è il vino più famoso del mondo e il più imitato, tanto che una task force di legali ne tutela il marchio e la sua blasonata origine nelle colline tra Siena e Firenze. Alla Chianti Classico Collection, l'Anteprima fiorentina dedicata alle ultime annate del Gallo Nero, l'interesse dei media ha premiato il lavoro dei produttori che hanno portato in degustazione 358 diverse etichette e 70 prove di botte. Soddisfatti gli organizzatori, per cui la qualità è l'unico antidoto alla crisi economica in atto.
«Il primo punto è quello che c'è nel bicchiere - dice il presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Marco Pallanti (nella foto, a sinistra, insieme al direttore Giuseppe Liberatore). Qui ci confrontiamo con tutto il mondo e proprio perché sono pochi soldi da spendere ci si rivolge a prodotti sicuri, di qualità. Negli ultimi 5 anni abbiamo avuto tre annate straordinarie: 2004, 2006 e 2007 e due buone: 2005 e 2008. Quindi c'è la qualità base su cui si può costruire qualsiasi strategia. Ma senza la qualità non si va avanti».

Da sinistra: Marco Pallanti e Giuseppe LiberatoreCome affronterete questo momento difficile?
«Credo che qui siamo abbastanza al riparo dalla crisi di cui sentiamo tanto parlare. Abbiamo infatti un valore aggiunto da non sottovalutare: ci troviamo nel territorio più bello del mondo, tra Firenze e Siena e questo è un valore aggiunto su cui puntare, un obiettivo che il Consorzio si era posto da tempo, ma che riuscirà a mettere in atto solo quest'anno. Tra la fine di maggio e i primi di giugno organizzeremo infatti un articolato evento, lungo una settimana, legato al Chianti Classico, che prevede varie iniziative itineranti tra le due province interessate di Firenze e di Siena e che coinvolgerà le aziende con degustazioni e cene a tema nelle cantine. Questa sarà la prima fase perché il prossimo anno nelle stesse zone partiranno iniziative culturali, come musica, letteratura, teatro e balletto. Ci sono prodotti che hanno la bontà come fine ed altri che hanno la bontà come mezzo.
Il Chianti Classico è un prodotto la cui bontà serve per spiegare un territorio, per aprirvi una finestra. Certo, deve essere buono, altrimenti non si venderebbe, ma deve essere legato all'ambiente dove nasce, mostrare la sua anima, il suo legame con qualcosa. Ecco, noi abbiamo queste radici che vanno profonde nella storia e che dobbiamo mettere in rilievo. In questa direzione va anche l'istituzione della Strada del Vino e dell'Olio Chianti Classico, un soggetto unitario capace di superare le antiche e anacronistiche divisioni tra il territorio fiorentino e quello senese, spesso causa di debolezze strutturali di un'azione promozionale localistica e frammentata. Saranno indubbi i vantaggi che questo porterà a tutta l'economia chiantigiana, produttori ma anche ad aziende che operano nell'ospitalità turistica, della ristorazione, del commercio e dell'artigianato».

 Il 27% della produzione annuale di Chianti Classico - 37 milioni di bottiglie - è assorbito dal mercato nazionale. Il resto va nei mercati esteri, Usa e Canada in testa. Si potrà vivere di rendita sul prestigio del nome, oltre che sulla qualità, e si possono azzardare previsioni?
«è vero, il nostro è il vino più conosciuto al mondo e questo conta, ma in questo senso abbiamo già raschiato il fondo del barile. L'entusiasmo c'è: basta andare in giro nel nostro territorio e vedere quanti ettari di vigna nuova ci sono. Se non ci fosse interesse gli investitori sarebbero andati da un'altra parte. In 15 anni, 4.000 ettari nuovi su un totale di 7.000 valgono almeno 300 milioni di euro. Quest'anno stiamo un po' soffrendo, dopo il crollo dei consumi che si è avuto nella seconda parte del 2008, ma non possiamo ancora fare previsioni a lungo termine, una comparazione oggettiva di dati.
Lavoriamo in modo di diverso, day by day, gli ordini vengono fatti giorno per giorno, i consumi vengono centellinati e chi ordina lo fa in base al consumo. Sui nuovi mercati, come Russia ed Europa dell'Est, ci difendiamo bene, ma soffriamo dove la crisi si è fatta sentire di più, come Stati Uniti e Germania. I veri dati reali e un preventivo serio si potranno avere tra maggio e giugno dopo i nostri appuntamenti più importanti come il Vinitaly. Solo allora potremo vedere la tendenza dei mercati anche a livello mondiale, e soprattutto osservare da quanti verrà un segnale di ripresa».

Mariella Morosi



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