Azienda agricola Faena. Una storia che parte da lontano
L’Azienda agricola Faena si estende su più di 415 ettari occupati da boschi, vigneti, noceti, seminativi e olivi. Fulcro di quest’area è la splendida costruzione del XIII secolo, il Castello di Collelungo, sede della cantina Conti Faina. Le attività sono molteplici: olio, vino e prodotti tipici
Nel cuore dell'Umbria, nel suo caratteristico susseguirsi di vallate, catene montuose, altipiani e pianure, si stende come una coperta ricamata di uliveti e vigneti l'Azienda agricola Faena. A 15 chilometri dalla cittadina medievale di Todi e a 40 da Perugia, si trovano i terreni conservati nei secoli dai Conti Faina e un tempo appartenuti ai Principi Borghese. Passeggiando tra boschi, uliveti e vigneti pare ancora di sentire il vociferare delle dame, il dolce suono delle corse dei fanciulli e l'affascinante ritmo della vita di corte. La tenuta, sin dal 1700 di proprietà dei Conti Faina di Civitella dè Conti, è attualmente gestita dai fratelli Alessandro e Sebastiano Faina e dalla figlia di quest'ultimo, Angelica. Oggi la proprietà si estende su più di 415 ettari occupati da boschi, vigneti, noceti, seminativi e olivi. Fulcro di quest'area è la splendida costruzione del XIII secolo, il Castello di Collelungo, sede della cantina Conti Faina.

Sposato in seconde nozze con la nipote di Napoleone e figlia di Maria Bonaparte Valentini, Luciana Bonaparte, Zeffirino Faina fu una figura illuminata e ancora oggi le famiglie impegnate nell'agricoltura umbra lo ricordano assieme al suo nipote Eugenio. Se la produzione di vino con la cantina di Collelungo è oggi l'ultimo fiore all'occhiello dell'azienda, anche l'olivo occupa un ruolo centrale per la modernità dei suoi impianti, la produzione di olio e l'attività vivaistica. Il vivaio nacque dalla necessità di mettere a coltura i propri uliveti, ma in pochi anni si è trasformato in una vera e propria attività commerciale. Oggi l'azienda è una realtà rurale a tutto tondo, che comprende anche l'agriturismo ricavato dal restauro di un'abbazia benedettina del XI secolo, Sancta Maria di Colle Catonis.
Un modello agricolo a tutto tondo
Le attività dell'Az. agricola Faena sono molteplici: tra queste spicca la produzione di olio e vino, prodotti simbolo della cultura gastronomica dell'Umbria ed elementi caratterizzanti del paesaggio. Il vino merita un capitolo a parte, mentre l'olivicoltura con la vivaistica, le altre attività agricole e l'agriturismo costituiscono un sistema produttivo a tutto tondo.
Sono circa 50 gli ettari di coltivazione di olivo, in cui è possibile osservare l'evoluzione delle forme di coltivazione nella regione. Vi sono, infatti, piante allevate a monocono con le varietà tradizionali di Frantoio, Leccino, Moraiolo e Pendolino, che vengono raccolte meccanicamente, ma anche le nuove variet, frutto dei brevetti dell'Isafom del Cnr di Perugia. Queste ultime presentano un'accelerata entrata in produzione e portamento compatto. I sesti di impianto sono 6x3 m, mentre sono 4x2,5 m per le nuove varietà ad accrescimento contenuto. Dalla necessità di disporre del materiale genetico migliore è nato il vivaio per la produzione di piante di olivo, con sede a Perugia, divenuto negli anni un'attività commerciale vera e propria. Grazie ad esso l'azienda autoproduce le piante per i propri oliveti ma commercializza anche le piante in tutta Italia e in paesi esteri come Cile, Argentina, Stati Uniti, Sud Africa, Francia.

Alle produzioni di vino e olio, dal 1986 l'Agricola Faena affianca la coltivazione del noce per ricavarne sia il legno che il frutto. Un quarto della superficie aziendale è inoltre impiegato per il seminativo, con coltivazioni di grano tenero, grano duro, orzo, girasole e la tipica varietà di cece che si presenta di piccola pezzatura priva di cuticola esterna e di facile cottura.
