Il mese scorso avevo esposto una critica alle troppe manifestazioni del nostro settore: fiere e convegni, congressi e degustazioni sono all'ordine del mese, se non della settimana. Da Vinitaly a Cibus, MiWine, Fiera Agricola, Alpe Adria Cooking, Identità Golose, a quelle un po' più piccole e spesso interessanti sui formaggi, sul cioccolato, sui passiti, sui primi piatti. E poi ancora le fiere di Cremona, Erba, Riva del Garda (da cui è tratta la foto pubblicata), Merano, Bolzano, Brescia, Alba, Roma, Bari fino all'ultima arrivata Venezia.
Potrei elencare decine di altre città, senza contare anche gli appuntamenti congressuali di tutte le associazioni, a cui almeno una volta l'anno uno chef associato non può rinunciare. Le aziende di tutto il comparto poi organizzano degustazioni, piccoli eventi territoriali (utili per farsi conoscere), ma con l'aggravante che spesso sono organizzati nei giorni infrasettimanali.
Sono anni ad esempio che non si riesce a capire come lo stesso Vinitaly non intenda spostare al martedì la chiusura della manifestazione. Possibile che i responsabili non capiscano che il mercato più importante d'Italia, Milano e provincia, chiude per turno il lunedì? In fiera già alle 14 del lunedì molte aziende cominciano a smobilitare e chi arriva dal resto della Lombardia riesce a vedere ben poco.

 Parlando con un dirigente di un'importante fiera del nord, e proponendo di aprire la fiera il sabato e chiuderla il martedì o il mercoledì, mi è stato risposto che i politici che normalmente vengono per l'apertura non verrebbero durante il fine settimana. Come dire che noi clienti dobbiamo saltare il turno di lavoro, che le aziende espositrici pagano cifre incredibili per gli spazi espositivi, e tutto si riduce alle presenze istituzionali? Anche questo problema prima o poi esploderà, perché le aziende non riescono più a sopportare tutti questi costi. E a proposito della politica, visto che i risultati elettorali ormai sono chiari cosa possiamo chiedere come settore alla politica? Innanzitutto ricordare come la ristorazione è la testimonianza di un territorio, la vera espressione del turismo sotto forma di alberghi, pubblici esercizi, bar o ristoranti.
Le nostre associazioni di categoria, in testa a tutte la Fipe, dovrebbero con questo cambio di governo riuscire a lottare un pò di più per le nostre necessità, rappresentandoci con decisione. Sarebbe auspicabile un fisco più equo, più giusto, non da stato di polizia fiscale come si sono rivelate le norme degli ultimi tempi. Tra poco dovremo trasmettere i corrispettivi giornalieri via telematica alle Finanze. E che dire della norma delle dimissioni, la più incredibile? é stata resa difficile la più facile delle operazioni, ovvero dare le dimissioni.
Altra nota dolente riguarda la formazione e le scuole professionali; mai come in questo momento i ragazzi sono impreparati dinanzi al cambiamento tecnologico e culturale delle nostre aziende e del mercato: occorre insegnare che il nostro lavoro è frutto di preparazione e di studio, ma anche e soprattutto di passione, di curiosità, di umiltà e di attenzione. Bisognerebbe che il nostro settore riuscisse a dialogare con la politica, magari partendo dagli assessori delle proprie città, far capire quanto è importante il nostro lavoro. Ad esempio intervenire sugli affitti e, se non si riesce, fare qualcosa sulla tassa della spazzatura anch'essa ormai a livelli folli. Defiscalizzare dove si può. Con la consapevolezza che il nostro settore è l'unico che crea occupazione e quindi produce ricchezza. Dove c'è un locale aperto la sera c'è più sicurezza!

Matteo Scibilia