Apre le porte il Wine Museum. Il Barolo come non s'era mai visto
Inaugurato l’atteso “WiMu - Wine Museum” al Castello Falletti di Barolo. Dal 13 settembre porte aperte al pubblico. Non il classico “museo del vino” con i tini, le botti e le bacheche zeppe di tappi e vecchie bottiglie. Il WiMu non è una statica collezione di memorabilia, ma un viaggio emozionale
BAROLO (CN) - Luce, buio, colori, musica, suoni. Allestimenti che a volte stupiscono, a volte sconcertano. E come poteva non essere così! Il suo ideatore, lo svizzero François Confino, lavora da molti anni su innovativi progetti con l'utilizzo di mezzi multimediali ed è l'autore di scenografici allestimenti museali in tutto il mondo fra cui quello del Museo del cinema di Torino e prossimamente anche il Museo dell'automobile.

Il viaggio nel pianeta vino inizia dalla terrazza panoramica del castello dove lo sguardo spazia sui vigneti della bassa Langa e adesso il museo. Se pensate di trovare polveroso ciarpame d'antan rimarrete stupiti. Tante suggestioni, provocazioni a iniziare da quell'improbabile bancone da bar che ci vede attori a servire vini rossi e bianchi a clienti insoliti: Buddha, Ganesh, il dio Sole degli Aztechi e Gesù. In lontananza si sente il brusio della creazione provenire dall'installazione successiva: uno spazio con poche luci, alcuni metronomi alati che emettono il loro ticchettio e l'asteroide 6590 individuata nel 1985 da Edward Bowel e ribattezzata 'Barolo”. Dopo il buio si passa alla luce, quella delicata della luna e poi quella abbagliante del sole e poi scopriamo la terra, il paradiso terrestre con Adamo ed Eva tentati da un grappolo d'uva. Si arriva alla geometria della vita con i complessi intrecci di filamenti di Dna, le radici della vita, il carosello delle stagioni e l'ultimo anello, il lavoro dell'uomo rappresentato da fotografie in bianco e nero delle mani callose dei contadini di Langa. In sottofondo una canzone popolare piemontese suonata al pianoforte da mani invisibili.
Il piano successivo è dedicato al vino nella storia e nelle arti. Un centinaio di pannelli disegnati con ricche didascalie accompagnati da una serie di giochi e teatrini manovrabili con pedali e congegni vari ne raccontano la storia. A seguire l'atelier del pittore con la tela ancora bianca in attesa di ispirazione; la cucina con la cuoca di Langa che dialoga con il giovane chef. Si passa alla sala della musica, a quella della letteratura e infine alla sala cinematografica con alle pareti i manifesti dei più famosi film a tema enologico mentre sullo schermo si succedono le scene più evocative.
Il piano nobile del Castello conserva, per volere della Sovrintendenza, la camera studio di Silvio Pellico e la biblioteca con circa tremila testi di epoca compresa tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo; gli appartamenti della Marchesa Giulia e del Marchese Carlo Tancredi Falletti e la sala degli stemmi, il cui soffitto è decorato con gli emblemi sia dei Falletti che delle famiglie con cui questi si sono imparentati. Il banchetto che si tiene nel Salone delle quattro stagioni è commentato dagli abitanti del borgo: vecchie fotografie trasformate in sagome a grandezza naturale si animano e raccontano quello che sanno. Ed ecco l'appuntamento a tavola con tutti i protagonisti della storia del vino Barolo: lo statista Camillo Benso conte di Cavour, il generale Francesco Staglieno, l'enologo francese Louis Oudart e la Marchesa Giulia.
Nel piano interrato si trova l'aula della classe IC. Il Castello su indicazioni testamentarie della Marchesa Giulia divenne la sede del Collegio Barolo, attivo fino al 1958, per favorire l'istruzione dei ragazzi poveri della zona. Un maestro virtuale ci aiuta a ripassare e integra le nostre conoscenze sui segreti del vino. E finalmente il vino, negli storici ambienti di tinaggio, è stato creato il Tempio dell'enoturista dove sottola guida di esperti è possibile degustare e imparare a distinguere le diverse personalità dei grandi cru di Barolo.
L'ultima sosta nelle cantine marchionali dove ha sede l'Enoteca regionale che rappresenta tutti gli 11 comuni della zona d'origine del vino Barolo. Ci attende una vasta esposizione di etichette e delle annate più significative, doveroso l'acquisto in loco per continuare a vivere le emozioni e le sollecitazioni che Confino ci ha suscitato.