Particolare attenzione è dedicata anche all'ospitalità. Il restauro dell'abbazia benedettina del XI secolo, di proprietà dei Conti Faina dal 1884, ospita oggi l'agriturismo composto da cinque appartamenti e cinque camere, dotati di ogni confort. Il recupero ha conservato il fascino dei locali originari, in un incontro tra antico e moderno che regala all'ospite una piacevole immersione nel panorama umbro e nella vita dell'azienda, dalla produzione alla trasformazione dei singoli prodotti.
Un castello tra passato e futuro
Nel 1870 Zeffirino Faina, al rientro dalla Francia, decise di espiantare dalla proprietà di Fratta Todina i vigneti a tendone e introdurre viti basse con densità tra i 7000 e i 10.000 ceppi per ettaro. Numeri impensabili per l'Umbria in quell'epoca: Zeffirino introdusse così, per la prima volta, il concetto di viticoltura specializzata. Fu solo la prima 'rivoluzione” dovuta a scelte che non erano frutto di un capriccio ma della profonda conoscenza del modello toscano, grazie all'amicizia con il Barone Bettino Ricasoli, e di quello francese avvenuta durante la sua permanenza in Francia.
La cantina
Questo personaggio straordinario rese così la cantina di Collelungo, situata all'interno dell'omonimo castello, un vero esempio di avanguardia. Ricavata dallo scavo della roccia sottostante il Castello (XIII secolo), la cantina fu fondata nel 1876 sull'impostazione del modello francese. La sua lunga storia è testimoniata ancor oggi dalla botte datata 1883, presente in cantina, dove furono affinati molti dei vini storici. La filosofia fu sin dall'inizio avvicinarsi il più possibile alla natura, intervenendo il meno possibile sul vino. Si introdusse anzitutto il sistema di caduta del mosto per gravità grazie alla progettazione su tre livelli.
I locali di affinamento, invece, estesi su 200 metri, consentivano una climatizzazione naturale e una temperatura costante, estate e inverno. Vi erano anche tecnologie allora all'avanguardia, come l'ammostatrice, i torchi fissi provenienti dalla Francia e molti altri strumenti, ancora oggi presenti in cantina. Fu così che, già nel 1886, i vini dei Conti Faina erano apprezzati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio, come dimostrano anche i numerosi premi tra cui "la medaglia d'oro con lire 1000" ricevuta dal Ministero dell'Agricoltura nel 1886, la medaglia d'oro ad Orvieto nel 1891 ed un'altra medaglia d'oro a Zurigo nel 1893. Oggi la cantina dei Conti Faina sfrutta ancora in parte le tecnologie introdotte da Zeffirino Faina nel XIX secolo. Qui prendono vita i vini Pinot Nero, Conti Faina Rosso, Maltempo, Macchia della Torre Sauvignon e Chardonnay.
I vigneti
Se in cantina molto si è mantenuto dell'antica impostazione, in vigneto sono stati apportati profondi cambiamenti. Oggi i vigneti Conti Faina si trovano ad un'altitudine tra i 400 e i 530 metri sul livello del mare, su terreni di medio impasto argilloso, con presenza di scheletro, esposti a nord est. Gli impianti presentano densità di 4.761 ceppi per ettaro, con forma di allevamento a cordone speronato. Le varietà sono Pinot nero, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Sagrantino, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Verdicchio, per un totale di circa 24 ettari. Accanto a vitigni internazionali, quindi, trovano spazio l'autoctono simbolo del territorio, il Sagrantino, e il Verdicchio, varietà nota nelle vicine Marche, ma che anche in Umbria sta dando espressioni interessanti.

Un modello di enoturismo che parte dal XIX secolo
Oggi la cantina non è solo un luogo di produzione. Situata all'interno di un borgo medievale ancora interamente abitato diviene, infatti, il luogo ideale di visita, per appassionati così come per turisti che, semplicemente, desiderano conoscere meglio la storia della regione. Le lunghe gallerie in cui avviene l'affinamento dei vini creano un vero e proprio percorso tra archi su tre piani sotterranei, che si narra fungessero da passaggio segreto della 'bella Imperia”, personaggio leggendario del Medioevo. Qui il passato dialoga con il presente attraverso molte testimonianze della storia come, ad esempio, gli antichi strumenti legati alla produzione enologica presenti in cantina.
