Il fast food della salute è possibile con il segreto della pasta italiana
Fast pasta, questo il nuovo format presentato a Sapore, all’interno del convegno organizzato da Pastaria e da Rimini fiera. L’idea è quella di rendere la pasta un cibo percepito come veloce, al paragone di un panino, ma più salutare, anche per il nutrizionista Slow Food Andrea Pezzana
La pasta si fa fast e lancia la sfida da Sapore, che si chiude oggi, 28 febbraio, a Rimini Fiera. Riccardo Felicetti, presidente del Gruppo Pasta Aidepi - Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiana, aprendo l'incontro Fast Pasta organizzato da Pastaria e Rimini Fiera, ha spiegato: «Questo nuovo modo di presentare la pasta e di aprirgli un nuovo canale di consumo, va un po' in contrapposizione con la liturgia che da sempre accompagna la pasta. Un nuovo format di ristorazione per i giovani, votato alla qualità e che esalta l'eccellenza della dieta italiana».Ha continuato: «Il modello che vorremmo imitare è quello della pizza: tutti sanno come dovrebbe essere la quella "verace" ma poi mangiano anche un prodotto (per strada, durante l'aperitivo, dal panettiere...) con caratteristiche differenti, ma che meglio si adattano a questo tipo di consumo».
Ha poi aggiunto: «La tradizione, se da una parte ci permette di avere una penetrazione di consumi del 99% nelle famiglie italiane, dall'altra rappresenta il limite che rende difficile lo sviluppo e l'evoluzione del prodotto».
è pur vero, tuttavia, che la pasta negli ultimi anni di passi avanti ne ha fatti: basti pensare alla mutazione dei valori nutrizionali che esprime, alla sicurezza alimentare che ha raggiunto e alla mutazione del prodotto (secco, surgelato, precotto...).
A incoraggiare la possibilità di successo dell'iniziativa è stato Andrea Pezzana , direttore Sosd dietatica e nutrizione clinica all'ospedale San Giovanni Bosco di Torino e responsabile area salute di Slow Food: «Nelle tematiche relative all'alimentazione, i giovani italiani sono curiosi, attenti al prezzo e alla diversificazione di tipo di pasto. Ma anche alle qualità nutrizionali; che nella pasta sono decisamente superiori».
E ha proseguito: «Bisognerebbe consumare una porzione di pasta al giorno; se accompagnata a verdura o legumi diventa un pasto completo. Fast ma non troppo. Fast nella consumazione ma slow nel consumo».Matteo Figura, food service manager di Npd Italia, ha puntualizzato che il mercato del fuori casa coinvolge 12milioni di italiani e genera un giro d'affari di oltre 12miliardi di euro (numeri tendenzialmente stabili rispetto all'anno precedente; dato lusinghiero se si considera la crisi). Da notare poi che, mentre il food service ha subito una lieve contrazione, il quick Service cresce dell'8% ogni anno. Se la pasta riuscirà ad entrare nella testa dei giovani come fast food e soprattutto nel quick service potrà quindi accrescere il fatturato di vendita. Lo sbocco naturale è essere presente come piatto pronto per l'aperitivo e consegna a domicilio.
Se la pasta in generale ha grandi margini di crescita, quella fresca potrebbe averne addirittura di esponenziali. Fabio Fontaneto, presidente di Appafrè - Associazione produttori della pasta fresca, piccola e media impresa, ha sostenuto: «Il nostro settore non ha ancora raggiunto la maturità. Ci sono ancora ampi margini di crescita. Inoltre è un prodotto che si presta a grandi innovazioni: basti pensare agli infiniti ripieni che si possono creare. Si può prevedere un ulteriore incremento di vendite perché i tempi di cottura sono inferiori a quelli delle paste secche».
Nicola Dambelli, Federazione italiana franchising, Confesercenti e franchisor nel settore della ristorazione, ha confermato il trend positivo del franchising che, pur non crescendo più con percentuali a due cifre, comunque ci si avvicina.
«Fast Pasta sarà sicuramente un settore in cui potranno crescere molte insegne italiane; e che potranno aver successo anche all'estero. La crescita internazionale dei consumi di pasta italiana sembra essere innarrestabile».
Ha rincarato Felicetti: «Il 75% della pasta consumata in Europa è made in Italy, come pure il 25% di quella che si vende nel mondo. Oltre il 50% della produzione nazionale viene distribuita all'estero. La pasta insomma è portatrice sana della cultura e della qualità italiana». Ha moderato il convegno Nicola Lasorsa, analista economico Ismea, esperto della filiera dei cereali, collaboratore della rivista Pastaria.
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