Ecosostenibilità e innovazione. I nuovi obiettivi della Sicilia del vino
Sicilia en primeur 2011, la vetrina della migliore produzione vinicola dell'isola, che si è chiusa a Ragusa, è stata anche un'occasione di confronto tra le aziende aderenti ad Assovini e la conferma della validità di un piano comune di sviluppo basato sull'ecocompatibilità e sull'innovazione
RAGUSA - I tre giorni di Sicilia en primeur 2011, (Donnafugata Golf & Spa Resort di Ragusa, 9-13 marzo) oltre a essere stati una vetrina della migliore produzione vinicola dell'isola per la stampa internazionale, sono stati anche un'occasione di confronto tra le aziende aderenti ad Assovini e la conferma della validità di un piano comune di sviluppo basato sull'ecocompatibilità e sull'innovazione che fa dell'originalità territoriale e della naturalità i suoi punti di forza. Oltre alla tradizionale produzione di varietà come Inzolia, Catarratto, Nero d'Avola, Grillo o Trebbiano, numerose aziende - oltre il 40% - si sono posizionate all'avanguardia anche nello studio clonale dei vitigni, in particolare degli autoctoni antichi, persino con punte di 40 vitigni in sperimentazione.
Inoltre il 47% dei produttori ha già una certificazione ambientale (33% lo scorso anno) e il 65% si è già dotato di una struttura alloggiativa o pensa di farlo in tempi brevi, quando possibile anche con l'offerta di ristorazione. Sono questi alcuni dati emersi dall'indagine 'La Sicilia del vino, varietà dei territori e naturalità delle produzioni” che Assovini ha condotto tra le aziende associate. Emerge la grande attenzione inoltre al rispetto dell'ambiente se il 92% usa già concimi a basso impatto ambientale nonché sistemi all'avanguardia per lo smaltimento dei residui di produzione.
Il forte legame con la terra e la produzione vinicola di qualità - come ha sottolineato il presidente dell'Assovini Diego Planeta- assegna alle aziende il ruolo di protagoniste della riqualificazione turistica delle aree vitivinicole, presenti in gran parte del territorio, comprese le isole. è proprio il paesaggio rurale -inteso non in senso estetico ma simbolico - a dimostrare il cambiamento avvenuto nell'isola negli ultimi anni, quando il vigneto ha sostituito pascoli e cereali. Il vino era in passato una risorsa fondamentale della Sicilia contadina, ma era prodotto con metodi approssimativi, oggi impensabili, spesso eroici.
Il problema è dare continuità a questa viticoltura senza l'aggressione dell'uomo sulla natura - come ha sottolineato nel seminario introduttivo alle degustazioni Attilio Scienza della facoltà di Agraria dell'Università di Milano - anche con il contributo dei giovani, motivandoli nel ritorno al vigneto con la garanzia di un reddito dignitoso.
L'evoluzione del modo di fare vino soprattutto deve seguire il gusto del consumatore. «Invece del cosiddetto gusto internazionale - ha precisato Scienza- vince oggi la ricerca dell'originalità, della leggerezza e della bevibilità del prodotto: quest'ultima sarà la caratteristica del futuro. Ma il grande elemento strategico sarà la naturalità del vino. Il consumatore vuole conoscere anche quello che c'è intorno al bicchiere, quello che fa o non fa il produttore per ottenere quella determinata etichetta e, non ultimo requisito, come si pone nei confronti dell'ambiente. Anche la comunicazione deve adeguarsi integrando ogni mezzo possibile per avere un contatto efficace, per lasciare il segno».
Secondo il dato fornito dall'Istituto regionale della vite e del vino, tra i promotori di Sicilia en primeur, l'attuale superficie vitata siciliana è di 115.686 ettari, di cui 73.824 ettari (63,8%) ad uve a bacca bianca e 41.569 (35,9%) a bacca nera. I rappresentanti della stampa internazionale oltre a degustare la migliore produzione di vini delle 37 aziende aderenti ad Assovini, a partire dalla vendemmia 2010,considerata ottima, hanno avuto la possibilità di visitare i territori maggiormente vocati partecipando a tour che hanno compreso per la prima volta anche Pantelleria.
Sicilia in primeur si è conclusa con un incontro con una tavola rotonda con i produttori nell'ottocentesco piccolissimo teatro all'interno del Palazzo di Donnafugata,a Ragusa Ibla. Insieme ai vini è stata esaltata la gastronomia della provincia ragusana che dal capoluogo a Modica vanta ben 5 stelle Michelin. Vincenzo Candiano chef de La Locanda di Don Serafino di Ragusa Ibla e Claudio Ruta, de La Fenice hanno saputo abbinare piatti con le tipicità come il maialino nero di Chiaramonte e l'olio extravergine Tonda Iblea. Alla stampa straniera è riservato come ogni anno il premio giornalistico internazionale 'Sicilia terra mediterranea”.
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