I faina e l'arte: un affare di famiglia
Il legame fra vino e arte per la Cantina Conti Faina è scritto nel Dna. Anna Rosa Faina Gavazzi, moglie di Sebastiano e madre di Angelica Faina, è, infatti, artista di fama internazionale. Sua fu l'idea di realizzare 'Presenze ingombranti”, mostra di scultura tenutasi negli spazi esterni dell'agriturismo che ha portato artisti del calibro di Bruno Ceccobelli, Karpüseeler, Caterina Aicardi, Antonio Buonfiglio, Marino Ficola, Alberto Gianfreda, Gretel Fehr e Stefania dalla Torre a realizzare al termine della loro visita un'opera dedicata all'Agriturismo Tenuta Conti Faina. L'evento vide la presenza di artisti di differenti generazioni accomunati da una straordinaria capacità di modificare la materia, rendendola una personale e creativa interpretazione della realtà. Il tocco di Anna Rosa Faina Gavazzi si ritrova anche nella scelta degli arredi, nella valorizzazione dei locali dell'agriturismo e della cantina, meta di enoturismo fino all'organizzazione di mostre, filone che presto sarà sviluppato dall'azienda.
Anna Rosa Faina Gavazzi
Artista a tutto tondo, sua è 'Expédition nocturne n° 1”, l'opera alle spalle di Philippe Daverio nella trasmissione Passepartout su Rai 3 e oggi esposta nel Museo Baracca di Lugo di Ravenna. Frequentò l'atelier del Maestro Augusto Colombo a Milano e i corsi di Pittura e Scenografia all'Accademia di Brera. Assistente di Luciano Damiani, Ezio Frigerio ed Enrico Job al Lirico e Piccolo Teatro di Milano, professore d'Arti Applicate, regista televisiva che in dodici anni realizza programmi di spettacolo e rubriche. Capace di usare tecniche e mezzi d'espressione diversi, dal '90 si dedica con sempre maggior impegno alla fotografia, diventando dal ‘94 per sette anni docente nel corso 'Fotografia e rappresentazione del territorio” presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Per tre anni consecutivi realizza una serie di fotografie scattate all'interno del Teatro alla Scala di Milano per la mostra 'Il tempo della Musica” nel Ridotto dei Palchi alla Scala nel febbraio ‘99. Le sue creazioni artistiche, la sua capacità di interpretare personalmente la realtà raccontandone anche gli aspetti controversi hanno affascinato i visitatori delle numerose mostre sia individuali che collettive che l'anno vista protagonista in tutta Italia e in Svizzera.
Credito foto: Maurizio Gjivovich
Articolo correlato:
Dalla metropoli alla campagna La scelta di vita di Angelica Faina

Sposato in seconde nozze con la nipote di Napoleone e figlia di Maria Bonaparte Valentini, Luciana Bonaparte, Zeffirino Faina fu una figura illuminata e ancora oggi le famiglie impegnate nell'agricoltura umbra lo ricordano assieme al suo nipote Eugenio. Se la produzione di vino con la cantina di Collelungo è oggi l'ultimo fiore all'occhiello dell'azienda, anche l'olivo occupa un ruolo centrale per la modernità dei suoi impianti, la produzione di olio e l'attività vivaistica. Il vivaio nacque dalla necessità di mettere a coltura i propri uliveti, ma in pochi anni si è trasformato in una vera e propria attività commerciale. Oggi l'azienda è una realtà rurale a tutto tondo, che comprende anche l'agriturismo ricavato dal restauro di un'abbazia benedettina del XI secolo, Sancta Maria di Colle Catonis.
Un modello agricolo a tutto tondo
Le attività dell'Az. agricola Faena sono molteplici: tra queste spicca la produzione di olio e vino, prodotti simbolo della cultura gastronomica dell'Umbria ed elementi caratterizzanti del paesaggio. Il vino merita un capitolo a parte, mentre l'olivicoltura con la vivaistica, le altre attività agricole e l'agriturismo costituiscono un sistema produttivo a tutto tondo.
