La Sicilia è la terra di Luigi Pirandello, di Sciascia e di Andrea Camilleri, è un'isola del vino per autonomasia. I colori stupendi della terra fresca bagnata dalla pioggia cadente da settimane, hanno trasformato il paesaggio siciliano in qualcosa di stupendo, di affascinante per me, che vengo dalla capitale. Le nuvole minacciose passavano veloce tralasciando i raggi di sole blando di inizio febbraio, a inondare i campi coltivati e invasi di fiori gialli. Partendo da Palermo verso Agrigento, ho percorso i territori siciliani dal mare alle pianure, lago e colline, incontrando nel mio viaggio coltivazioni di vigne variegate con profumi immaginari che mi hanno invaso l'olfatto aspettando impaziente le degustazioni.

 Nella bellissima cornice del Monastero di Santo Spirito abbiamo assaggiato un ventaglio di vini bianchi siciliani autoctoni e no, dell'agrigentino: Catarratto, Grillo, Fiano, Inzolia, Grecanico e il Chardonnay, delle aziende: Tenuta dei Mille, Convivio-Al Qattà, Planeta (biologico), Di Prima, Di Giovanna, La Torre Cantina sociale, Tenuta La Lumia, Stoccatelo di Renzo Barbera, Quignonese, Viticultori Associati Cantina Sociale, Feudo Montoni, Cantine Barbera (Doc), Milazzo, Settesoli, Grottarossa, etc.
I matrimoni tra Inzolia-Grecanico; Inzolia-Chardonnay; Inzolia-Catarratto e Fiano, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay in purezza, hanno portato ai risultati eccellenti nelle vendemmie 2007 e 2008.

Inzolia
Inzolia in purezza è un vino profumato, fresco e colpisce per l'intensità e la sua densità insieme agli altri uvaggi bianchi caratterizzati da profumi netti e armoniosi di fieno, mimosa e camomilla, che si alternano e intrecciano a sentori di mela renetta, mandorla, uva spina, pesca, pesca a polpa bianca, banana, frutta esotica ed erbe della macchia mediterranea. Di colore giallo paglierino con riflessi verdi; 13,5% vol, al palato è deciso, di spiccata personalità, coerente con l'aristocratica impronta data dall'uva che gli dà vita, e colpisce per la solidità e l'estrema compostezza, frutto di una tessitura nobile e di una componente acida appropriata. Secco e caldo nello stesso tempo e di buona morbidezza.
Per quanto riguarda gli abbinamenti gastronomici è gustosa e felice l'unione con diversi risotti alle ortiche, alla zucca, spaghetti ai frutti di mare, formaggi, etc.

Il Nero d'Avola
Sicilia e anche la terra del Nero d'Avola, del Nerello Mascalese, Frappato, Perricone, Pinot Noir, Sangiovese, Merlot, Syrah, Cabernet-Sauvignon (di origine francese). La provincia di Agrigento, ha saputo raccontare il suo territorio e i suoi vini bianchi, rossi e rosé. Il suo asso forte e il Nero d'Avola nato in collina, zona Grotte di Racalmuto e di altri comuni di collina conosciuto a livello internazionale per le sue qualità.
Nero d'Avola in purezza, elevato in barriques e un vino forte, imponente, deciso, generoso con multiple varietà aromatiche che spazia dalle confetture agli aromi di terra con note di noce moscata, prugne secche, cannella, liquirizia, etc. Corposo al gusto con colori inconfondibili, il vino è elegante, complesso, un rosso particolare con un patrimonio polifenolico da invidiare per il suo corredo di tannini dolci-amari. Si abbina agli arrosti, alle grigliate di carni rosse ed alla cacciagione di piume e di pelo.

 Marilena Barbera La vocazione enologica siciliana
La Sicilia è oggi una delle regioni italiane a maggiore densità vitivinicola, con 20% della superficie vitata nazionale e una produzione media annua di quasi 10 milioni di quintali di uva da mosto. Agrigento è la seconda provincia siciliana, dopo Trapani, per diffusione della vitivinicoltura con una produzione media annua di 1,3 milioni di quintali.
In provincia di Agrigento esistono cinque denominazioni di origine controllata, nonché un Igt Sicilia, che è la principale con la maggiore produzione nell'isola, con 600.000 ettolitri annui, pari al 40% della produzione regionale. Le Doc sono: Menfi, Sciacca, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia e Contea di Sclafani, come sottlinea Marilena Barbera (nella foto) produttrice e presidente del Consiglio interprofessionale per i vini Doc e Igt dal 2006.

Quando penso alla Sicilia, non la considero un'Isola, ma un arcipelago poliedrico e sfaccettato: con le sue tante anime, affascinanti e seducenti. Qui la grande varietà di territori, di microclimi, di ambienti naturali genera mondi differenti fra loro. Confrontare un vino dell'Etna e delle Madonie con un vino che nasce pochi passi dal mare è difficile sé non impossibile: utilizzare la stessa denominazione per indicare vini completamente diversi tra loro può diventare un elemento di confusione.
Il ruolo giocato dal Consiglio è molto importante: «Rappresentiamo ben 45 aziende - continua Marilena Barbera - che con il proprio lavoro e il proprio apporto in termini d'esperienza, innovazione e impegno in favore della qualità, contribuiscono al Rinascimento enologico siciliano. E per non confondere il consumatore, è necessario concedere la denominazione Sicilia, solo ai vini che completano nei confini regionali l'intero ciclo di lavorazione, dalla produzione delle uve all'imbottigliamento. C'è chi pensa che in questo modo si limiterebbero le opportunità commerciali per le aziende che hanno il proprio core business nel vino sfuso. In realtà si tratta di una scelta coraggiosa che valorizzerebbe l'economia del vino nel medio periodo con il risultato di trattenere qui tutto il valore aggiunto generato dall'imbottigliamento. Inoltre, contribuirebbe a scoraggiare speculatori che acquistano grandi quantità di vino sfuso di dubbia qualità per imbottigliarlo all'estero o al nord Italia, rivendendolo poi a prezzi stracciati».

'I vini dell'Agrigentino. Vigneti e luoghi incantati della Valle dei Templi”
è il titolo del volume scritto da Roberto Spera e dedicato ad uno dei luoghi più suggestivi del mondo. Attraverso le visite in cantina, i vigneti, i filari, la natura si conosce un territorio secolare che riesce a trasmettere un messaggio forte, non interpretato per tanto tempo, ma grazie al popolo siciliano-agrigentino, alla loro fatica, oggi i loro vini sanno raccontare questa storia.


Julia-Sandra Virsta

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