Nel 1994 si parlava di presunti cartoni per pizza "tossici", poi nel 2006 si è tornato a parlare di imballaggi non perfettamente a norma in riferimento alla tipologia di carta usata per realizzarli. Sta di fatto che i contenitori per pizza "devono essere prodotti esclusivamente con carte di pura cellulosa e senza contenuti di macero" (decreto ministeriale 21/3/1973). Eppure, ad oggi, il 90% dei produttori di queste scatole utilizza come materia prima cartoni che hanno un contenuto di macero mai inferiore al 20%.

 A dichiararlo nuovamente e a riportare in voga la discussione è l'Unione nazionale consumatori preoccupata del fatto che ogni giorno viaggiano in cartoni non a norma oltre 2 milioni di pizze da asporto, con effetti che potrebbero ripercuotersi anche sulla salute dei consumatori.
Analisi effettuate su alcuni cartoni per pizza - fa notare la nota dell'associazione - hanno rilevato la presenza del DIPB (diisobutiliftalato), un solvente utilizzato nel riciclaggio della carta per togliere inchiostri e coloranti.
Questa sostanza non solo è nociva, ma migra facilmente nella pizza.
Il problema sta in un paradosso tutto italiano: pur essendo obbligatorio l'uso di carta di pura cellulosa e vietato l'impiego di carta da macero, non esiste l'obbligo di apporre sulle scatole alcuna dichiarazione che attesti la conformità alla norma.
Si chiede quindi che l'Istituto Superiore di Sanità e il ministero della Salute colmino questo vuoto, obbligando le aziende produttrici a dichiarare sulle scatole l'utilizzo di carta di pura cellulosa.

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