Celebrato anche quest'anno la terza domenica di gennaio con la tradizionale pigiatura in piazza a Breganze delle uve appassite e la sfilata della Magnifica Fraglia - di cui è gran maestro Fausto Macula, l'artefice della rinascita di uno dei vini mito fra i passiti italiani - il Torcolato si impone ormai all'attenzione internazionale come uno dei prodotti di punta dell'enologia italiana.

 Lo è al punto che, pur nelle limitate dimensioni della sua produzione (poco più di 70 ettolitri), occupa un'importante posizione di mercato, grazie anche alla decisione di aumentarne la produzione presa da alcuni dei 16 aderenti al Consorzio tutela vini Doc Breganze. Ciò ha portato negli ultimi anni a un maggiore equilibrio fra le cantine e a un'offerta più ampia di prodotti che, pur all'interno di un disciplinare abbastanza rigoroso, fa emergere differenze di stile e sensibilità. Se a marcare sempre il campo è Maculan con 170 ettolitri, la Cantina Beato Bartolomeo è ormai quasi alla pari con 140 ettolitri di ottimo livello. Più distanziata, ma posizionata su posizioni di nicchia di grande pregio, c'è poi con 30 ettolitri la Cantina Miotti.

Seguono Gastaldia (22,71), Cà Biasi (15), Bastia (12), Villa Magna (8,15), Bonollo (8), Vitacchio (7,5), Col Divigo (7,18) e Contrà Soarda (7). Una limitata produzione, come detto, che della qualità ha fatto però il lei motiv di tutti i produttori che mettono il Torcolato fra i top delle rispettive offerte.
Miele, frutta matura o passa, uvetta, fico o albicocca secca sono gli aromi inconfondibili di un vino che in bocca, quando non è nella versione troppo marmellatosa, si presenta asciutto e all'insegna del 'dolce-non dolce”, con sentori di agrumi canditi, nonchè con note di vaniglia se lavorati in barrique. L'acidità della Vespaiola fa da moderatore al dolce, dando aromaticità nel finale.

m.p.

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