“Wine marketing” di Nomisma disegna lo scenario dei consumi enologici nel mondo
Nella giornata inaugurale della kermesse di Vinitaly, Nomisma ha presentato il rapporto 'Wine marketing”, una ricerca che fornisce la nuova mappatura dei consumi, della produzione e del mercato mondiale del vino. In Cina, per esempio, nel 2011 si stapperanno un miliardo di bottiglie di vino e gli statunitensi diventeranno entro 2 anni i maggiori consumatori di vino, superando i totem enologici Francia e Italia, in netto calo sui consumi. A Mumbay i medici consigliano il vino al posto del whisky, mentre sempre più spesso i ricchi a Mosca lo preferiscono alla vodka.
Il rapporto, che confronta i dati dell'ultimo decennio e fornisce un'analisi sul posizionamento competitivo del vino italiano nei 9 principali mercati di riferimento, mostra il nuovo profilo del vino nel mondo, diventato oggi sempre più "bevanda globale" anche al di fuori dei confini dei Paesi produttori. La sintesi che emerge è quella di un settore in fortissima evoluzione, dove se da una parte sono ampi i margini di crescita, dall'altra è altrettanto cruciale il fattore competitivo, oggi più che mai insidiato dell'emisfero Sud dei produttori, ovvero i wine maker del "Nuovo mondo".
I dati dell'export italiano
In questo contesto l'Italia mantiene le posizioni con la propria quota sul mercato mondiale che è rimasta invariata: il 18 per cento dell'export mondiale 10 anni fa, il 18% oggi. Meglio della Francia, che passa dal 42% al 35 e favorisce soprattutto l'Australia (9%) assieme alla new wave produttiva (Cile, Usa, Sud Africa, Nuova Zelanda), la cui quota passa dall'11 al 22%. Ciò che cambia per l'Italia, e di molto, è invece il valore dell'export, la cui crescita è stata esponenziale grazie alla produzione di qualità e all'affermazione del proprio brand: negli ultimi 12 anni l'export è praticamente raddoppiato e il valore del 2007 si è attestato sui 3,4 miliardi di euro. E, come per altri settori di mercato, sarà proprio sull'asse della qualità e dell'immagine che l'Italia si gioca la propria partita, non certo sul fattore prezzo. Tutto ciò - rileva il rapporto - nonostante l'Italia sia priva di un piano strategico nazionale, che invece è presente in tutto lo scacchiere competitivo mondiale. Forse – sottolinea Nomisma – anche a causa di una struttura produttiva e commerciale estremamente frazionata e perciò difficile da inquadrare in una strategia settoriale.
E a proposito di geografia dei vitigni nel mondo, se Spagna, ma soprattutto Francia e Italia denotano ormai da tempo una certa stazionarietà nelle superfici (in Italia meno 15% negli ultimi 10 anni) il dinamismo maggiore arriva ancora una volta da un emisfero Sud non soggetto a contingentamenti di sorta. Un vero e proprio caso, in questo senso, è quello della Cina, il cui vigneto è cresciuto, nel giro di dieci anni, del 200% arrivando ad una dimensione analoga a quella di Usa ed Australia messi assieme, cioè alla superficie del quarto e quinto Paese produttore di vino al mondo. Ed ecco che anche sul vino si va riproponendo il "pericolo Cina".
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