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Uno a zero per la Sindaca di Roma contro il Governo? Stando ad alcuni commenti sembrerebbe questo l’esito del braccio di ferro che il Tar del Lazio ha fatto vincere a Virginia Raggi (affiancata in questo dalla Uil) sul Parco archeologico del Colosseo. Il progetto, che dovrebbe riunire sotto un’unica gestione i Fori imperiali (oggi del Comune) e il Foro romano (dello Stato), è al momento affossato dall’organo di giustizia amministrativa che negli ultimi tempi pare voler raggiungere il record di sentenze quanto meno “discutibili”, ma tutte tese a preservare i diritti di una casta burocratica spesso improduttiva. Il Ministro Dario Franceschini ha così dovuto incassare un altro stop ai suoi piani di riforma del turismo culturale, dopo che qualche settimana fa lo stesso Tribunale aveva bocciato anche l’attività di quasi la metà dei nuovi direttori dei più importanti musei italiani, vincitori di un concorso internazionale, solo perché “stranieri”.

Il Tar fa vincere la Raggi Ma perde il Turismo

Col blocco del Parco del Colosseo, a cui il ministero dei Beni culturali ha subito risposto con un ricorso al Consiglio di Stato, ora rischiamo un nuovo colpo alla nostra immagine nel mondo e, soprattutto, potrebbero essere vanificati tutti gli sforzi per creare nel centro di Roma il più grande parco archeologico del mondo. Il progetto vuole abolire i confini assurdi, che passano fra colonne e colonne e all’interno di edifici, giustificati solo da norme antiquate e competenze mal distribuite. Il tutto con danni (pensiamo solo alla necessità di fare biglietti doppi) al turismo.

Si può discutere se la divisione di proventi fra Stato e Comune prevista dal nuovo “Parco” non fosse magari equa. Ma è indubbio che l’intervento a gamba tesa della Sindaca ha ora il solo risultato di bloccare tutto e fare perdere un’occasione d’oro per rivalutare un’area unica al mondo. Che nel progetto prevede anche un solo direttore, per armonizzare tutto, di nomina ministeriale.

La questione non può essere sottovalutata per chi crede che il Turismo potrebbe essere davvero il volano per la crescita duratura del nostro Pil. E se anche siamo alla fine di una legislatura, più che mai appare urgente un cambio di passo per uscire dal torbido clima di opposizioni e ricorsi ad ogni tentativo di ammodernamento di questo sistema. O prendiamo coscienza che il Turismo deve diventare una questione “nazionale” (e non più spezzettata fra mille competenze di enti), oppure è meglio riporre nel cassetto ogni sogno e arrenderci ad un mondo dove la burocrazia e i politici incompetenti la fanno da padroni.

Sena dimenticare che dietro a ciò ci sono poi questioni centrali come la possibile gestione privata di alcuni siti o, per addentrarci in un campo molto tecnico ma fondamentale, la valorizzazione nel patrimonio dello Stato (e quindi nel nostro bilancio) di almeno una parte dei beni artistici e culturali che fanno dell’Italia un unicum nel mondo. Altro che guerre con Bruxelles per lo 0,1% del rapporti deficit/pil o manovre per aggiustare i conti senza aumentare l’Iva. E questo con buona pace dei Sindaci “alla Raggi” che pensano che basti mantenere la competenza su qualche sasso per garantire servizi più efficienti ai cittadini-elettori.