Trento, bollicine alla riscossa. Tante domande, poche risposte
Le bollicine conquistano Trento. Palazzo Roccabruna ospita diverse degustazioni mentre nelle piazze mille calici si alzano per un brindisi al Trentodoc e alla terra che lo produce. E nel frattempo ci si interroga sul futuro con tanti quesiti, ma sono ancora poche le risposte capaci di soddisfare
TRENTO - Sarà che ogni anno la manifestazione coincide con l'arrivo vero e proprio dell'inverno. Sarà che due volte su tre proprio in quei giorni inizia a cadere qualche fiocco di neve. Sarà per la magia dei mercatini di Natale. Di certo è che Bollicine su Trento ha sempre qualcosa di speciale da raccontare e per farsi raccontare. Tante le novità di quest'anno per l'evento che vede protagonista, come sempre, il perlage di TrentoDoc: un marchio che unisce oggi ben 32 aziende, tre in più rispetto allo scorso anno, grazie all'ingresso dell'Azienda Agricola Bellaveder, dell'Azienda Agricola Cesconi e di Opera Vitivinicola in Valdicembra.
Cosa accade a Trentodoc dopo molti anni di affinamento? è questa la domanda alla quale ha cercato di dare una risposta la degustazione guidata da Marco Sabellico e denominata 'Gli introvabili”. A Palazzo Roccabruna, la casa dei prodotti tipici trentini, sono infatti state stappate bottiglie di annate che spaziavano dal 1992 al 2002, molte di queste non più in commercio e tutte dalle caratteristiche particolari e degne di attento dibattito. E per chi non ha potuto godere di queste poche bottiglie ecco che 32 bar e winebar del centro di Trento hanno dato vita a 'I mille brindisi della città”: un aperitivo alla presenza dei produttori per poter rispondere alle curiosità e alle domande dei consumatori.
Come ogni anno Bollicine su Trento rappresenta anche l'occasione per dibattere sul temi attuali. E dunque: come sta cambiando il mondo delle bollicine e del metodo classico? Quali sono le reazioni del consumatore in un momento congiunturale difficile? A chi si rivolge questo mercato? Quali tendenze attuali e le possibili evoluzioni? Come si può efficacemente comunicare la qualità?Tante domande, ma poche risposte. I 'Dialoghi sulle bollicine”, moderati dalla food editor de La Repubblica Licia Granello, che hanno visto la partecipazione di Giles Fallowfield, esperto mondiale in tema di bollicine e Champagne, Marco Sabellico del Gambero Rosso e Enzo Vizzari, direttore delle Guide del gruppo L'Espresso, non hanno portato a nulla di nuovo. Forse perché la domanda poteva essere riassumibile in una sola: come vendere meglio o più bottiglie? Buona la proposta di Vizzari di iniziare dal lavorare sui mercati italiani tralasciando, per un attimo, gli obiettivi che ciascuna azienda si è prefissata per l'export. E allora la domanda nasce spontanea: che percentuale di consumatori in Italia sa distinguere un Trentodoc da un Franciacorta o un Prosecco da un Oltrepo? I mercati attuali hanno saputo far chiarezza sulle differenze tra il metodo classico e il metodo Charmat? Qualche dubbio ci viene e con estrema naturalezza citiamo l'esperienza del Talento. Lanciata, ceduta, ripresa e rimessa in moto. Ma questa parola non a tutti piace. I franciacortini l'hanno perfino ripudiata. E allora quale soluzione in risposta alle tante domande?
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