Senza lavoro e senza Naspi, ovvero il contributo che lo Stato continua ad accreditare (per un periodo limitato) al lavoratore licenziato. Questo è lo scenario che si palesa davanti a non pochi lavoratori - soprattutto ex dipendenti di bar e ristoranti - grazie ad una decisione dell’Inps - Istituto nazionale della previdenza sociale che è destinata a far discutere.

Senza reddito, né lavoro Senza lavoro e senza Naspi: l'Inps lascia senza reddito migliaia di lavoratori
Senza reddito, né lavoro

 

Licenziamenti e cassa integrazione

Il nodo è intricato e strettamente legato alla giurisdizione. In una circolare, l’istituto di previdenza ha fatto sapere che chi è stato licenziato a causa del Covid dopo il 30 giugno 2021 ha diritto alla Naspi solo se il datore di lavoro ha attivato la cassa integrazione. Il motivo? Perché il divieto di licenziamento dopo il 30 giugno - che era stato inserito nei vari pacchetti di sostegno al lavoro nel corso della fase più bollente della pandemia - subentra solo in caso di utilizzo della cassa integrazione.

Inevitabile storcere il naso, soprattutto alla luce del fatto che il ministero del Lavoro, l’Ispettorato nazionale del lavoro e la Magistratura avevano preso posizioni nettamente contrarie a questa circolare.

 

Nessun problema prima del 30 giugno, poi...

Per chiarire: i rapporti di lavoro che si sono interrotti consensualmente prima del 30 giugno 2021, quando era in vigore il divieto di licenziamento non comportano problemi: il lavoratore percepirà la Naspi.

Per l’Inps invece l’inghippo è su tutto quello che viene dopo a quella data. La proroga del divieto di licenziamento è stata prorogata fino al 31 ottobre 2021 solo per le aziende private che hanno avuto accesso alla cassa integrazione d’emergenza. Quindi: il lavoratore ha accesso alla Naspi se il datore di lavoro ha sfruttato la cassa integrazione entro il 31 ottobre 2021; il lavoratore non ha accesso alla Naspi se il datore di lavoro, per virtù certo non per capriccio, ha fatto a meno della cassa integrazione nonostante ne avesse chiesto l’accesso.

 

Una confusione senza basi

Una confusione totale che stride, soprattutto perché il destino di un lavoratore singolo dipende dall’andamento di un’azienda, ma la Naspi non è certo l’azienda che la paga. Inoltre, sono due le ragioni - riportate dal Sole 24 Ore - per cui non è accettabile l’interpretazione dell’Inps. L’Ispettorato del Lavoro ha sottolineato che nel decreto legge 41/2021 si dice che lo stop ai licenziamenti fino al 31 ottobre è indipendente dall’utilizzo dell’ammortizzatore sociale.

 

 

Dall’altra parte c’è una sentenza del Tribunale di Venezia del 15 maggio 2021 che ha dato la possibilità al datore di lavoro di slegare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali dalla questione licenziamento. Occorre che il ministero del Lavoro a questo punto intervenga per tutelare tutti quei lavoratori che ora sono nella “terra di nessuno”: senza lavoro e senza soldi. E non sono certo pochi.