La qualità dei vini Pellegrino come scenario del Manifesto della cucina di Ragusa
La provocazione è servita: non esiste una cucina nazionale italiana. E sull'analisi di questo pensiero del giornalista siciliano Martino Ragusa raccolto e sviluppato dalla storica casa vinicola Carlo Pellegrino Spa che si è svolto a Marsala il quinto Pellegrino Cooking Festival, la celebre kermesse enogastronomica all'insegna delle migliori espressioni della cucina italiana. Di particolare rilievo il fatto che per la prima volta un manifesto di tutela della nostra cucina sia promosso da una casa vinicola, con un decalogo già sottoscritto da alcuni dei più grandi cuochi italiani.
«La cucina italiana è affetta da 3 mali - afferma Martino Ragusa. Il primo è un complesso di inferiorità. I nostri prodotti di eccellenza riforniscono le ricette di chef d'avanguardia di tutto il mondo che poi noi copiamo. Il secondo è il difetto di identità fuori dai confini. Il terzo male è il provincialismo dal quale la cucina italiana cerca di emanciparsi scopiazzando quella degli altri. Il mio manifesto vuole semplicemente provare a mettere d'accordo gli italiani», conclude Ragusa, «convincerli che tutti hanno del buono e possono unirlo al buono di altri per raggiungere un "ottimo" che ci rappresenti tutti come meritiamo».
E nei due giorni del Pellegrino Cooking Festival, grandi maestri della cucina italiana e internazionale, simpaticamente supportati da alcuni giornalisti di importanti testate nazionali, hanno esaltato nel migliore dei modi la tradizione culinaria che ci rende unici nel mondo presentando piatti non particolarmente elaborati, con ingredienti semplici e di facile reperibilità in questa splendida terra di Sicilia quali il pesce, ovviamente freschissimo, e le profumate verdure di stagione ma anche saporite carni, morbida polentina e gustosi formaggi splendidamente armonizzati tra loro con l'olio buono di queste terre e restituendo quindi dignità e sacralità alla parola 'cuoco” fino ad oggi messa in secondo piano rispetto al più internazionale e fin troppo abusato 'chef”.
E si badi bene che il termine 'non elaborato” non vuol dire sciatto anzi, è proprio in questi piatti che abbiamo ritrovato lo spirito del 'cuoco bricoleur” teorizzato da Martino Ragusa: 'il cuoco bricoleur”, - dice il giornalista – «deve saper trovare i prodotti italiani giusti e saperli unire con opportune procedure preferibilmente di tradizione nostrana, filologica o rivisitata, ri-destinandoli a strutture finali sprovincializzate e riconoscibili come italiane dalla sensibilità collettiva». Ed è proprio da questo lavoro di bricolage intenso che può nascere la cucina nazionale italiana.
Un capitolo a parte meritano i vini: la Pellegrino sta continuando l'importante percorso iniziato proprio a Marsala fin dal 1880, anno della fondazione. La scelta delle zone più vocate della Sicilia Occidentale, la rigorosa selezione delle uve e una sapiente e attenta vinificazione hanno condotto a risultati di eccellenza. Il rispetto e il recupero della tradizione permettono di ottenere dalle uve autoctone Grillo e Catarratto prestigiosi Marsala tra i quali spicca il Superiore Riserva Oro, sorprendente gioiello dorato dagli intensi profumi mentre da Pantelleria, vera perla vulcanica regalataci dalle profondità di un incredibile mare color cobalto, proviene lo Zibibbo che viene trasformao in un classico vino da dessert come il Moscato o da raffinata meditazione come il Passito naturale dalla commovente morbidezza ed estesa gamma aromatica.
L'ammodernamento delle unità produttive e la meticolosa cura nell'affinamento dei prodotti, con l'adozione di numerose barriques sia per i vini rossi sia per alcune varietà di marsala, ha permesso ai vini a marchio Duca di Castelmonte di conquistare, per la loro qualità, posizioni di mercato sempre più ampie. Inzolia e Grillo, freschi e fruttati, l'innovativo Gibelè, Zibibbo secco agrumato e
intensamente floreale e un fascinoso Chardonnay affinato in barriques ben si sposano con il principale prodotto di questo meraviglioso mare, il pesce, proposto in tutte le sue declinazioni. Il Nero d'Avola e il Syrah, caldi e di eleganti tannini, sono eccellenti con le carni e con i meravigliosi formaggi stagionati, vero vanto dell'industria casearia isolana.
«Le serate di venerdì e sabato ci hanno offerto come sempre la fortunata possibilità di gustare piatti straordinari, potendo così apprezzare quella che è risultata essere l'interpretazione più brillante della nostra cucina» conclude Benedetto Renda, AD della società. «Come sempre, il Festival è stato un momento di festa e di degustazione dei vini Pellegrino e Duca di Castelmonte. Il Pellegrino Cooking Festival si chiuderà idealmente al Vinitaly, con la presentazione del libro delle ricette che ci avranno accompagnato in queste preziose giornate».
«Questo era già il presupposto sul quale era nato il nostro Pellegrino Cooking Festival: la volontà di noi, famiglia proprietaria da sempre delle nostre cantine, di farci promotori di innovazione e di sviluppo, nel rispetto - religioso - delle tradizioni» ha commentato infine Pietro Alagna (il secondo da sinistra, nella foto) presidente del Gruppo. «Dopo avere esplorato stili e cucine diverse, abbiamo sentito forte il desiderio di raccogliere la tradizione del nostro Paese, così ricca di storia e cultura e divulgarla attraverso i suoi piatti».
Paolo Alciati
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