2020 anno nero

Dopo il Covid, le mense pronte a ripartire con sostegni ad hoc e revisione appalti
Anir-Confindustria (Associazione nazionale imprese della ristorazione collettiva) ha riunito i player del settore e alcuni esponenti della politica per fare il punto sul comparto dopo l'impatto della pandemia. Nasce così la prima Giornata Nazionale delle mense che ha festeggiato lo sblocco di 100 milioni di euro di aiuti dal Sostegni Bis
A un anno dalla sua costituzione, Anir (Associazione nazionale delle imprese della ristorazione collettiva che aderisce a Confindustria) ha riunito i propri associati per celebrare la ricorrenza che, a sua volta, diventa la prima Giornata Nazionale della ristorazione collettiva (13 luglio). Un appuntamento sentito e quanto mai necessario tenutosi alla Casa del Cinema di Roma dopo un 2020 difficile fra la situazione emergenziale in cui sono caduti gli ospedali e le case di cura, le aperture a singhiozzo della scuola e il massiccio ricorso allo smart working da parte delle aziende private. Situazioni che hanno costretto le imprese a rivedere nel profondo il proprio business model cercando di adattarsi alle nuove tendenze (come il delivery o gli smart locker) ma senza snaturarsi: «Continueremo a lavorare per il settore, chiedendo misure ad hoc per non rimanere indietro: tra le richieste avanzate dagli operatori c’è, in particolare, la riduzione del costo del lavoro e la decontribuzione per assunzioni, mentre lavoreremo per ampliare sempre più la nostra base associativa, dedicando sempre più attenzione al tema dell’innovazione e della sostenibilità, e caratterizzandoci per uno sguardo sempre più attento all’Europa», ha affermato il presidente di Anir, Massimiliano Fabbro.
Il recap del 2020 fra chiusure, difficoltà e cassa integrazione
Il 2020, anno di piena pandemia, ha visto praticamente azzerare alcuni appalti pubblici e contratti privati di ristorazione collettiva. Lo smart working degli uffici e la chiusura delle scuole ha inciso sul calo del fatturato delle imprese: sino al 50% nell’aziendale e nel sanitario, con punte del 70% per la ristorazione scolastica. La maggior parte delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione e, per quanto attiene gli aiuti Covid, si è avvalsa di credito d’imposta locazioni, credito d’imposta sanificazioni, Fis e decreto liquidità con garanzia Sace. Il ricorso alla cassa ha riguardato, in alcuni casi, sino al 60% dei lavoratori, molti dei quali donne.
Un impatto pesante se si pensa che le circa 1.500 aziende della ristorazione collettiva in Italia muovono un volume d'affari di circa 6 miliardi di euro attraverso la distribuzione di qualcosa come un miliardo di pasti all'anno grazie a una forza lavoro di circa 250mila (di cui 60mila rischiano di perdere il lavoro se dal prossimo autunno non si sarà trovata una soluzione per il futuro del comparto).
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E da queste considerazioni si è mossa la tavola rotonda "Italia storie Immense, la ristorazione al servizio della collettività" a cui hanno partecipato il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, l'onorevole Ubaldo Pagano (membro della commissione Bilancio della Camera), il presidente Anir-Confindustria Massmiliano Fabbro insieme ai vertici dell'associazione di categoria, l'antropologo del cibo Michele Filippo Fontefrancesco, i vicepresidenti di Confindustria Servizi Hcfs Marco Marchetti e Marco Benedetti, il direttore Matteo Nevi e il vice direttore generale Barbara Fiorucci.
Dal Sostegni Bis un fondo di 100 milioni di euro per le mense
La grande novità delle ultime ore per il mondo della ristorazione collettiva è stata l'istituzione di un fondo ad hoc all'interno del processo di conversione in legge del decreto Sostegni Bis: «Si tratta di 100 milioni che, accanto alle misure di sostengo per i lavoratori, sono un segnale importante di attenzione per le aziende. Dobbiamo aiutare gli operatori e i lavoratori a ricollocarsi in un mercato nuovo. Il covid ha aperto alla necessità di rivedere i contratti pubblici. Trasformiamolo in una occasione per ammodernare i rapporti tra pubblica amministrazione e imprese», ha spiegato Rosato. «Il parlamento ha compreso a necessità di istituire un fondo da destinare alla ristorazione collettiva, categoria che per come erano configurati gli aiuti sino ad oggi, non aveva ottenuto alcun tipo di ristoro», gli ha fatto eco Pagano. Recepita anche la necessità di attivare un percorso di revisione degli appalti attraverso la costituzione di norma che ribilanci le esigenze di aziende e committenti pubblici.


