Tour enologico della Svizzera alla scoperta dei vini dell'alto Vallese
Nel cantone si coltivano circa 5.200 ettari, per una produzione annuale di 50 milioni di litri di vino divisa su 47 differenti tipologie di uva, predominante il Pinot nero. Esiste un cammino viticolo che va dalla francofona Martigny alle pendici del San Bernardo, fino al distretto tedesco di Loeke
La regione del Vallese si estende per circa 150 km dal lago di Ginevra fino al ghiacciaio del Rodano, nel sud-ovest della Svizzera. Ospita il Cervino (Matterhorn), è la patria dei cani San Bernardo e, in tema culinario, della Raclette (tipico formaggio fuso). L'elevate cime nevose offrono un ambiente protetto e sono altresì responsabili dell'aridità del terreno raramente bagnato dalla pioggia. Questa scarsezza d'acqua permette al substrato roccioso, sul quale prosperano le viti, un'incredibile complessità geologica di granito, calcare, ardesia e gneiss. In tutto il cantone si coltivano circa 5.200 ettari per una produzione annuale di 50 milioni di litri di vino divisa su 47 differenti tipologie di uva, predominante il Pinot Nero (proprio in una delle città vinicole più importanti, Sierre, si svolge annualmente il Mondiale del Pinot). Esiste un cammino viticolo nel cantone che va dalla francofona Martigny, alle pendici del San Bernardo, al distretto tedesco di Loeke.
E proprio da quest'ultimo incominciamo il viaggio enoico da est a ovest. Abbiamo personalmente visitato 3 produttori di vino pluripremiati a differenti concorsi enologici. Varen è il borgo natale di Andy Varonier, 39enne, ex portiere professionista e una buona esperienza in multinazionali che gli hanno permesso, prese le redini dell'azienda familiare nel 2010, di promulgare un'ondata briosa a un business in difficoltà. Andy, guidato dalla passione e coadiuvato da un micro team internazionale (l'enologo Jamie è scozzese), ha introdotto novità nel modo di fare marketing (esempio un tour vinicolo in bus) e, soprattutto, di produrre il vino. 'Innovazione perenne” nel rispetto delle tradizioni, motto di cui 'La Reglisse” è degna effigie. Il vino (La Liquirizia) è in netto contrasto con i classici bianchi, ha un profumo speziato e floreale, secco e persistente, con note di scorza d'arancia, caramello e liquirizia, dal retrogusto amaro: un vino moderno, da bersi solo o da accompagnare su un gorgonzola o un sushi. L'assemblaggio di uve Chardonnay, Pinot Grigio, Moscato e Riesling insieme ad un passaggio di 4 mesi in botte americana, regala un concetto di vino nuovo che gioca, vincendo, sul rischioso triplice contrasto tra dolce, speziato ed amaro. Inoltre, degustiamo anche il Diolinoir, una nuova varietà a partire dal 1970, nato dalla fusione tra Rouge de Diolly e Pinot Nero. Trascorsi 8 mesi in botte di rovere francese, esprime una buona potenza, una equilibrata tannicità e un colore rosso rubino intenso.
Percorriamo meno di 4 chilometri, passando tra impervie serpentine costeggiate da vitigni ed arriviamo in quel di Salgesch (Salquenen in francese), casa della figlia Kuonen, il cui patriarca, Alfred, apri la prima cantina nel paesino nel 1913. Nella peculiare sala di degustazione, ci accoglie la giovane enologa Larissa Kuonen, nipote di Gregor, fondatore della Cantina di Salquenen nel 1979. Larissa tiene a precisare che il carattere del vino è trasmesso dall'enologo e di quanto quest'ultimo si possa definire un artista. Sotto il lemma 'la mia passione, il vostro piacere” e puntando su un'elevata qualità, testimoniata da piogge di medaglie in tutti i concorsi (4 ori e 2 argenti all'ultimo mondiale di Pinot), si producono più di 50 vini tra uve tradizionali e legate al territorio. E partiamo proprio dal Pinot Nero, la ceppa che, secondo Larissa «meglio si presta alla diversità e permette di liberare il proprio estro creativo». A dimostrazione della ecletticità dell'uva, segnaliamo la presenza anche di un vino dolce 'Don du Ciel” a base di Pinot Nero. Tra le circa 700 mila bottiglie prodotte, abbiamo degustato (prima che vincesse la medaglia d'Oro) il Pinot Noir 'Grande Reserve”. è la più giovane delle creazioni e si selezionano le uve dai migliori appezzamenti del vitigno familiare (circa 30 ettari). Dal colore intenso rosso rubino con riflessi granato, si contraddistingue per una persistente gentilezza armonica, una struttura sostenuta e la classica nota lignea. Si evidenziano i sentori di ciliegia fresca e frutti di bosco. Al palato è morbido ed avvolgente denotando un'elegante personalità e una raffinata nobiltà aromatica. Da accompagnare con selvaggina o formaggi ben stagionati. Inoltre, emblema di un matrimonio tutto elvetico è l'Arkadis, vino nato dall'assemblaggio di Lafnetscha, Petite Arvine, Ermitage (Marsanna). L'alchimia omaggia il vino di molteplici sensazioni, con aromi di frutta e di bosco, complesso, ben strutturato, pieno e morbido con un lungo finale al palato. Un bianco secco, equilibrato, perfetto partner di cene a base di funghi o frutti di mare.
Salutiamo il grazioso paesino di Salgesch e percorriamo circa 5 kilometri in direzione nord ovest per arrivare alla chiesetta di Miege, svoltare a sinistra ed incontrare la cantina Caprice du Temps (Capriccio del Tempo) e il proprietario enologo Leonard Clavien, dedicatosi anima e cuore dal 1995 alla gestione del dominio (circa 4 ettari) affidatogli dal padre Huguein. All'incirca vengono prodotti una ventina di vini, privilegiando i differenti vitigni autoctoni ma non rinunciando a innovativi assemblaggi audaci e passaggi in botte. Degustiamo un Humagne Blanc, un vitigno di una fertilità capricciosa che richiede sapienti cure. In tutta la Svizzera si coltiva solo per 30 ettari. Il vino, dal colore giallo paglierino, rivela un bouquet suggestivo e stimolante con sentori di resina, pane tostato, l'inequivocabile tiglio. Al palato, rievoca note citriche quali pompelmo e limone. Si sposa bene su un paté e su un buon formaggio di montagna. Infine, planiamo su un rosso, il Cornalin, a detta di molti, il miglior vitigno rosso del Vallese e pensare che a metà del secolo scorso si era quasi abbandonata la sua produzione a causa delle innumerevoli attenzioni che richiede. è un vino selvaggio, insolente ma tonico e fresco, dal colore rosso ciliegia con inconfondibili riflessi violacei. Al naso esprime note speziate di chiodi di garofano e di mandorla. In bocca, è delicato, fine, con una leggera vena acidula e minerale. Il vino ideale da accompagnare a qualsiasi carne rossa. Il fronte tedesco del vallese è stato generoso e prospero di soddisfacenti esperienze enologiche, unendo rispetto della tradizione ma, al tempo stesso, desiderio d'innovazione. Questa tappa è terminata, alla prossima, stavolta in un cantone della pura svizzera tedesca. Auf Wiedersehen.
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