Amabile e attento ai gusti dei giovani. Il Chianti 2011 si mostra in anteprima
«È stato definito con aggettivi ben precisi: fresco, croccante e piacevole. Un Chianti che si allinea ai giusti dei più giovani che cercano un prodotto amabile e piacevole». Con queste parole il presidente del Consorzio del Vino Chianti descrive l'annata 2011, presentata in anteprima a Firenze
Nel gioco delle anteprime stavolta c'è anche il Chianti, senza tipologie geografiche o aggettivi. Per la più ampia denominazione toscana si trattava di presentare per la prima volta l'annata, così come fanno il Chianti Classico, la Vernaccia, il Nobile di Montepulciano e il Brunello.
Come per tutte le prime occasioni, c'è forse un po' di incertezza, soprattutto per spiegare (una vera dimostrazione di abilità da parte del presidente Giovanni Busi, nella foto) come sia possibile superare da subiti distinzioni decennali per una Docg che copre le province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.
Un vino che rappresenta col nome uno dei simboli dell'enologia italiana nel mondo, ma che oggi deve fare i conti con un articolato rapporto fra mercato interno ed esportazioni, vendite nella ristorazione invece che nella grande ditribuzione. Per non dimenticare un fattore costo (in una bottiglia il solo vino costa in media oggi 50 centesimi…) e una contiguità con gli aristocratici del Classico.
Certo un peso lo hanno ancora le sottodenominazioni (da Rufina a Colline Senesi), ma certo il consorzio vino Chianti vuole dare un'immagine di unitarietà e l'anteprima tenutasi nel prestigioso Palazzo Borghese di Firenze aveva questo scopo, tanto che le uniche etichette erano quelle di Chianti senza sottozona. E anche i vini presenti erano solo una sparuta rappresentanza dell'esercito di cantine e di imbottigliatori rappresentati dal consorzio.
A questo proposito abbiamo intervistato il presidente del Consorzio, Busi.
Quale mondo andate a presentare oggi?
«Oggi presentiamo il Chianti che in molti definiscono base o generico o semplicemente Chianti e siamo qui per promuovere questo vino dalle caratteristiche davvero considerevoli. Un vino che viene prodotto in 800mila ettolitri, da un lato, e dall'altro che viene prodotto e imbottigliato nelle varie sottozone in circa 100mila ettolitri. Quindi abbiamo una quantità consistente di Chianti senza denominazione aggiuntiva in tutto il mondo».
Quali sono le caratteristiche di questo Chianti?
«è stato definito con aggettivi ben precisi: fresco, croccante e piacevole. Si parla di un Chianti che si allinea e si abbina ai giusti dei più giovani che cercano un prodotto amabile e piacevole».
Come si colloca il Chianti rispetto al mercato della ristorazione e della Gdo?
«Da sempre il Chianti era distribuito sia in Gdo sia nella ristorazione, ma oggi il tutto è attutito dal fatto che molti ristoratori vadano a rifornirsi in Gdo per poi proporre gli stessi vini sulle loro carte. Tutto sommato, comunque, è importante avere un Chianti all'altezza del suo nome».
E i costi?
«Il costo in produzione (se si tratta di una grande-media impresa) è di 120-150 euro all'ettolitro. I costi di produzione si alzano se si tratti di una piccola azienda. Il costo del prodotto imbottigliato è invece variabile».
Riportiamo qui di seguito alcuni dati e approfondimenti sul Consorzio del Vino Chianti.
Origine del Consorzio
Il Consorzio Vino Chianti si è costituito nel 1927 ad opera di un gruppo di viticoltori delle province di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia, allargando successivamente la sua operatività a tutta la zona di produzione, riconosciuta dal Disciplinare del 1967, poi recepita nella Denominazione di origine controllata e garantita riconosciuta nel 1984 e aggiornata, per ultimo, con decreto del 19 giugno 2009.
Oltre 2.500 produttori, che interessano più di 10.500 ettari di vigneto per oltre 600mila ettolitri di Chianti delle varie zone e tipologie, sono tutelati dal Consorzio che, per la sua rappresentatività e per la sua tradizione operativa, ha ottenuto l'incarico di vigilanza sul Chianti da parte del ministero dell'Agricoltura con dm 22 maggio 1978, incarico poi riconfermato anche per le altre denominazioni di competenza nel 2003 e 2004, per le quali la rappresentatività dei soci è analoga.
