
Mense e biologico, il prezzo basso è una minaccia o un'opportunità?
Con il decreto Semplificazioni, la ristorazione collettiva ha festeggiato lo stralcio del massimo ribasso. Vittoria o mancata opportunità? Pierguido Maestro: «Per il prodotto biologico sarebbe un agevolazione». Il prezzo, infatti, rappresenta il 30% del punteggio nei bandi di gara e, a pari qualità rappresenterebbe l'elemento decisivo per la scelta finale
07 giugno 2021 alle ore 05:00
Con il nullaosta sul decreto Semplificazioni, arriva un’importante novità per il settore della ristorazione collettiva: nessun massimo ribasso. La norma, inizialmente prevista dal testo, è stata stralciata per la gioia del comparto delle mense che, come ha ricordato Anir-Confindustria, ha un mercato pubblico pari al 70%. «Per noi, che abbiamo quasi tutto il costo del lavoro per impiegati e lavoratori, significa poter garantire sempre di più qualità e sicurezza nei pasti che forniamo a intere comunità di lavoratori e studenti. Bene anche le norme che introducono criteri di premialità nelle gare per chi promuove l’imprenditoria giovanile, la parità di genere e l’assunzione di giovani, con meno di 36 anni e donne. Abbiamo davanti sfide importanti per far risollevare un settore strategico per il paese che è stato duramente colpito: le aziende devono avere strumenti e possibilità di scelta ora», ha affermato il presidente Massimiliano Fabbro.
Pierguido Maestro (Ecomarket Srl): «Il massimo ribasso potrebbe funzionare per il prodotto biologico»
Ma il massimo ribasso è davvero la “bestia cattiva” che tutti descrivono? Forse no a sentire Pierguido Maestro, presidente e amministratore delegato di Ecomarket Srl: «Per quanto riguarda la fornitura di un prodotto e non di un servizio nel mercato biologico in linea teorica il meccanismo del massimo ribasso avrebbe potuto rappresentare uno strumento di maggiore competitività per le aziende fornitrici che partecipano ai bandi di gara con le stazioni appaltanti oppure che riforniscono le società della ristorazione collettiva».Un 2020 da dimenticare, si salva solo l'e-Commerce
Per capire le ragioni di questa posizione, però, bisogna contestualizzare il discorso e la storia di Ecomarket. L’azienda nasce nel 1999 con l’obiettivo di portare nelle mense il prodotto biologico attraverso la collaborazione con le aziende della ristorazione collettiva oppure con realtà come Ikea in cui l’offerta ristorativa si affianca a una marcatamente retail. «In questi anni siamo cresciuti e abbiamo diversificato i nostri interessi arrivando a costituire anche una società gemella che si occupa di B2C. Purtroppo, come tutti gli altri player del settore, abbiamo accusato il colpo della pandemia chiudendo il 2020 con un fatturato in calo del -62% a causa della chiusura dei punti ristorazione Ikea e dell’andamento a singhiozzo delle attività scolastiche. Viceversa, abbiamo avuto buoni riscontri dal canale e-Commerce; anche se i volumi non sono bastati per coprire le perdite su altri fronti», racconta Maestro.


