La “cucina salvacuore” sbarca a Ferrara per prevenire lo scompenso cardiaco
Il Centro per lo scompenso cardiaco e per la prevenzione e trattamento metabolico delle malattie cardiovascolari di Ferrara ospiterà, dal 9 all'11 maggio, le “Giornate Europee dello Scompenso Cardiaco”
Dal 9 all’11 maggio, presso il centro per lo Scompenso cardiaco e per la prevenzione e trattamento metabolico delle malattie cardiovascolari di Ferrara si terranno le “Giornate Europee dello Scompenso Cardiaco”. La manifestazione è stata preceduta, lo scorso aprile, da un evento avente per titolo “La cucina salvacuore”, in cui il Maestro Guatiero Marchesi ha proposto la prima di una serie di ricette dedicate allo scompenso cardiaco.

Nella foto, da sinistra: Gualtiero Marchesi, Gianluca Branca (chef), Marco Metra (direttore del reparto di Cardiologia dell'ospedale "Spedali Civili" di Brescia), e Roberto Ferrari (professore del dipartimento di Scienze mediche dell'università di Ferrara)
Come spiega il Maestro si è trattato di un “piatto farmaco”, «un risotto che non è un risotto: è riso cotto al forno e non mantecato, con verdure saltate a parte, legato in padella con un filo d’olio». Questo squisito piatto è stato la prima dimostrazione di come, una cucina sana, un piatto ben equilibrato e un po’ di attività fisica, siano un “vero” farmaco contro lo scompenso cardiaco.
Una cucina sana e gustosa fa bene al cuore e aiuta a ridurre i rischi della comparsa dello scompenso cardiaco, che purtroppo è una malattia in costante crescita, tanto che nei prossimi venti anni è previsto un notevole aumento di casi. Spesso i sintomi dello scompenso cardiaco non vengono correlati a una malattia cardiovascolare, ma sono considerati segnali banali e quindi non sempre vengono riconosciuti come sintomo di questa malattia.
Il Centro per lo scompenso cardiaco e per la prevenzione e trattamento metabolico delle malattie cardiovascolari di Ferrara, si occupa di prevenire questa malattia prima ancora di curarla, e lo fa attraverso un approccio olistico che va oltre le terapie farmacologiche, che rimangono comunque fondamentali, con l’aiuto di tecniche di medicina narrativa, attività fisica ed educazione alimentale.
Della medicina narrativa si occupa la Loredana La Vecchia, ricercatrice della scuola e-learning dell’ateneo ferrarese che la definisce questo tipo di cura «una terapia che mette al centro il paziente perché solo stringendo un legame basato sull’ascolto è possibile costruire un percorso terapeutico condiviso».
Il messaggio forte che viene lanciato dagli organizzatori delle Giornate Europee dello Scompenso Cardiaco è quello che i medici devono informare i cittadini su questa malattia, mentre i malati di scompenso cardiaco devono seguire tutto il processo terapeutico, dai farmaci, all’attività fisica fino ad arrivare alla “cucina salvacuore”.
Ricetta: Non sono un risotto, nemmeno un minestrone, ma sono milanese…

Nella foto, da sinistra: Gualtiero Marchesi, Gianluca Branca (chef), Marco Metra (direttore del reparto di Cardiologia dell'ospedale "Spedali Civili" di Brescia), e Roberto Ferrari (professore del dipartimento di Scienze mediche dell'università di Ferrara)
Come spiega il Maestro si è trattato di un “piatto farmaco”, «un risotto che non è un risotto: è riso cotto al forno e non mantecato, con verdure saltate a parte, legato in padella con un filo d’olio». Questo squisito piatto è stato la prima dimostrazione di come, una cucina sana, un piatto ben equilibrato e un po’ di attività fisica, siano un “vero” farmaco contro lo scompenso cardiaco.
Una cucina sana e gustosa fa bene al cuore e aiuta a ridurre i rischi della comparsa dello scompenso cardiaco, che purtroppo è una malattia in costante crescita, tanto che nei prossimi venti anni è previsto un notevole aumento di casi. Spesso i sintomi dello scompenso cardiaco non vengono correlati a una malattia cardiovascolare, ma sono considerati segnali banali e quindi non sempre vengono riconosciuti come sintomo di questa malattia.
Il Centro per lo scompenso cardiaco e per la prevenzione e trattamento metabolico delle malattie cardiovascolari di Ferrara, si occupa di prevenire questa malattia prima ancora di curarla, e lo fa attraverso un approccio olistico che va oltre le terapie farmacologiche, che rimangono comunque fondamentali, con l’aiuto di tecniche di medicina narrativa, attività fisica ed educazione alimentale.Della medicina narrativa si occupa la Loredana La Vecchia, ricercatrice della scuola e-learning dell’ateneo ferrarese che la definisce questo tipo di cura «una terapia che mette al centro il paziente perché solo stringendo un legame basato sull’ascolto è possibile costruire un percorso terapeutico condiviso».
Il messaggio forte che viene lanciato dagli organizzatori delle Giornate Europee dello Scompenso Cardiaco è quello che i medici devono informare i cittadini su questa malattia, mentre i malati di scompenso cardiaco devono seguire tutto il processo terapeutico, dai farmaci, all’attività fisica fino ad arrivare alla “cucina salvacuore”.
Ricetta: Non sono un risotto, nemmeno un minestrone, ma sono milanese…


