Premio Chef emergenti del sud. Sale l'attesa per la finalissima
Nella prima giornata di gara del Premio al Miglior chef emergente del Sud sono stati selezionati i semifinalisti. Per la squadra di Puglia e Basilicata vince Vincenzo Romano, per la Sicilia Antonio Colombo e per la squadra della Campania Angelo D'Amico. Grande attesa per l'esito della finalissima
NAPOLI - Quanto la location aiuta! Stiamo parlando del Circolo Savoia al Borgo Marinari di Napoli, laddove a pochi metri di distanza, nel suggestivo Castel dell'ovo, si sta svolgendo in contemporanea la sesta edizione di Vitigno Italia.Eccoci alla prima delle due giornate del Premio Miglior chef emergente del sud, ideato da Luigi Cremona che sa condurlo con il giusto brio. Il regolamento prevede l'esecuzione di due ricette. A tema libero la seconda, a tema obbligato la prima: la primavera. Le squadre in gara sono tre: Puglia/Basilicata, Sicilia, Campania.
A gareggiare per primi i tre chef della squadra Puglia/Basilicata: Giuseppe Buscicchio, Vito Giannuzzi e Vincenzo Romano. Lo chef Buscicchio proviene da Bari e ha compito arduo: deve riportare agli alti livelli di una volta, roba di almeno venti anni fa, una ristorazione cittadina che troppo si è adagiata su conquistati allori e che da tempo ragguardevole non esprime realtà di eccellenza. Il cimento, di per sé arduo, è comunque confortato da una location che ben predispone la clientela. Buscicchio, infatti, è chef del Dona Flor, ubicato nel rinnovato plesso del glorioso Teatro Petruzzelli. Gradevoli le sue due preparazioni, con guizzi di accostamenti orto mare che molto poco hanno di innovativo ma che restano comunque di esecuzione che denota indubbia tecnica.
Lo chef Vito Giannuzzi lavora alla Masseria Torre Maizza, a Savelletri di Fasano. Ventiseienne di belle speranze, visibilmente emozionato durante l'esecuzione delle sue due ricette, palesa residuali acerbità che, ne siamo persuasi, allorquando smussate ed elise potranno condurlo a livelli ben superiori a quelli attuali.
L'oriundo della compagine, il lucano Vincenzo Romano è chef al Becco della Civetta, ristorante di recente ampliatosi, ubicato a Castel Mezzano, grazioso paesino delle incantevoli ed ancora sconosciute Dolomiti Lucane. La sua è cucina di terra, con lavorazioni pregevoli di agnello e di formaggio. è bene attento alla cernita delle materie prime ed attua, pur senza soverchi clamori, una ragionevole policy di km zero.
è il più giovane dei tre, conta appena venticinque primavere, ma ci è parso il più savio nella calibratura delle esecuzioni e nella traduzione pratica di tecniche diligentemente apprese. E difatti è lo chef Vincenzo Romano, lucano tra appuli, a risultare il vincitore di questa prima tornata di gara.Brevissima la pausa e si rende palcoscenico alla cucina siciliana interpretata da tre giovani e valenti chef: Giuseppe Bonsignore, Antonio Colombo e Massimo Giaquinta.
Bonsignore, vecchio tra i giovani, con i suoi 33 anni, orgoglioso di definirsi autodidatta, lascia importante lavoro a Firenze, sente il richiamo del natio lido di Licata (dove impera il grande Pino Cuttaia) e apre in chiesa sconsacrata, in pieno centro, il suo locale L'Oste e il Sacrestano. E difatti, oste e non chef il prode Bonsignore vuole definirsi.
Si cimenta con un pregevole spaghetto risottato e, a seguire, con una pietanza proposta in barattolo di vetro (su marchigiani lidi adriatici vedemmo precursori!). Ottimo lavoro ma non scatta il feeling con la giuria.
Massimo Giaquinta ha papà siciliano, anche lui chef, e mamma keniota. La sua simpatia è virtuosamente contagiosa. Attualmente è chef presso lo Zafferano Bistrot annesso al Caolishka Hotel.
Professa attenzione alla stagionalità ed alla reperibilità in loco delle materie prime che, manifestamente, sa ben lavorare. Le sue esecuzioni, tuttavia, pur corrette, non riservano colpi d'ala e non entusiasmano.
La scena al più giovane dei tre: Antonio Colombo. Stagioni di pasticciere alle spalle (ma ha solo venti anni!) e un luminoso avvenire da chef. Proviene da Modica, terra di valenti cioccolatieri ed è in procinto di trasferirsi a Roma, dove diverrà chef di ristorante di cui non fa nome. La sua arte pasticcera è gradevolmente riversata sulle sue preparazioni che denotano, va detto, un talento ragguardevole. Ha saputo lavorare pasta fresca con diverse farce ed ha favorevolmente colpito la giuria che lo ha decretato vincitore di questa manche.
Altra breve pausa ed entra in campo la più nutrita delle squadre, quella campana che gioca in casa: un quartetto. Andrea Aprea, Angelo D'Amico, Daniele Luongo ed il leggiadro tocco rosa di Marianna Vitale.
Andrea Aprea è showman. Ha simpatica faccia da scugnizzo napoletano. è chef al ristorante Il Comandante annesso all'Hotel Romeo. Lavora bene la mozzarella e ricotta di bufala e la sua esecuzione è indubbiamente pregevole. Si supera con l'esecuzione libera: un cannolo di ricotta e pere in nuvola di aglianico.Angelo D'Amico, purtroppo afono, è chef al ristorante del Cristina Park Hotel di imminente riapertura nel capoluogo sannita. A dispetto dell'ubicazione in entroterra le sue esecuzione attingono dal mare: tartufi e gambero rosso. Ha una grande tecnica, un'evidentissima serietà sul lavoro e pregevoli guizzi talentuosi.
Ancora espressione sannita, Daniele Luongo è patron e chef del suo ristorante Locanda della Luna (Luna acronimo del suo cognome e di quello della sua consorte Nardone) in quel di San Giorgio del Sannio. In coerenza prepara un delizioso agnello accompagnato da caciocavallo podolico.
Emozionata fino alle lacrime la dolce Marianna Vitale, chef patron del ristorante Sud, a Quarto paesone alle porte di Napoli. Anche qui agnello e, a seguire, una cheese cake con baccalà. La serata volge al termine e l'attesa è per la proclamazione del vincitore della squadra campana. Il favorito è Andrea Aprea. Vince Angelo D'Amico. La finale oggi, martedì 18 maggio.

