In un'area ancor oggi in parte incontaminata - compresa tra Pozzolengo e Limone del Garda - in cui il verde domina un paesaggio collinare (coltivato a vite fino a circa 350 m oltre che a olivo) sereno e suggestivo e interrotto qua e là da castelli medievali e antiche ville, è prodotto il Chiaretto - tipico esempio di vino del territorio, esclusiva enologica del lato bresciano del lago di Garda e in particolare della Valtenesi cuore, fin da tempi immemorabili, della coltivazione della vite nell'area gardesana il cui clima temperato stimola la pianta a dare il meglio di sé.

 Dei quattro vitigni che lo compongono il Groppello (le cui uve rappresentano la componente principale) è autoctono ed è coltivato esclusivamente in Valtenesi (a eccezione di una micropresenza in val di Non).

I ritrovamenti archeologici (un aratro) testimoniano che le popolazioni della zona circa 5.000 anni a.C. conoscevano la vite selvatica e forse estraevano anche il vino. La viticoltura iniziò, però, con gli Etruschi (introduzione nel V secolo a.C. della 'vite addomesticata”) e con i Romani cono bbe una fase di grande successo. Nel Medio Evo la viticoltura fu salvata dai grandi monasteri come testimoniano gli elenchi dei vigneti e dei notevoli redditi da vino. Andrea Bacci - medico di Papa Sisto V e docente di botanica a Roma dal 1567 al 1600 - descrive in modo entusiasta la viticoltura bresciana del suo tempo.

Il Chiaretto - vino di straordinaria versatilità - cui per tradizione sono destinati i grappoli più belli della vendemmia nasce da un metodo di lavorazione originale: il contatto del mosto con le vinacce per estrarre colore e alcune sostanze fondamentali. è determinante il ruolo dell'uomo: infatti solo le sue capacità possono far identificare 'l'attimo fuggente” per separare il mosto dalle bucce affinché il contatto non sia o troppo breve (il vino sarebbe scialbo) o troppo lungo (il vino sarebbe troppo rosso, vinoso e senza particolari caratteristiche). Questa tecnica intuita in tempi remoti ebbe una prima codificazione da parte del senatore Pompeo Molmenti (veneziano abituale frequentatore di Moniga del Garda) verso la fine dell'Ottocento e successivamente (1962) da una precisa normativa a opera del Consorzio Tutela Vini Bresciani a D.o.c. Risale al 1967 il riconoscimento della Doc, una delle prime in Italia.

Le moderne tecniche di vinificazione, in particolare il controllo della temperature nel corso della fermentazione, consentono di esaltarne i profumi intensi e particolari. Il vellutato è conferito dal generoso grado alcolico (favorito dalla scelta delle uve migliori e dalla tecnica di vinificazione), mentre il sentore di mandorla amara è dovuto ai sali particolari dei terreni della zona.
Il Chiaretto deve il suo nome all'elegante colore che lo distingue - unitamente all'aromaticità e alla acidità - da quasi tutti gli altri rosati. Per la sua struttura delicata è gradito al pubblico femminile. L'area del Garda Classico Doc è una sottozona che conta 550 ettari di vigneto, lavorati da un'ottantina di produttori per un totale di circa 3500 tonnellate di uva prodotte ogni anno. Annualmente si producono intorno ai 2 milioni di bottiglie, di queste circa 400.000 sono di Chiaretto e rappresentano il 22% della produzione globale del Consorzio.

Salvatore Longo

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Il Chiaretto Garda Classico Chiaretto di Pasini