L'attività statutaria del Consorzio si articola su vari livelli di controllo: in fase di produzione sui vigneti iscritti all'Albo, in fase di vinificazione ed invecchiamento sulla rispondenza alle caratteristiche chimico-fisiche-organolettiche del vino, partecipando poi ai controlli della Docg sui mercati con la verifica dell'utilizzo dei contrassegni di Stato rilasciati solo al Chianti, che ha superato l'esame di idoneità fisico-chimico-organolettico.
La zona di produzione del Chianti
La zona di produzione del Chianti è costituita da territori delimitati per legge, che si trovano nelle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Questo ambiente è caratterizzato da un sistema collinare a grandi terrazze con vallate attraversate da fiumi. L'origine del vino Chianti si perde nei secoli, ma ha avuto la sua consacrazione nell'800, la prima delimitazione ufficiale nel 1932 e ha ottenuto la Denominazione di origine controllata con il decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 1967 in cui si fissano le sue caratteristiche in un apposito disciplinare di produzione.
I vini Chianti
La Denominazione 'Chianti” può essere integrata con le specificazioni Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, corrispondenti, le prime, alle sottozone geografiche, contemplate dalla prima delimitazione del territorio, stabilita con dm 31 luglio 1932, mentre l'ultima, Montespertoli, è stata riconosciuta con decreto 8 settembre 1997. In tali zone specifiche, sono previste per il vino modalità produttive più restrittive e requisiti particolari. Interessante notare il recupero della tipologia 'Superiore”, con più alte caratteristiche e che riguarda potenzialmente tutta la zona dei vini Chianti.
I controlli e la Docg
Il Chianti ha visto inoltre riconoscere il suo particolare pregio con la Denominazione di origine controllata e garantita, dpr 2 luglio 1984. Da quel momento il vino Chianti, oltre ai controlli già previsti, deve sottostare ad un esame organolettico da parte di Commissioni statali di degustazione presso le Camere di commercio e a specifiche analisi chimiche. Solo dopo aver superato tali esami il Chianti può essere imbottigliato e viene contraddistinto da un contrassegno che ne attesta la validità. Con decreto ministeriale 5 agosto 1996, è stata modificata la precedente normativa con la emanazione di due distinti disciplinari per i vini Chianti e per il vino Chianti Classico.
I vitigni
I vitigni fondamentali che concorrono alla formazione del vigneto Chianti sono i seguenti: Sangiovese minimo 70%, complementari fino al 30% con un massimo per i vitigni bianchi del 10% e del 15% per i Cabernet. La resa massima di uva per ettaro è di 90 quintali per il Chianti, 80 quintali per Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, 75 quintali per il Chianti Superiore. Il Chianti è di colore rosso rubino, tendente al granato con l'invecchiamento, di sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, con odore intenso, vinoso, anche con sentori di mammola. Può essere consumato, per qualche tipologia, come vino giovane, fresco e gradevole al palato, ma è ben nota anche, per alcune zone, la sua vocazione ad un medio e lungo invecchiamento, con cui matura colore, profumo e sapore inconfondibili.
Il 'Vin santo del Chianti” e i 'Colli dell'Etruria centrale”
Il ministero per le Politiche agricole, con proprio provvedimento del 7 aprile 1998, ha affidato al Consorzio Vino Chianti anche l'incarico di vigilanza sulle denominazioni di origine controllata 'Vin santo del Chianti” e 'Colli dell'Etruria Centrale”, alle quali il Consorzio estende gli abituali servizi di verifica, controllo ed assistenza e che hanno la stessa zona di produzione del Chianti. La denominazione 'Colli dell'Etruria Centrale” si pone in affiancamento alla Docg Chianti consentendo la produzione nella stessa zona di vini di qualità diversi dal Chianti prevedendo oltre alla tipologia rosso, il bianco, il rosato, il novello e il Vin santo. Il riconoscimento della denominazione 'Vin santo del Chianti”, con la possibilità di usare le varie sottozone, segna un'importante tappa per la valorizzazione di questo prodotto che tanto rappresenta per le tradizioni e le capacità produttive nella zona del Chianti e per il quale il Consorzio si è a lungo battuto.
