivare ad una mediazione vera e all'accordo».

Soddisfatto dell'accordo l'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte Claudio Sacchetto, mediatore tra le parti, che ha commentato così l'intesa: «Dopo settimane di trattative sterili finalmente il senso di responsabilità dei componenti la paritetica ha consentito in extremis di chiudere l'accordo vendemmia 2012. Da questo documento si evince un buon incremento della remuneratività per gli agricoltori che passa dai 100 euro/quintale del 2011 ai 105,5 (netti, 106,5 lordi) di quest'anno con un più 5 per cento. Una resa che responsabilmente è stata ridotta dai 115 del 2011 ai 108 di quest'anno garantendo da un lato il ripristino delle scorte e dall'altro una maggiore attenzione per scongiurare l'eccesso di produzione. Inoltre si riserva 1 euro/quintale per il fondo agricolo (0,7 euro/quintale) e per i suri (0,3 euro/quintale) raggiungendo un obiettivo importante per tutelare gli oltre 300 ettari con pendenza elevata dove è più difficile produrre. Infine sono state poste le basi per l'accordo 2013 con prezzo minimo di 106,5 euro/quintale lordo e resa minima garantita di 100 quintali/ettaro. Con il ritocco della forchetta di giacenza che passa da 200-240000 hl a 200-250000 hl.  Ringrazio i funzionari della regione e le componenti della paritetica agricola e industriale per il lavoro svolto nell'interesse del comparto».

E per la prima volta sull'accordo del moscato interviene anche il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota: «Non posso che esprimere grande soddisfazione per l'accordo raggiunto sul Moscato – dichiara -. Non si tratta infatti soltanto di un risultato importante per la filiera del vitivinicolo, ma rappresenta un punto fermo per uno dei settori più vivaci e trainanti della nostra economia. Il Piemonte continua a puntare molto sulle proprie eccellenze enogastronomiche e i risultati mi sembra continuino a darci ragione».

Ora, come accade ogni stagione da almeno un paio secoli, la parola passa ai vendemmiatori che cominceranno a staccare i grappoli già nei prossimi giorni, «Soprattutto nelle vigne che sono già in sofferenza per il gran caldo di questi giorni» avverte Barbero.

Filippo Larganà
Sapore del Piemonte blog

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