Una nota che arriva da Golosaria Milano dichiara che nel corso di questa manifestazione sono stati consegnati, il 9 novembre, ben dieci premi a protagonisti "eroici" della viticultura, ovvero a dieci vignaioli (tra cui alcune donne), con la seguente motivazione:

 «il premio intende rendere omaggio a quei vignaioli che, oltre a produrre ottime bottiglie, si impegnano nella difesa dei valori culturali della campagna e del vino, azioni nelle quali le donne hanno assunto, negli ultimi anni, un ruolo da protagoniste».

Sono un poco meravigliato e sconcertato dalla facilità con cui nel mondo del vino si affibbia (sempre più spesso) l'etichetta di 'eroe” a vignaioli che fanno del buon vino (Eroe: in molte mitologie essere autore di imprese leggendarie, dotato di virtù eccezionali, un grande guerriero - da: Zingarelli, Vocabolario delle lingua italiana).

Bisogna essere degli eroi per produrre del buon vino? Io al posto di eroi del vino li chiamerei 'uomini e donne coerenti' e che svolgono il loro lavoro (spesso in condizioni difficili) e che non deflettono mai dal produrre un vino sano e naturale senza il ricorso alle alchimie della cantina come oggi è di moda (il cosiddetto vino 'Lego”: monta, smonta e rimonta). Scorrendo l'elenco dei premiati vedo incluse personalità di spicco del mondo vinicolo italiano e certamente coerenti nel loro lavoro. Ma chiamarli eroi mi sembra un poco esagerato. Anche perché dalla loro coerenza hanno sviluppato un indotto economico di buon respiro, visto l'alone che circonda (o circondava) il vino italiano. E gli Eroi non hanno nulla a che fare con il denaro.

Attilio Scotti