Vigne “libere” dal 2015? Frascari: Grave danno al settore
Davide Frascari, presidente del Consorzio vini reggiani, dice no alla politica di liberalizzazione degli impianti vitati che Bruxelles intende far scattare dal 2015 e che darebbe la possibilità di piantare una vigna anche in assenza dei diritti minacciando l’intero sistema del vino italiano
La spinosa questione della liberalizzazione degli impianti vitati, voluta da Bruxelles a partire dal 2015, e che darebbe la possibilità di piantare una vigna anche in assenza dei diritti, continua a fare discutere e a preoccupare i presidenti dei Consorzi e i produttori di vino in tutta Italia. All'allarme che da tempo, avevano lanciato Federdoc, i produttori del vino Nobile di Montepulciano, Confagricoltura e l'ex ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, oggi si unisce anche Davide Frascari (nella foto), presidente del Consorzio vini reggiani, uno dei più importanti per la produzioni di vino in Italia. Per Frascari «La liberalizzazione degli impianti vitati avrebbe conseguenze gravissime».

Riportiamo l'intervista e le dichiarazioni complete del presidente Davide Frascari.
'
«La liberalizzazione degli impianti vitati porterebbe il sistema vitivinicolo verso l'ingovernabilità. La minaccia grava anche su Reggio Emilia, dove, 3.700 aziende agricole producono, su 7700 ettari, 1 milione e 400mila quintali d'uva e da dove parte la riscossa del vino Lambrusco». Parole di Davide Frascari, eletto da poco più di tre mesi presidente del Consorzio vini reggiani, a proposito della politica che intende far scattare Bruxelles dal 2015.
«Eliminare i diritti di impianto – spiega Davide Frascari – avrebbe conseguenze gravissime. Dall'aumento incontrollato delle superfici a denominazione d'origine, alle eccedenze nell'offerta, alla concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi. Porterebbe anche alla flessione del valore del vigneto, oltre che all'affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia. Senza il sistema dei diritti crollerebbe la base della piramide della nostra struttura di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i nostri produttori ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e dei vitigni».
«Di recente – prosegue – la Comunità europea sembra stia tornando sui suoi passi, intuendo che l'interesse dei viticultori non si traduce nella liberalizzazione degli impianti vitati».
Il problema riguarderebbe solo le denominazioni di origine?
«No, anche i vini comuni: la riforma dell'organizzazione comunitaria di mercato ha aperto la strada ai vini varietali, che con la liberalizzazione e la delocalizzazione potrebbero minare fortemente il mercato dei vini Igt (Indicazione geografica tipica) e Igp (Indicazione geografica protetta)».
Per le azioni promozionali quali linee suggerisce?
«Chiediamo un coordinamento delle azioni di valorizzazione nei differenti mercati. Le risorse disponibili per la promozione dovrebbero essere investite in modo più mirato, con il sostegno delle istituzioni. Questo per identificare e caratterizzare il vino italiano nel suo insieme, in modo da rafforzare tutte le iniziative commerciali e di produzione».
Guardando al futuro, dove ci saranno le maggiori opportunità di crescita per i nostri produttori?
«Si prevede che il vino italiano manterrà la sua leadership negli Stati Uniti, dove l'anno scorso abbiamo esportato, bollicine a parte, ben 221,6 milioni di litri di vino in bottiglia, ovvero tre volte tanto quanto importato in Francia».
Su che aspetti puntare quindi?
«Il vino reggiano, e quello italiano in generale, punta sulla ‘rete della qualità', quindi sulla valorizzazione delle denominazioni di origine e sulle specificità territoriali. Questo per rafforzare la sua leadership sul mercato mondiale. La qualità è il tratto distintivo della viticoltura italiana, e va salvaguardata».
”
Articoli correlati:
Confagricoltura contro Bruxelles No alle vigne libere
Galan dice no alle vigne libere Italia, Francia e Germania contro l'Ue
Nuova Pac, preoccupati i produttori del Nobile di Montepulciano
Federdoc lancia l'allarme su Ocm e Pac Futuro difficile per il vino made in Ue

Riportiamo l'intervista e le dichiarazioni complete del presidente Davide Frascari.
'
«La liberalizzazione degli impianti vitati porterebbe il sistema vitivinicolo verso l'ingovernabilità. La minaccia grava anche su Reggio Emilia, dove, 3.700 aziende agricole producono, su 7700 ettari, 1 milione e 400mila quintali d'uva e da dove parte la riscossa del vino Lambrusco». Parole di Davide Frascari, eletto da poco più di tre mesi presidente del Consorzio vini reggiani, a proposito della politica che intende far scattare Bruxelles dal 2015.
«Eliminare i diritti di impianto – spiega Davide Frascari – avrebbe conseguenze gravissime. Dall'aumento incontrollato delle superfici a denominazione d'origine, alle eccedenze nell'offerta, alla concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi. Porterebbe anche alla flessione del valore del vigneto, oltre che all'affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia. Senza il sistema dei diritti crollerebbe la base della piramide della nostra struttura di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i nostri produttori ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e dei vitigni».
«Di recente – prosegue – la Comunità europea sembra stia tornando sui suoi passi, intuendo che l'interesse dei viticultori non si traduce nella liberalizzazione degli impianti vitati».Il problema riguarderebbe solo le denominazioni di origine?
«No, anche i vini comuni: la riforma dell'organizzazione comunitaria di mercato ha aperto la strada ai vini varietali, che con la liberalizzazione e la delocalizzazione potrebbero minare fortemente il mercato dei vini Igt (Indicazione geografica tipica) e Igp (Indicazione geografica protetta)».
Per le azioni promozionali quali linee suggerisce?
«Chiediamo un coordinamento delle azioni di valorizzazione nei differenti mercati. Le risorse disponibili per la promozione dovrebbero essere investite in modo più mirato, con il sostegno delle istituzioni. Questo per identificare e caratterizzare il vino italiano nel suo insieme, in modo da rafforzare tutte le iniziative commerciali e di produzione».
Guardando al futuro, dove ci saranno le maggiori opportunità di crescita per i nostri produttori?
«Si prevede che il vino italiano manterrà la sua leadership negli Stati Uniti, dove l'anno scorso abbiamo esportato, bollicine a parte, ben 221,6 milioni di litri di vino in bottiglia, ovvero tre volte tanto quanto importato in Francia».
Su che aspetti puntare quindi?
«Il vino reggiano, e quello italiano in generale, punta sulla ‘rete della qualità', quindi sulla valorizzazione delle denominazioni di origine e sulle specificità territoriali. Questo per rafforzare la sua leadership sul mercato mondiale. La qualità è il tratto distintivo della viticoltura italiana, e va salvaguardata».
”
Articoli correlati:
Confagricoltura contro Bruxelles No alle vigne libere
Galan dice no alle vigne libere Italia, Francia e Germania contro l'Ue
Nuova Pac, preoccupati i produttori del Nobile di Montepulciano
Federdoc lancia l'allarme su Ocm e Pac Futuro difficile per il vino made in Ue

