Legumi, fonte primaria di proteine. Ma produzione giù dell'80% in 50 anni
Marina Sereni, vicepresidente alla Camera, e il vice ministro Andrea Olivero hanno ribadito la necessità di investire nella ricerca per salvare la coltivazione di legumi in Italia, calata drasticamente in mezzo secolo
Fagioli, piselli, ceci, fave e lenticchie: i legumi sono più che un contorno. Garantiscono la sicurezza alimentare mondiale e l'equilibrio dell'ecosistema. Eppure, nel Belpaese la loro coltivazione è crollata dell'80% in mezzo secolo. