In merito al bando di gara di Eni indetto con il criterio del massimo ribasso per l'assegnazione del tagliando sostitutivo del buono mensa si è espresso così Franco Tumino, presidente di Anseb, l'associazione degli emettitori di buoni pasto. «La gara per l'assegnazione dei buoni pasto indetta da Eni è in contrasto con alcune norme di legge e i 40mila dipendenti potrebbero vedere rifiutati i loro tagliandi dagli esercenti. Per questo motivo ci stiamo rivolgendo di nuovo all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici».

Secondo Anseb, infatti, la gara Eni è organizzata al massimo ribasso in contrasto con la preferenza indicata dalla legge; i tempi di pagamento e il tasso di interesse previsti sono in violazione della legge; il bando non reca né l'importo presunto dell'appalto, né il numero dei dipendenti (che dal sito Internet sono circa 40mila) a cui erogare il buono pasto. Tali clausole contrastano, sempre secondo Anseb, con la normativa europea e con quella italiana e con quanto stabilito dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e dalle pronunce della giurisprudenza.

Tali incompatibilità con la legge sono state tempestivamente segnalate all'Eni con lettera raccomandata a/r alla quale Eni ha risposto di fatto 'facendo spallucce” e negando il principio che il prezzo più basso contrasta con la correttezza della competizione e con prassi responsabili verso lavoratori ed esercenti. «Non ci sorprenderebbe - conclude Tumino - se i pubblici esercizi, come hanno già dichiarato, dovessero rifiutare i buoni pasto frutto di questa gara scriteriata».

«I nostri esercenti rifiuteranno i buoni pasto dei 40mila dipendenti dell'Eni». è questo il monito di Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, in merito alla gara per l'assegnazione del servizio sostitutivo della mensa della società italiana degli idrocarburi. «I pubblici esercizi - sottolinea Stoppani - sono l'anello debole di questa filiera che è in grado di generare un valore complessivo da 2,5 miliardi di euro circa. Ancora una volta sono proprio gli esercenti che rischiano di dover pagare gli sconti che i datori di lavoro pretendono dalle società emettitrici per acquistare i buoni da distribuire ai loro dipendenti».


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