Una miniera di zolfo abbandonata, quella descritta da Pirandello in "Ciaula scopre la Luna", torna a rivivere grazie al vino. Sembra infatti che le condizioni termiche e di umidità di questa zolfara siano ottimali per l'affinamento di vini di qualità. La convenzione appena firmata tra il Comune della città di Aragona (Ag) e la Cantina sociale di Canicattì (Ag) per l'utilizzo di una parte del Parco minerario di Taccia Caci rende così operativo un inedito percorso produttivo d'eccellenza che valorizza il territorio e la sua storia.

La convenzione, rinnovabile, avrà una durata di sei anni e prevede anche un secondo step progettuale per la ristrutturazione delle gallerie d'estrazione e le discenderìe della miniera. Solo dopo la messa in sicurezza saranno consentite le visite turistiche.

«Le zolfare insieme all'agricoltura sono state economicamente e socialmente rilevanti in quest'area della Sicilia centromeridionale - ha detto il presidente dei Viticultori associati di Canicattì, Giovanni Greco - e noi vogliamo con questo progetto restituire valore e senso alla nostra storia, con un utilizzo moderno e produttivo alla miniera».

Il Parco minerario di Taccia Caci è un sito museale a ricordo del lavoro massacrante di tanti uomini e dei carusi, i minatori-bambini, gli unici che potevano penetrare nei cunicoli più stretti. Soddisfazione per l'iniziativa anche al comune di Aragona per la nuova visibilità data alla storica città a pochi km da Agrigento e dalle aree archeologiche. L'obiettivo dei 480 piccoli e piccolissimi produttori associati di Canicattì è quello di produrre vini di territorio, di qualità e al giusto prezzo: una formula magica che può funzionare.

Insieme gestiscono un migliaio di ettari vitati in quella Sicilia assolata dalle terre bianche. Non a caso le radici della cooperazione sono nella storia del movimento contadino siciliano. Sono terreni frazionati, spesso di poche centinaia di metri, in oltre 60 contesti pedoclimatici differenti, ma un sistema di condivisione progettuale e di disciplinari interni ha trasformato ciò che poteva essere una difficoltà in una ricchezza per la possibilità di offrire vini diversi, sempre più identificati con il territorio e le tradizioni dei luoghi.

«Facciamo vini di fascia alta ma al giusto prezzo di mercato - dice ancora Greco - e non è uno slogan, ma un risultato che cerchiamo di conquistare vendemmia su vendemmia, grazie a un lavoro di squadra che impegna tutti dal vigneto alla cantina, dal settore tecnico al marketing fino alla comunicazione. Stiamo crescendo in un momento difficile, eppure ricco di opportunità».

I riconoscimenti arrivano: l'ultimo, il Gran Premio internazionale Mundus Vini, è andato allo Scialo 2006, blend di nero d'Avola e Syrah, e l'Oscar qualità-prezzo dell'Almanacco del Bere Bene 2009 del Gambero Rosso ha premiato il Calìo 2007 (Nerello Cappuccio e Nero d'Avola) fresco di debutto all'ultimo Vinitaly. Sono vini riconoscibili, ricchi e fragranti con un'ottima acidità e freschezza e con un fondo di mineralità che richiama il terroir vulcanico come il Grillo, il Catarratto, l' Inzolia e lo Chardonnay della Linea Aquilae, così come il Rosato e l'Inzolia della linea La Ferla.

I rossi di grande struttura non compromettono eleganza e morbidezza: è il caso di Aynat ,di Scialo e di Caliol. Le attuali 700mila bottiglie dovrebbero diventare un milione nel prossimo biennio. E cosa c'è di meglio, per il riposo delle barriques e per l'affinamento dei vini, delle gallerie sotterranee di una zolfara abbandonata, sfruttandone umidità,ventilazione e temperature costanti? Il progetto pilota prevede che in futuro la zolfara possa diventare anche una vera e propria cantina di sperimentazione per la zonazione del patrimonio ampelografico siciliano. L'idea potrebbe essere estesa ad altri territori e ad altre miniere?

«Intanto questo è un segnale di una consapevolezza importante del valore del territorio e della sua storia - dice Dario Caltabellotta, direttore dell'Istituto regionale della vite e del vino- con la forza di rappresentare la Sicilia nella sua identità più significativa».