Sono circa 50 gli ettari di coltivazione di olivo, in cui è possibile osservare l'evoluzione delle forme di coltivazione nella regione. Vi sono, infatti, piante allevate a monocono con le varietà tradizionali di Frantoio, Leccino, Moraiolo e Pendolino, che vengono raccolte meccanicamente, ma anche le nuove variet, frutto dei brevetti dell'Isafom del Cnr di Perugia. Queste ultime presentano un'accelerata entrata in produzione e portamento compatto. I sesti di impianto sono 6x3 m, mentre sono 4x2,5 m per le nuove varietà ad accrescimento contenuto. Dalla necessità di disporre del materiale genetico migliore è nato il vivaio per la produzione di piante di olivo, con sede a Perugia, divenuto negli anni un'attività commerciale vera e propria. Grazie ad esso l'azienda autoproduce le piante per i propri oliveti ma commercializza anche le piante in tutta Italia e in paesi esteri come Cile, Argentina, Stati Uniti, Sud Africa, Francia.

Alle produzioni di vino e olio, dal 1986 l'Agricola Faena affianca la coltivazione del noce per ricavarne sia il legno che il frutto. Un quarto della superficie aziendale è inoltre impiegato per il seminativo, con coltivazioni di grano tenero, grano duro, orzo, girasole e la tipica varietà di cece che si presenta di piccola pezzatura priva di cuticola esterna e di facile cottura.
Particolare attenzione è dedicata anche all'ospitalità. Il restauro dell'abbazia benedettina del XI secolo, di proprietà dei Conti Faina dal 1884, ospita oggi l'agriturismo composto da cinque appartamenti e cinque camere, dotati di ogni confort. Il recupero ha conservato il fascino dei locali originari, in un incontro tra antico e moderno che regala all'ospite una piacevole immersione nel panorama umbro e nella vita dell'azienda, dalla produzione alla trasformazione dei singoli prodotti.
Un castello tra passato e futuro
Nel 1870 Zeffirino Faina, al rientro dalla Francia, decise di espiantare dalla proprietà di Fratta Todina i vigneti a tendone e introdurre viti basse con densità tra i 7000 e i 10.000 ceppi per ettaro. Numeri impensabili per l'Umbria in quell'epoca: Zeffirino introdusse così, per la prima volta, il concetto di viticoltura specializzata. Fu solo la prima 'rivoluzione” dovuta a scelte che non erano frutto di un capriccio ma della profonda conoscenza del modello toscano, grazie all'amicizia con il Barone Bettino Ricasoli, e di quello francese avvenuta durante la sua permanenza in Francia. La cantina
Questo personaggio straordinario rese così la cantina di Collelungo, situata all'interno dell'omonimo castello, un vero esempio di avanguardia. Ricavata dallo scavo della roccia sottostante il Castello (XIII secolo), la cantina fu fondata nel 1876 sull'impostazione del modello francese. La sua lunga storia è testimoniata ancor oggi dalla botte datata 1883, presente in cantina, dove furono affinati molti dei vini storici. La filosofia fu sin dall'inizio avvicinarsi il più possibile alla natura, intervenendo il meno possibile sul vino. Si introdusse anzitutto il sistema di caduta del mosto per gravità grazie alla progettazione su tre livelli.
I locali di affinamento, invece, estesi su 200 metri, consentivano una climatizzazione naturale e una temperatura costante, estate e inverno. Vi erano anche tecnologie allora all'avanguardia, come l'ammostatrice, i torchi fissi provenienti dalla Francia e molti altri strumenti, ancora oggi presenti in cantina. Fu così che, già nel 1886, i vini dei Conti Faina erano apprezzati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio, come dimostrano anche i numerosi premi tra cui "la medaglia d'oro con lire 1000" ricevuta dal Ministero dell'Agricoltura nel 1886, la medaglia d'oro ad Orvieto nel 1891 ed un'altra medaglia d'oro a Zurigo nel 1893. Oggi la cantina dei Conti Faina sfrutta ancora in parte le tecnologie introdotte da Zeffirino Faina nel XIX secolo. Qui prendono vita i vini Pinot Nero, Conti Faina Rosso, Maltempo, Macchia della Torre Sauvignon e Chardonnay.
