L'incontro dei ristoratori italiani a Taormina (si veda articolo sul numero 160 marzo 2008 ndr) si sta rivelando un ottimo punto di incontro e sta avendo, sia pure a piccoli passi, un seguito: lo ritengo un grande successo. Durante la recente Borsa internazionale del turismo di Milano, l'Expocts ha voluto dare spazio non solo come tradizionalmente accade a grandi alberghi, villaggi vacanze, grandi navi, crociere e naturalmente arte e cultura del nostro straordinario Paese, ma finalmente anche al cibo e al vino che si sono 'guadagnati” uno spazio specifico.
Noi cuochi e ristoratori sappiamo bene quanto ciò vale nell'interesse del turista: una recente indagine Touring-Doxa evidenzia che dopo arte e cultura l'enogastronomia è il motivo più importante della visita appunto del nostro Paese. Cosa c'entra Taormina con la Bit? In effetti comincia ad esserci un filo sottile che quasi unisce la cucina (il food, come dicono gli esperti) all'arte, un filo che comincia a ricollegarsi ai veri motivi di un riconoscimento del ruolo del nostro lavoro all'interno del turismo da parte delle istituzioni. Certicibit, questa la nuova parola di Bit, ovvero il nuovo appuntamento dedicato finalmente al turismo alimentare e alle produzioni di qualità.
Grazie a Expocts la manifestazione ha avuto luogo con la collaborazione della Fondazione Buon Ricordo, dell'Unione ristoranti Buon Ricordo e del Touring club italiano, che hanno organizzato il convegno 'Enogastronomia italiana, meta del viaggio”, a cui hanno partecipato le stesse associazioni dei ristoranti presenti a Taormina, cioè Le Soste, la Uir, l'Orpi, i Jre, il Buon Ricordo, oltre a Paolo Massobrio, Carlo Cambi e Marco Lion, presidente della XIII commissione Agricoltura.
 In partica tutta la ristorazione italiana che si è nuovamente ritrovata, dopo un mese da Taormina, e insieme i protagonisti della ristorazione hanno discusso dei propri problemi, ospiti di un'importante fiera, su un tema che non poteva che essere di grande attualità. La meta del viaggio sono il cibo e il vino di questo nostro Paese, grazie alla presenza di chef e ristoratori creativi e professionali. Anche la Federazione italiana pubblici esercizi c'era, ma in punta di piedi, quasi a non voler intromettersi in questa fase. In seguito però ho avuto uno scambio con il presidente Fipe Lino Stoppani, che ci incoraggia a proseguire su questa strada di dialogo con le Associazioni dei ristoratori Italiani, chiedendo meno parole e più fatti, più partecipazione. Non possiamo solo lamentarci, Fipe è pronta a darci una mano.
Qui aggiungo qualcosa di personale: anche i grandi chef devono rischiare, devono aiutare con il loro prestigio tutta la categoria. Anni fa in Francia scesero in piazza per difendere i loro interessi con in testa Paul Bocuse, tanto che oggi l'Eliseo utilizza nelle manifestazioni i grandi chef francesi. Da noi spesso si utilizza il catering e ce ne lamentiamo, magari un giorno, chissà, i vari Vissani, Santini o Marchesi passeranno alla storia oltre che per essere i migliori chef, anche per qualche gesto di aiuto alla categoria.
Aggiungo, chiudendo questo intervento soffermandomi su un fenomeno che ogni giorno inquieta noi ristoratori: ci sono troppi eventi, troppe fiere, troppi congressi, non possiamo partecipare a tutti questi momenti, anche perché in fondo si ritrovano sempre le stesse persone. Ho l'impressione che spesso tali eventi si 'replichino”.
Alla fine non ci sono novità...ma di questo ne parlerò sul prossimo numero.

Matteo Scibilia