Finora era forse più nota per la bellezza delle bottiglie e per l'atmosfera di ricercatezza che sapeva creare. Da ieri, 22 ottobre, la Perrier-Jouët si può annoverare a pieno titolo fra le grandi maison di Champagne anche per la qualità (in assoluto e nel tempo) dei suoi vini. Merito di una riuscita verticale di alcune sue annate storiche (per la prima volta al mondo degustate fuori dalla sede di Epernay) guidata a Milano dallo chef de cave, Hervé Deschamps.

Un luogo simbolo del capoluogo lombardo quale la villa Necchi Campiglio, a un tempo oasi verde nel centro della città ed edificio simbolico degli anni Trenta, per molti versi idealmente gemellato alla sede della cantina, ha fatto da prestigioso palcoscenico alla presentazione della collezione 'L'Art du Millésime”, che è iniziata con le prime annate storiche della sua cuvée Belle Epoque. I millesimi 1996, 1985 e 1982 sono stati i protagonisti ora messi a disposizione di un numero estremamente limitato di clienti. Stiamo parlando di veramente pochi numeri di bottiglie che hanno subito il dégorgement quando erano state messe in commercio, e da allora sono state mantenute 'in punta”.

Negli anni questi Champagne emblema di eleganza e ricercatezza sono maturati in bottiglia e con non poco coraggio la maison li ha presentati ad esperti italiani segnando con ciò l'esplicito obiettivo della cantina del gruppo Pernod Ricard di espandersi sul mercato italiano, oggi sesto Paese di destinazione delle esportazioni, ma nei programmi di sviluppo destinato a diventare il secondo superando Usa e Giappone.

A guidare lo sviluppo in Italia c'è un manager del calibro di Leo Damiani (del gruppo Marchesi Antinori), che ha voluto l'evento milanese come start up della nuova strategia di comunicazione tesa a posizionare la cantina oltre che sul piano del bello, anche su quello della qualità e dell'attenzione alla natura. E non casualmente il colore oggi simbolo della maison è verde caldo e brillante, mentre la cena di presentazione della collezione è stata curata dal cuoco più celebrato del mondo vegetariano, Pietro Leemann, che ha superato se stesso con delle portate di grande livello per sapori, consistenze e abbinamenti ai vini.

Per quanto riguarda gli champagne degustati, la prima considerazione è sull'assoluta eleganza e freschezza dell'82 e dell'85, con forse una leggera prevalenza di quest'ultima sul piano della personalità con un perlage un po' più pungente, assolutamente intrigante e capace di valorizzare la parte minerale. La seconda riguarda invece la ricchezza di aromi che bollicine in bottiglia da 25 anni sono in grado di esprimere.

Se ce ne fosse stato bisogno, la cuvée Belle Epoque si è confermata indice di raffinatezza dei finissimi Chardonnay della Côte des Blancs, mentre la freschezza ed eleganza che accomuna le varie annate, unitamente alle sottili note floreali, richiamano da vicino la preziosa decorazione di anemoni che adornano la bottiglia creata nel 1902 da Emile Gallé. E ciò vale anche per le bottiglie non d'annate degustate nella serata. è il caso dello splendido Blanc de Blancs 2002 (un vero campione della massima espressione degli Chardonnay) oppure del Rosé 2004, che abbina una piacevole cremosità all'assenza della stucchevolezza dolce di molti rosati, al punto da poter essere scambiato al buio per un fratello in bianco.

«Ho scelto le annate 1996, 1985 e 1982 per la Collezione L'Art du Millesime - ha detto Hervé Deschamps (nella foto) - perché esemplificano al meglio lo stile della Maison, regalando intense sensazioni a pochi privilegiati. Nonostante sia stato un anno caratterizzato dalle difficilissime sfide climatiche, l'annata 1996 è la più straordinaria che io abbia creato in Perrier-Jouët. Questo vino è complesso, ricco di vita e con una freschezza esuberante. Diversamente l'annata 1985 è più generosa al palato e di grande finezza, mentre la 1982 porta con sé un'opulenta bellezza, tributo alla ricchezza aromatica dei grandi Chardonnay di Cramant ed Avize».

Hervé DeschampsIn omaggio a queste 'bellezze dormienti”, ogni annata è presentata in una confezione di legno bianco anticato, con un prezioso sigillo metallico finemente inciso con la data dell'annata. Le singole bottiglie recano una preziosa etichetta dorata che indica l'annata, mentre la retroetichetta è stata personalmente autografata da Hervé Deschamps.

Nei suoi 200 anni di vita, la maison Perrier-Jouët ha visto succedersi soltanto 7 chefs de cave, ognuno dei quali cresciuto alla scuola del suo predecessore, come straordinari artigiani che gelosamente tramandano i segreti del mestiere da una generazione all'altra. Custode di questa arte dal 1993, Hervé Deschamps ha trascorso 10 anni con il suo maestro e mentore André Baveret per riuscire ad apprendere le tecniche e il fine sapere dell'originale stile creato da Nicolas Perrier per questo straordinario vino. Condividendo il pensiero e l'approccio artistico dei maestri artigiani, Hervé Deschamps considera ogni cuvée come un pezzo unico, seguendo un approccio originale nell'assemblaggio, guidato da intuizione ed esperienza e conferendo ad ogni vino il fascino, l'eleganza e la finezza che sono il tratto caratteristico dello stile Perrier-Jouët.


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