Il Museo del vino, WiMu, è nato grazie all'accordo tra regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comune di Barolo, Unione di Comuni 'Colline di Langa e Barolo” ed Enoteca Regionale del Barolo con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Compagnia San Paolo.
Articolo correlato:
Viaggio emozionale nel mondo del vino Apre in Piemonte il museo del Barolo

Il viaggio nel pianeta vino inizia dalla terrazza panoramica del castello dove lo sguardo spazia sui vigneti della bassa Langa e adesso il museo. Se pensate di trovare polveroso ciarpame d'antan rimarrete stupiti. Tante suggestioni, provocazioni a iniziare da quell'improbabile bancone da bar che ci vede attori a servire vini rossi e bianchi a clienti insoliti: Buddha, Ganesh, il dio Sole degli Aztechi e Gesù. In lontananza si sente il brusio della creazione provenire dall'installazione successiva: uno spazio con poche luci, alcuni metronomi alati che emettono il loro ticchettio e l'asteroide 6590 individuata nel 1985 da Edward Bowel e ribattezzata 'Barolo”. Dopo il buio si passa alla luce, quella delicata della luna e poi quella abbagliante del sole e poi scopriamo la terra, il paradiso terrestre con Adamo ed Eva tentati da un grappolo d'uva. Si arriva alla geometria della vita con i complessi intrecci di filamenti di Dna, le radici della vita, il carosello delle stagioni e l'ultimo anello, il lavoro dell'uomo rappresentato da fotografie in bianco e nero delle mani callose dei contadini di Langa. In sottofondo una canzone popolare piemontese suonata al pianoforte da mani invisibili.
Il piano successivo è dedicato al vino nella storia e nelle arti. Un centinaio di pannelli disegnati con ricche didascalie accompagnati da una serie di giochi e teatrini manovrabili con pedali e congegni vari ne raccontano la storia. A seguire l'atelier del pittore con la tela ancora bianca in attesa di ispirazione; la cucina con la cuoca di Langa che dialoga con il giovane chef. Si passa alla sala della musica, a quella della letteratura e infine alla sala cinematografica con alle pareti i manifesti dei più famosi film a tema enologico mentre sullo schermo si succedono le scene più evocative.
Il piano nobile del Castello conserva, per volere della Sovrintendenza, la camera studio di Silvio Pellico e la biblioteca con circa tremila testi di epoca compresa tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo; gli appartamenti della Marchesa Giulia e del Marchese Carlo Tancredi Falletti e la sala degli stemmi, il cui soffitto è decorato con gli emblemi sia dei Falletti che delle famiglie con cui questi si sono imparentati. Il banchetto che si tiene nel Salone delle quattro stagioni è commentato dagli abitanti del borgo: vecchie fotografie trasformate in sagome a grandezza naturale si animano e raccontano quello che sanno. Ed ecco l'appuntamento a tavola con tutti i protagonisti della storia del vino Barolo: lo statista Camillo Benso conte di Cavour, il generale Francesco Staglieno, l'enologo francese Louis Oudart e la Marchesa Giulia.Nel piano interrato si trova l'aula della classe IC. Il Castello su indicazioni testamentarie della Marchesa Giulia divenne la sede del Collegio Barolo, attivo fino al 1958, per favorire l'istruzione dei ragazzi poveri della zona. Un maestro virtuale ci aiuta a ripassare e integra le nostre conoscenze sui segreti del vino. E finalmente il vino, negli storici ambienti di tinaggio, è stato creato il Tempio dell'enoturista dove sottola guida di esperti è possibile degustare e imparare a distinguere le diverse personalità dei grandi cru di Barolo.
L'ultima sosta nelle cantine marchionali dove ha sede l'Enoteca regionale che rappresenta tutti gli 11 comuni della zona d'origine del vino Barolo. Ci attende una vasta esposizione di etichette e delle annate più significative, doveroso l'acquisto in loco per continuare a vivere le emozioni e le sollecitazioni che Confino ci ha suscitato.
Il Museo del vino, WiMu, è nato grazie all'accordo tra regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comune di Barolo, Unione di Comuni 'Colline di Langa e Barolo” ed Enoteca Regionale del Barolo con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Compagnia San Paolo.
Articolo correlato:
Viaggio emozionale nel mondo del vino Apre in Piemonte il museo del Barolo