Produzione e imbottigliamento dei vini Chianti, Colli dell'Etruria centrale e Vin santo del Chianti
Dati generali relativi alle denominazioni

Dati relativi alle aziende associate al Consorzio Vino Chianti
Aziende associate: 2.650
Superfici Chianti: 10.500 ettari
Dati medi di produzione Chianti Docg: 600mila hl vino; 600mila hl imbottigliato
Dati aggiornati all'11 maggio 2010
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MEDIE PLURIENNALI Vini Chianti Docg Colli dell'Etruria Centrale Doc Vin Santo del Chianti Doc
Superfici in produzione Ettari 15.500 110 140
Vino prodotto Ettolitri 800.000 3.500 3.500
Imbottigliamento Numero recipienti 105.000.000 450.000 600.000
Ettolitri 800.000 3.500 3.500
Come per tutte le prime occasioni, c'è forse un po' di incertezza, soprattutto per spiegare (una vera dimostrazione di abilità da parte del presidente Giovanni Busi, nella foto) come sia possibile superare da subiti distinzioni decennali per una Docg che copre le province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.
Un vino che rappresenta col nome uno dei simboli dell'enologia italiana nel mondo, ma che oggi deve fare i conti con un articolato rapporto fra mercato interno ed esportazioni, vendite nella ristorazione invece che nella grande ditribuzione. Per non dimenticare un fattore costo (in una bottiglia il solo vino costa in media oggi 50 centesimi…) e una contiguità con gli aristocratici del Classico.
Certo un peso lo hanno ancora le sottodenominazioni (da Rufina a Colline Senesi), ma certo il consorzio vino Chianti vuole dare un'immagine di unitarietà e l'anteprima tenutasi nel prestigioso Palazzo Borghese di Firenze aveva questo scopo, tanto che le uniche etichette erano quelle di Chianti senza sottozona. E anche i vini presenti erano solo una sparuta rappresentanza dell'esercito di cantine e di imbottigliatori rappresentati dal consorzio.
A questo proposito abbiamo intervistato il presidente del Consorzio, Busi.
Quale mondo andate a presentare oggi?
«Oggi presentiamo il Chianti che in molti definiscono base o generico o semplicemente Chianti e siamo qui per promuovere questo vino dalle caratteristiche davvero considerevoli. Un vino che viene prodotto in 800mila ettolitri, da un lato, e dall'altro che viene prodotto e imbottigliato nelle varie sottozone in circa 100mila ettolitri. Quindi abbiamo una quantità consistente di Chianti senza denominazione aggiuntiva in tutto il mondo».Quali sono le caratteristiche di questo Chianti?
«è stato definito con aggettivi ben precisi: fresco, croccante e piacevole. Si parla di un Chianti che si allinea e si abbina ai giusti dei più giovani che cercano un prodotto amabile e piacevole».
Come si colloca il Chianti rispetto al mercato della ristorazione e della Gdo?
«Da sempre il Chianti era distribuito sia in Gdo sia nella ristorazione, ma oggi il tutto è attutito dal fatto che molti ristoratori vadano a rifornirsi in Gdo per poi proporre gli stessi vini sulle loro carte. Tutto sommato, comunque, è importante avere un Chianti all'altezza del suo nome».
E i costi?
«Il costo in produzione (se si tratta di una grande-media impresa) è di 120-150 euro all'ettolitro. I costi di produzione si alzano se si tratti di una piccola azienda. Il costo del prodotto imbottigliato è invece variabile».
Riportiamo qui di seguito alcuni dati e approfondimenti sul Consorzio del Vino Chianti.
Origine del Consorzio
Il Consorzio Vino Chianti si è costituito nel 1927 ad opera di un gruppo di viticoltori delle province di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia, allargando successivamente la sua operatività a tutta la zona di produzione, riconosciuta dal Disciplinare del 1967, poi recepita nella Denominazione di origine controllata e garantita riconosciuta nel 1984 e aggiornata, per ultimo, con decreto del 19 giugno 2009.
Oltre 2.500 produttori, che interessano più di 10.500 ettari di vigneto per oltre 600mila ettolitri di Chianti delle varie zone e tipologie, sono tutelati dal Consorzio che, per la sua rappresentatività e per la sua tradizione operativa, ha ottenuto l'incarico di vigilanza sul Chianti da parte del ministero dell'Agricoltura con dm 22 maggio 1978, incarico poi riconfermato anche per le altre denominazioni di competenza nel 2003 e 2004, per le quali la rappresentatività dei soci è analoga.
L'attività statutaria del Consorzio si articola su vari livelli di controllo: in fase di produzione sui vigneti iscritti all'Albo, in fase di vinificazione ed invecchiamento sulla rispondenza alle caratteristiche chimico-fisiche-organolettiche del vino, partecipando poi ai controlli della Docg sui mercati con la verifica dell'utilizzo dei contrassegni di Stato rilasciati solo al Chianti, che ha superato l'esame di idoneità fisico-chimico-organolettico.
