Qualche giorno fa, ho guardato un libro con i dipinti di Vincent Van Gogh. Nulla di strano. Non sono un esperto di quadri e credo di non essere all'altezza né di capirli e tantomeno di provare lontanamente a trarne delle opinioni. Cosa centra con la cucina? Nulla o forse tantissimo. L'occhio, sfogliando il libro, cadeva sempre sull'uso dei colori.

Mi spiego: l'impressione che ho avuto è l'utilizzo forte dei colori primari. Questa continua perfezione nello sfumarli, creando varie tonalità sempre perfette e armoniose con una logica straordinaria. Forti e decise pennellate, colori intensi e drammatici. Pensiamo solo ai 'Girasoli”, alla 'Notte stellata”, o ancora, a "La camera di Arles".



Il connubio con la mia cucina è subito spiegato. Gusti decisi, intensi, che sfumano attraverso profumi tenui ed eleganti ma pur sempre riconoscibili e distinti. Solo per far arrivare alla mente un arcobaleno di sapori e sensazioni che si sposano perfettamente.

Il colore rosso buttato su una tela, insignificante, come un nero di seppia insignificante buttato su un piatto bianco. Ma una pennellata dopo l'altra nasce a volte un capolavoro o un piatto perfetto.

Qual è il filo conduttore tra un artista e un artigiano? Forse solo il tempo. I quadri degli artisti rimangono per sempre. I nostri piatti durano qualche minuto. Ma devono rimanere indelebili nella mente del nostro commensale. Scienza, tecnica, sensazioni ed emozioni - non mi stancherò mai di ribadirlo - devono essere all'apice del nostro lavoro.

La ricetta: Encelado