Brunello: ottimismo dal Consorzio, ma ora si parla di "distrazione" di fondi Ue...
Ottimismo sembra la parola d'ordine fra i soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino che si sono riuniti in un'assemblea per discutere, fra gli altri problemi, la recente decisione degli Stati Uniti di bloccare, a partire dal 9 giugno, le importazioni di Brunello sprovvisto di certificazione che ne attesti la provenienza da sole uve Sangiovese. Nuove nubi si addensano però sul Brunello che, oltre alle inchieste per frode (utilizzo di vini diversi dal solo Sangiovese in purezza...), potrebbe essere indagato anche per l'utilizzo improprio per fondi Ue.
Se da un lato, sul piano formale i soci del consorzio hanno ribadito
un'assoluta fiducia nel presidente (Francesco Marone Cinzano) e nel consiglio (riconfermato, benché si fosse presentato come dimissionario), dall'altra non è che l'aria che si respira a Montalcino sia proprio delle più serene. Anche se per il momento è archiviata la proposta di cambio del disciplinare (che sanerebbe le scorrettezze di aziende com Argiano, Banfi, Frescobaldi e Antinori), dall'altra c'è una nuova preocupazione che serpeggia.
Come riferisce Carlo Macchi su www.WineSurf.it, «è uscita fuori una situazione completamente diversa. Molti dei problemi relativi agli ettari di merlot piantati sembrava fossero di pura origine finanziaria. Oggi sembra ci sia molto di più: risulterebbe ai giudici infatti che quegli ettari 'non conformi” (ma anche altri impianti) siano stati impiantati utilizzando fondi comunitari. Questi fondi dovevano essere usati per piantare Sangiovese per una precisa Docg e invece sono serviti per piantare Merlot, non ammesso dal disciplinare. Se questo fosse vero non si tratterebbe solo di frode in commercio ma anche di 'distrazione” di fondi comunitari. Pare anche che questo non sia successo solo una volta ma sia 'in voga” da diverso tempo e che il procuratore capo Antonino Calabrese e il sostituto procuratore Mario Formisano stiano indagando soprattutto in questo senso. Quindi non solo vigneti non conformi al disciplinare, ma anche piantati grazie a sovvenzioni comunitarie che dovevano servire ad altro.
Se questo risultasse vero e provato saremmo di fronte ad un vero e proprio 'sistema” che regolarmente utilizzava fondi per scopi diversi da quanto ammesso dalla legge. Quanto radicato e esteso eventualmente fosse questo 'sistema” è proprio quello che la procura di Siena sta cercando di capire.
A fianco però di questi fatti, veri o falsi, vi è la certezza che il mercato del vino sta presentando il conto al Brunello. Come accennato gli Stati Uniti dal 9 di giugno bloccheranno le importazioni di Brunello, a meno che i vini non siano muniti di certificato 'Sangiovese 100%”. Ma il Governo americano va oltre e chiede ufficialmente di sapere quali siano le cantine coinvolte, probabilmente per bloccarne totalmente le importazioni. Visto che le non conformità nel vigneto sarebbero state riscontrate in ben 93 aziende, la situazione non è certo rosea.
Ci sarebbe una scappatoia: nella lettera inviata all'Ambasciata italiana di New York in cui si motiva il provvedimento, si dice anche che al posto dell'analisi basterebbe una dichiarazione del Governo italiano, dove si affermi, motivandola, la sola presenza di Sangiovese nel Brunello. A questo punto il problema diventa quindi di ordine politico. Vorrà il nostro Governo fare una cosa del genere? I 15 giorni a venire, quelli che ci separano dalla prossima Assemblea generale dei produttori, ci diranno qualcosa in merito».
Se da un lato, sul piano formale i soci del consorzio hanno ribadito
un'assoluta fiducia nel presidente (Francesco Marone Cinzano) e nel consiglio (riconfermato, benché si fosse presentato come dimissionario), dall'altra non è che l'aria che si respira a Montalcino sia proprio delle più serene. Anche se per il momento è archiviata la proposta di cambio del disciplinare (che sanerebbe le scorrettezze di aziende com Argiano, Banfi, Frescobaldi e Antinori), dall'altra c'è una nuova preocupazione che serpeggia. Come riferisce Carlo Macchi su www.WineSurf.it, «è uscita fuori una situazione completamente diversa. Molti dei problemi relativi agli ettari di merlot piantati sembrava fossero di pura origine finanziaria. Oggi sembra ci sia molto di più: risulterebbe ai giudici infatti che quegli ettari 'non conformi” (ma anche altri impianti) siano stati impiantati utilizzando fondi comunitari. Questi fondi dovevano essere usati per piantare Sangiovese per una precisa Docg e invece sono serviti per piantare Merlot, non ammesso dal disciplinare. Se questo fosse vero non si tratterebbe solo di frode in commercio ma anche di 'distrazione” di fondi comunitari. Pare anche che questo non sia successo solo una volta ma sia 'in voga” da diverso tempo e che il procuratore capo Antonino Calabrese e il sostituto procuratore Mario Formisano stiano indagando soprattutto in questo senso. Quindi non solo vigneti non conformi al disciplinare, ma anche piantati grazie a sovvenzioni comunitarie che dovevano servire ad altro.
Se questo risultasse vero e provato saremmo di fronte ad un vero e proprio 'sistema” che regolarmente utilizzava fondi per scopi diversi da quanto ammesso dalla legge. Quanto radicato e esteso eventualmente fosse questo 'sistema” è proprio quello che la procura di Siena sta cercando di capire.
A fianco però di questi fatti, veri o falsi, vi è la certezza che il mercato del vino sta presentando il conto al Brunello. Come accennato gli Stati Uniti dal 9 di giugno bloccheranno le importazioni di Brunello, a meno che i vini non siano muniti di certificato 'Sangiovese 100%”. Ma il Governo americano va oltre e chiede ufficialmente di sapere quali siano le cantine coinvolte, probabilmente per bloccarne totalmente le importazioni. Visto che le non conformità nel vigneto sarebbero state riscontrate in ben 93 aziende, la situazione non è certo rosea.
Ci sarebbe una scappatoia: nella lettera inviata all'Ambasciata italiana di New York in cui si motiva il provvedimento, si dice anche che al posto dell'analisi basterebbe una dichiarazione del Governo italiano, dove si affermi, motivandola, la sola presenza di Sangiovese nel Brunello. A questo punto il problema diventa quindi di ordine politico. Vorrà il nostro Governo fare una cosa del genere? I 15 giorni a venire, quelli che ci separano dalla prossima Assemblea generale dei produttori, ci diranno qualcosa in merito».

