In Campania prosegue la protesta: a Capri ristoranti aperti. È sfida a De Luca
Nuove proteste degli esercenti campani che non accettano le chiusure aggiuntive decise dalla Regione. Ormai si va al braccio di ferro in un'Italia colorata e anarchica. Sull'isola si applicano le regole da zona gialla

I sindaci di Capri ed Anacapri sono andati oltre ed hanno deciso di applicare le norme della zona gialla, non recependo le indicazioni di De Luca. Sull’isola hanno quindi riaperto fino a mercoledì le attività di ristorazione, dalle 5 alle 18, con servizio al tavolo consentito per tavoli di massimo 4 persone, salvo che siano conviventi. Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici o aperti al pubblico, mentre non ci sono limitazioni per la consegna a domicilio e la ristorazione con asporto resta consentita fino alle 22.
I sindaci Marino Lembo e Alessandro Scoppa avevano in particolare emesso due ordinanze identiche che consentono l'attività di ristorazione sull'isola dal 20 al 23 dicembre (fra cui pub, bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie), ritenendo che le condizioni dell'isola e il filtro costituito dai controlli agli imbarchi costituiscano una garanzia sufficiente contro il contagio.
Ieri, come detto, c'era stata una prima protesta sul lungomare di Napoli: i commercianti, dopo le indicazioni del premier Conte, avevano sperato di poter riaprire anche se per pochi giorni e molti si erano anche organizzati coi fornitori, con un ennesimo sforzo economico divenato vano. C’era stato anche un incontro col prefetto di Napoli, Marco Valentini, per chiedere la possibilità di riaprire, ma poi era arrivato il secco "no" di De Luca.