La zona di produzione del Chianti
La zona di produzione del Chianti è costituita da territori delimitati per legge, che si trovano nelle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Questo ambiente è caratterizzato da un sistema collinare a grandi terrazze con vallate attraversate da fiumi. L'origine del vino Chianti si perde nei secoli, ma ha avuto la sua consacrazione nell'800, la prima delimitazione ufficiale nel 1932 e ha ottenuto la Denominazione di origine controllata con il decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 1967 in cui si fissano le sue caratteristiche in un apposito disciplinare di produzione.
I vini Chianti
La Denominazione 'Chianti” può essere integrata con le specificazioni Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, corrispondenti, le prime, alle sottozone geografiche, contemplate dalla prima delimitazione del territorio, stabilita con dm 31 luglio 1932, mentre l'ultima, Montespertoli, è stata riconosciuta con decreto 8 settembre 1997. In tali zone specifiche, sono previste per il vino modalità produttive più restrittive e requisiti particolari. Interessante notare il recupero della tipologia 'Superiore”, con più alte caratteristiche e che riguarda potenzialmente tutta la zona dei vini Chianti.
I controlli e la Docg
Il Chianti ha visto inoltre riconoscere il suo particolare pregio con la Denominazione di origine controllata e garantita, dpr 2 luglio 1984. Da quel momento il vino Chianti, oltre ai controlli già previsti, deve sottostare ad un esame organolettico da parte di Commissioni statali di degustazione presso le Camere di commercio e a specifiche analisi chimiche. Solo dopo aver superato tali esami il Chianti può essere imbottigliato e viene contraddistinto da un contrassegno che ne attesta la validità. Con decreto ministeriale 5 agosto 1996, è stata modificata la precedente normativa con la emanazione di due distinti disciplinari per i vini Chianti e per il vino Chianti Classico.
I vitigni
I vitigni fondamentali che concorrono alla formazione del vigneto Chianti sono i seguenti: Sangiovese minimo 70%, complementari fino al 30% con un massimo per i vitigni bianchi del 10% e del 15% per i Cabernet. La resa massima di uva per ettaro è di 90 quintali per il Chianti, 80 quintali per Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, 75 quintali per il Chianti Superiore. Il Chianti è di colore rosso rubino, tendente al granato con l'invecchiamento, di sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, con odore intenso, vinoso, anche con sentori di mammola. Può essere consumato, per qualche tipologia, come vino giovane, fresco e gradevole al palato, ma è ben nota anche, per alcune zone, la sua vocazione ad un medio e lungo invecchiamento, con cui matura colore, profumo e sapore inconfondibili.
Il 'Vin santo del Chianti” e i 'Colli dell'Etruria centrale”
Il ministero per le Politiche agricole, con proprio provvedimento del 7 aprile 1998, ha affidato al Consorzio Vino Chianti anche l'incarico di vigilanza sulle denominazioni di origine controllata 'Vin santo del Chianti” e 'Colli dell'Etruria Centrale”, alle quali il Consorzio estende gli abituali servizi di verifica, controllo ed assistenza e che hanno la stessa zona di produzione del Chianti. La denominazione 'Colli dell'Etruria Centrale” si pone in affiancamento alla Docg Chianti consentendo la produzione nella stessa zona di vini di qualità diversi dal Chianti prevedendo oltre alla tipologia rosso, il bianco, il rosato, il novello e il Vin santo. Il riconoscimento della denominazione 'Vin santo del Chianti”, con la possibilità di usare le varie sottozone, segna un'importante tappa per la valorizzazione di questo prodotto che tanto rappresenta per le tradizioni e le capacità produttive nella zona del Chianti e per il quale il Consorzio si è a lungo battuto.
Produzione e imbottigliamento dei vini Chianti, Colli dell'Etruria centrale e Vin santo del Chianti
Dati generali relativi alle denominazioni
Dati relativi alle aziende associate al Consorzio Vino Chianti
Aziende associate: 2.650
Superfici Chianti: 10.500 ettari
Dati medi di produzione Chianti Docg: 600mila hl vino; 600mila hl imbottigliato
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Superfici in produzione Ettari 15.500 110 140
Vino prodotto Ettolitri 800.000 3.500 3.500
Imbottigliamento Numero recipienti 105.000.000 450.000 600.000
Ettolitri 800.000 3.500 3.500

