Sempre più difficile il lavoro negli esercizi pubblici. Dopo l'abrogazione delle norme che prevedevano il contratto a chiamata, o intermittente, e il contratto di somministrazione e a tempo indeterminato, introdotta dalla legge sul protocollo Welfare, nuove tegole arrivano sulla testa di chi deve gestire un bar o un ristorante. Dal primo marzo baristi e camerieri (fra altre categorie) non potranno più lavorare con il contratto a progetto, se non in particolari casi. La restrizione arriva da una circolare del ministero del Lavoro che, dopo quattro anni dalla Riforma Biagi, detta le istruzioni agli ispettori Inps e Inail rispetto ad alcune tipologie di prestazioni che da anni si pongono al confine tra lavoro autonomo e subordinato.
 Nell'elenco delle attività sotto esame figurano anche babysitter e badanti, parrucchieri e prestatori di manodopera nel settore agricolo. L'intento è di porre un freno alle forme improprie di collaborazione a progetto. Il documento chiarisce che l'utilizzo del lavoro coordinato e continuativo deve essere limitato alle prestazioni 'genuinamente autonome”, definite in funzione di un risultato predeterminato che le caratterizza e ne delimita l'ambito di svolgimento. Per il Ministero, il progetto deve essere specifico e non può coincidere totalmente con l'attività principale o accessoria dell'impresa. Quindi non ci si può limitare a descrivere analiticamente l'attività dell'azienda o fare un elenco del contenuto dell'incarico del collaboratore.
La novità importante viene sul tema della forma del contratto. Ricordando che la forma scritta non è obbligatoria, la circolare stabilisce che in sua mancanza, gli ispettori dovranno ricondurre il contratto a progetto nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato senza svolgere alcuna ulteriore attività ispettiva. Come dire che starà all'impresa, se lo desidera, rivendicare l'autonomia del rapporto in sede giudiziaria (il diritto di svolgere qualunque attività in maniera autonomo infatti rimane).
Un altro elemento che verrà tenuto sotto controllo dagli ispettori sarà il criterio di determinazione del compenso. In base alla circolare le parti non possono prevedere un criterio che sia esclusivamente legato al tempo della prestazione. L'azione di controllo partirà il primo marzo. Le ispezioni pressoché inevitabilmente porteranno a numerosi contenziosi e creeranno di fatto nuovi disagi nel già complicato mondo degli esercizi pubblici...