La bellezza di uno degli ambienti più tutelati d'Europa. La qualità di vini che, nonostante rappresentino lo 0,7% della produzione italiana, sono ai primi posti per quanto riguarda il favore dei consumatori e il giudizio della critica. Un'ospitalità senza pari nel rapporto fra qualità e prezzo che attraverso la carta del wellness ha saputo conquistarsi nuovi spazi di mercato. Tutto questo è l'Alto Adige, non solo come immagine percepita dai più, ma come realtà di un modello di sviluppo turistico che in pochi possono pensare di replicare altrove.
 Un'ambiente di qualità dove ogni operatore, a partire dal mondo del vino, gioca la sua parte per creare un'atmosfera per molti versi unica e che può essere sintetizzata nel modello delle 3 T (Territorio, Tipicità e Tradizione) dando vita a quello che può essere oggi definito il trend del benessere alpino.
Una strategia che se da un lato vede di fatto compatte le cantine nel giocare i valori della qualità assoluta e del terroir valorizzando i vitigni autoctoni (dai bianchi raffinati e profumati, come Gerwurztraminer, Chardonnay o Sauvignon, alle recuperate Schiave, dai ricercati Lagrein ai nobili Pinot neri), dall'altro è ancora incerta per l'esito del confronto della partita in corso fra chi gioca la carta del benessere in termini di banalizzazione globale (dai massaggi ayuverdici a sali del mar Morto) e chi invece, anche per il benessere, punta su un'offerta totalmente autoctona, che vede nei bagni di fieno, di mela, di pino, di latte di montagna, di cirmolo o, non casualmente, di vino, la strada vincente e capace di irrobustire l'anima vincente di questa provincia. Una strada, quest'ultima, che ha fra i capofila Stefan Pramstrahler di Fiè allo Sciliar .
è proprio attraverso la valorizzazione di prodotti un tempo 'poveri” che si può qualificare al meglio l'offerta del benessere sudtirolese, così come, del resto, è stato fatto per il vino puntando da tempo sul recupero di vitigni un tempo sottovalutati (è il caso della Schiava) o destinati a 'tagli”. Capofila in questa direzione è stata certamente la Cantina dei Produttori di San Michele, non a caso la più grande cooperativa della zona, che ha scatenato in circolo virtuoso in cui si sono inseriti tutti gli altri produttori, in una gara per il primato nella qualità che tocca un po' tutti, dalla Cantina di Termeno a quella del convento di Muri-Gries.
Il risultato è che oggi il 77% dei vini prodotti sul territorio è Doc (la più elevata percentuale in Italia), mentre il 13% è Igt e il 10% viene commercializzato come vino da tavola per il consumo locale. Una realtà che porta il 38% dei turisti a riconoscere il vino come prodotto tipico, superato solo dallo speck. Ciò spiega come il vino sia sempre più elemento di promozione del territorio e perno di quella strategia del benessere che, come detto, si è rivelata assolutamente vincente.

a.l.



CANTINE IN FESTA per un mese con "Sudtirolo in Festa": 15 comuni vitivinicoli si mostrano dal 15 maggio al 14 giugno (vedi servizio e programma )

A maggio, 10 candeline per la Speck Fest: Il luogo di ritrovo è noto. Il protagonista principale anche. Si tratta dello Speck Alto Adige Igp che quest'anno sarà sotto i riflettori di Piazza Walther a Bolzano per il 10° anno consecutivo. La rinomata festa sudtirolese si terrà dal 22 al 25 maggio e sarà incentrata sullo speck, ma non solo. Per festeggiare una serie di novità che fondono la tradizione con la modernità, come l'originale Speckparty.