Gratta un biglietto - comprato a una cifra simbolica nelle tappe delle Strade del vino italiane - e se sei fortunato ti porti a casa una buona bottiglia. L'idea, originale quanto coinvolgente, è emersa a Montefalco (Pg) alla 29a Settimana enologica-Sagrantino wine festival durante Valentino Valentinil'incontro, promosso dall'associazione delle Città del vino, tra operatori delle Strade del vino guidati da Fabio Taiti e da professionisti dell'incoming-enoturismo, della comunicazione e dei nuovi media web. «La formula del gioco lotteria - dice Valentino Valentini (nella foto a sinistra), sindaco di Montefalco e presidente delle Città del vino - può offrire nuovi strumenti per rafforzare il sistema enoturistico delle Strade del vino di tutta Italia. è una delle idee concrete che vengono direttamente da giovani preparati e motivati che operano quotidianamente nei settori del turismo e dell'enogastronomia».

Ma non solo: oltre al "Gratta e bevi" ecco altri progetti innovativi: le "Strade on tour" sistemazione nelle città di pannelli con foto di paesaggi vitivinicoli italiani , il rilancio del "Vino di strada" con piccoli chioschi per degustazioni a modico prezzo, la "Land therapy",ossia il pieno godimento del paesaggio che cura e rilassa ed infine "Stop & ben godi", sosta golosa in  punti di vendita della rete autostradale per acquistare e degustare le eccellenze di nicchia dei vari territori. Oltre a queste proposte innovative, l'ultima edizione del Sagrantino wine festival (18-21 settembre) dedicata al vino più rappresentativo dell'Umbria ha dato come sempre grande attenzione ai temi dell'attualità e della cultura, dal cinema al teatro, dalla musica al fumetto. Si è rinnovato il consueto assalto ai banchi di degustazione, ma con in tasca la sicurezza dell'etilometro fai-da-te distribuito gratuitamente come monito per il bere-bene. Il gran finale della festa della vendemmia, proprio come quella di una volta con i carri agricoli ornati di grappoli, ha chiuso l'edizione 2008.

Le cifre del Sagrantino fanno riflettere: in meno 10 anni i 100 ettari Docg sono diventati 660 e il giro d'affari di tutti i vini di Montefalco, sia Doc che Docg, ha raggiunto i 25 milioni di euro, oltre all'indotto. Ma ha senso parlare ancora di miracolo-Sagrantino? «C'è soprattutto una grande realtà di lavoro duro, di imprese e di amministrazioni - dice Valentini - 29 anni di manifestazioni della Settimana enologica sono il frutto del lavoro di un comune di piccole dimensioni come Montefalco che all'indomani dell'attribuzione della Doc decise di investire su questo prodotto. Le imprese hanno recuperato un vitigno che era quasi estinto: negli anni Settanta il Sagrantino era coltivato in poco  meno di 5 ettari e, parcellizzato in piccole proprietà, era destinato tradizionalmente a produrre vino passito per il consumo locale. Le ricerche sono partite dalle antiche viti esistenti nel centro storico, alcune vecchie di 100-150 anni e ancora a piede franco. Il lavoro di ricerca e gli investimenti ci hanno portato oggi al traguardo di due milioni e mezzo di bottiglie. Il vino è nella storia di questa terra e va insieme ad altre espressioni culturali, agli affreschi di Benozzo Gozzoli e al nostro paesaggio, e la nostra Strada del Sagrantino meglio di altre ha saputo integrare il suo vino - e quindi l'itinerario enogastronomico - alle risorse e ai valori del territorio».

Inevitabile la domanda sulle prospettive della nuova normativa europea. E qui Valentini parla non più come sindaco di Montefalco ma come presidente delle Città del vino. «Il vero rischio - dice - è di non dare a tutti le opportunità che negli anni ‘70 e poi negli anni ‘90, attraverso prima la Doc e poi con la Docg, è stata data al Sagrantino. Mi preoccupa che territori emergenti ancora poco conosciuti del nostro Paese, in grado di avere una dinamica analoga a quella che ha avuto negli ultimi 30 anni il Sagrantino, con le nuove regole abbiano più difficoltà ad imporsi. Chi è già emerso come noi deve anche pensare a chi deve ancora emergere».

Mariella Morosi


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