I vigneti
Se in cantina molto si è mantenuto dell'antica impostazione, in vigneto sono stati apportati profondi cambiamenti. Oggi i vigneti Conti Faina si trovano ad un'altitudine tra i 400 e i 530 metri sul livello del mare, su terreni di medio impasto argilloso, con presenza di scheletro, esposti a nord est. Gli impianti presentano densità di 4.761 ceppi per ettaro, con forma di allevamento a cordone speronato. Le varietà sono Pinot nero, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Sagrantino, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Verdicchio, per un totale di circa 24 ettari. Accanto a vitigni internazionali, quindi, trovano spazio l'autoctono simbolo del territorio, il Sagrantino, e il Verdicchio, varietà nota nelle vicine Marche, ma che anche in Umbria sta dando espressioni interessanti.

Un modello di enoturismo che parte dal XIX secolo
Oggi la cantina non è solo un luogo di produzione. Situata all'interno di un borgo medievale ancora interamente abitato diviene, infatti, il luogo ideale di visita, per appassionati così come per turisti che, semplicemente, desiderano conoscere meglio la storia della regione. Le lunghe gallerie in cui avviene l'affinamento dei vini creano un vero e proprio percorso tra archi su tre piani sotterranei, che si narra fungessero da passaggio segreto della 'bella Imperia”, personaggio leggendario del Medioevo. Qui il passato dialoga con il presente attraverso molte testimonianze della storia come, ad esempio, gli antichi strumenti legati alla produzione enologica presenti in cantina.
I faina e l'arte: un affare di famiglia
Il legame fra vino e arte per la Cantina Conti Faina è scritto nel Dna. Anna Rosa Faina Gavazzi, moglie di Sebastiano e madre di Angelica Faina, è, infatti, artista di fama internazionale. Sua fu l'idea di realizzare 'Presenze ingombranti”, mostra di scultura tenutasi negli spazi esterni dell'agriturismo che ha portato artisti del calibro di Bruno Ceccobelli, Karpüseeler, Caterina Aicardi, Antonio Buonfiglio, Marino Ficola, Alberto Gianfreda, Gretel Fehr e Stefania dalla Torre a realizzare al termine della loro visita un'opera dedicata all'Agriturismo Tenuta Conti Faina. L'evento vide la presenza di artisti di differenti generazioni accomunati da una straordinaria capacità di modificare la materia, rendendola una personale e creativa interpretazione della realtà. Il tocco di Anna Rosa Faina Gavazzi si ritrova anche nella scelta degli arredi, nella valorizzazione dei locali dell'agriturismo e della cantina, meta di enoturismo fino all'organizzazione di mostre, filone che presto sarà sviluppato dall'azienda. Anna Rosa Faina Gavazzi
Artista a tutto tondo, sua è 'Expédition nocturne n° 1”, l'opera alle spalle di Philippe Daverio nella trasmissione Passepartout su Rai 3 e oggi esposta nel Museo Baracca di Lugo di Ravenna. Frequentò l'atelier del Maestro Augusto Colombo a Milano e i corsi di Pittura e Scenografia all'Accademia di Brera. Assistente di Luciano Damiani, Ezio Frigerio ed Enrico Job al Lirico e Piccolo Teatro di Milano, professore d'Arti Applicate, regista televisiva che in dodici anni realizza programmi di spettacolo e rubriche. Capace di usare tecniche e mezzi d'espressione diversi, dal '90 si dedica con sempre maggior impegno alla fotografia, diventando dal ‘94 per sette anni docente nel corso 'Fotografia e rappresentazione del territorio” presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Per tre anni consecutivi realizza una serie di fotografie scattate all'interno del Teatro alla Scala di Milano per la mostra 'Il tempo della Musica” nel Ridotto dei Palchi alla Scala nel febbraio ‘99. Le sue creazioni artistiche, la sua capacità di interpretare personalmente la realtà raccontandone anche gli aspetti controversi hanno affascinato i visitatori delle numerose mostre sia individuali che collettive che l'anno vista protagonista in tutta Italia e in Svizzera.
Credito foto: Maurizio Gjivovich
Articolo correlato:
Dalla metropoli alla campagna La scelta di vita di Angelica Faina

