Spiace constatare ancora una volta che il vino Marsala (con alle spalle una storia gloriosa e molto antica, conosciuto e valorizzato già nell'Ottocento, prima Doc italiana dal 1932) non riesce a uscire dal cono d'ombra e riconquistare il favore dei consumatori più esigenti e preparati.

Il Marsala è un vino complesso, di nicchia che deve tornare a essere l'elemento principale dell'identità di un territorio particolare come quello espresso dall'agro marsalese. Occorre però innovazione, selezione dei contenuti scientifici e culturali, maggiore tutela della tipicità di questo vino storico italiano che, per nascita e vocazione, è il vino più internazionale della storia enologica d'Italia.

Su queste basi progettuali, l'Istituto della vite e del vino della Regione siciliana – come già ha dato notizia Italia a Tavola nei giorni scorsi - intende innescare un nuovo passo e, in accordo con il Consorzio di tutela della Doc di Marsala e i produttori del territorio, è stata costituita una vera e propria cabina di regia con il compito di mettere in atto azioni concrete per colmare il gap conoscitivo generale che sconta il vino Marsala soprattutto sulle nuove generazioni e rilanciarne l'immagine in Italia e all'estero. 

Nel 2011 le celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia saranno il primo banco di prova su cui misurare le azioni di rilancio del vino Marsala contenute nel Protocollo d'intesa. A Marsala si terrà un grande evento di degustazione dei vini Marsala, poi l'Inghilterra e Londra, terre d'elezione del vino Marsala, per rinnovare il legame antico con gli inglesi e con un mercato che esprime tendenze e stili di vita che si proiettano sul mondo intero. Il wine tasting a Londra siglerà un gemellaggio storico tra Sicilia e Inghilterra, il primo Paese che, grazie a John Woodhouse, ha conosciuto le straordinarie qualità del Marsala.

Inutile dire che facciamo al nuovo progetto tutti gli auguri possibili, confidando che l'anniversario dell'unità d'Italia faccia davvero ripartire la notorietà e le vendite internazionali del Marsala. Tentativi in questo senso ne sono stati fatti altri negli ultimi 30 anni (ricordiamo diversi convegni a Marsala, degustazioni in ogni angolo d'Italia e del mondo, i libri di Vincenzo Buonassisi e Luigi Papo, mega stand al Vinitaly) ma, a quanto pare, si è ancora al punto di partenza, o quasi.

Diego MaggioA dare una mano a questo nuovo tentativo di far risorgere il grande vino siciliano, a ricordare e documentare la storia gloriosa del vino Marsala e a dibatterne le problematiche ancora attuali ci pensa egregiamente, in un libro edito da poche settimane, l'avvocato Diego Maggio (nella foto), personaggio marsalese ben conosciuto.

Consigliere delegato della Federvini Sicilia e dei Consorzi di tutela della Doc Marsala e Pantelleria, presidente della associazione 'Paladini dei vini di sicilia”, reggente dell'Antica accademia del Marsala, Diego Maggio sviluppa in questo volume – 'Ragioni e sentimenti nella Sicilia del vino”, 260 pagine, nutrita documentazione fotografica, Gedit Edizioni di Bologna, 55 euro – un lungo canto d'amore per la sua terra, un canto passionale, testimonianza di un'anima che viene da origini di famiglia rurale che Maggio non ha mai rinnegato, anzi – scrive lui – «cerco sempre di meritarle».

Un libro che è insieme un 'Amarcord” felliniano, un 'Baarìa” di Tornatore trasferito a Marsala, una vetrina dell'enologia di Marsala e di Pantelleria ma anche una inchiesta su quanto si poteva fare, non è stato fatto e si può ancora fare per dare al Marsala e ai vini siciliani in generale il riconoscimento che meritano sulle tavole del mondo.

Ecco allora i vari capitoli di proposte concrete: unire le tradizioni al nuovo, aprirsi al mondo, riconquistare chi è partito, promuoversi qualitativamente, chi deve fare che cosa, le occasioni perdute, i punti di forza.

«Un solo regista – scrive Maggio -, solo un soggetto unico, professionale e non politico, alla stregua della francese Sopexa, può garantire una logica di sistema che faccia la buona causa di tutto il vero made in Sicily. Solo così potremo (e comunque dovremo) presentarci uniti nei mercati esteri».

Spunti e consigli che vengono da un marsalese innamorato della sua terra ma che ha girato il mondo, soprattutto quello del vino: pareri autorevoli, non c'è dubbio.

Un volume da meditare, per ripartire seriamente nella valorizzazione del prodotto-simbolo di questa terra, un simbolo dell'Italia tutta, così come da Marsala è partita l'Unità d'Italia.


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