NAPOLI - Il golfo di Napoli ci mette del suo per rendere ancora più gradevole la cornice del giorno finale del Premio Miglior chef emergente del Sud. Tempo bello, zefiro sereno e Castel dell'Ovo che guarda, occhieggia e gagliardo accoglie le migliaia di visitatori a Vitigno Italia.

L'atmosfera è proprio da finale, con gli chef che il 17 maggio non hanno vinto la manche graziosi nei loro abiti borghesi, sciolti e tranquilli, ed i tre finalisti, compunti e molto tesi che si preparano meticolosamente al cimento.

Vincenzo Romano, Antonio Colombo e Angelo D'Amico

Il tema scelto, evidentemente suggerito da imbarcazioni da diporto galleggianti a pochi metri da noi, è: "lo spuntino in barca". E poi, così come nelle eliminatorie di ieri, c'è anche una libera interpretazione.

Sorteggio effettuato in mattinata assegna la prima performance a Vincenzo Romano (nella foto, a sinistra), lo chef del Becco della Civetta di Castel Mezzano (Pz) il paesino arroccato tra le magiche dolomiti lucane.

Lo chef Romano con coerenza e arguzia attinge al proprio territorio, non si lascia adescare dal tema che sveltamente suggerirebbe esecuzioni marinare, e imposta le sue proposte ancora con convinzione sui pascoli lucani. E allora, lo spuntino in barca secondo Romano consiste in Tartare di podolica con panzanella lucana.

La podolica è carne saporita e ben accorta deve esserne la frollatura. Lo chef la manipola abilmente e ne sortisce piatto armonico. La sua libera interpretazione è un bel primo piatto: Raviolo all'Aglianico farcito con ricotta e menta.

Emozionato molto meno di ieri, lo chef Romano ha saputo ben giocare le sue carte e già si comprende quanto arduo e delicato sia il compito della giuria (16 giurati) a cui spetta emettere il verdetto finale.

Si sbarazza e pronto, sorridente, sicuro di sé e ben concentrato, ecco al cimento il più giovane dei tre giovani: Antonio Colombo (nella foto, al centro) da Modica, recente passato da pasticciere e presente (e luminoso avvenire) da talentuoso chef.

La sua interpretazione dello spuntino in barca attinge alla tradizione dei pescatori allorquando in barca, cantando cialome, ovvero nenie per attirare i pesci, mangiavano, in postura ante litteram di finger food, la Cialoma.

L'interpretazione di Colombo è suggestiva: pane raffermo fritto con sarde passate in caramello e bucce di melanzane. Il recipiente è fatto di carta, sorta di origami approntati pressoché all'istante.

La seconda proposta a tema libero che perviene da Colombo, che non tradisce la sua origine pasticciera, è un dessert a cui conferisce il nome Etna. Nel cuore del tronco di cono di cioccolato albergano in magica armonia arance rosse che rivedremo nell'inverno ancora lontano e mandorle nel pieno della loro stagione. Grande e bella interpretazione di chef di cui, ne siamo persuasi in tanti, ancora sentiremo parlare. C'è odore di vittoria nell'aria per il giovanissimo Colombo.

Ecco al cimento il concorrente di casa: Angelo D'Amico (nella foto, a destra). Meno afono di ieri, è l'unico dei tre chef che attinge sia al pescato sia al pascolo.

Lo spuntino in barca, il prode chef D'Amico lo interpreta con un piatto intrigante: pesce spada alla pizzaiola con maionese di capperi. Preparazione molto ben riuscita con accorto uso degli ingredienti ben posti a non scavalcarsi ed imporsi gli uni sugli altri. Insomma, una grande armonia.

Ricordandosi del suo territorio, il Sannio, Angelo D'Amico affida a Bocconcini di vitellone bianco con purea di piselli con animelle croccanti in salsa di nocciole la sua proposta a tema libero. Piatto elaborato che il talento di D'Amico e la sua manifesta tecnica, rendono di esecuzione mirabilmente semplice. è un piacere vederlo all'opera con scansione di tempi che lasciano supporre il funzionamento di un suo metronomo interno. è chef bravo e molto serio: si gioca le sue carte e non lo avvantaggia il giocare in casa.

Suggestive le luci dell'imbrunire, la giuria si riunisce e i pronostici si sprecano. Rifuggendo da sterile retorica e ben sapendo di atrofizzare la bella componente di spettacolarità verrebbe da metterli in savio ex aequo, ma qui è show food ed è giusto che sia così.

Eccoci. La quieta saggezza montanara di Romano e il solare estro di Colombo cedono il passo alla prode valentia del bravissimo Angelo D'Amico, il Miglior chef emergente del sud nell'anno di grazia 2010.

Applausi, premiazione, discorsi magicamente non melensi ma garbati e concreti, spumante e gran finale con saporita spaghettata. In allegria cala il sipario. Arrivederci all'edizione 2011.


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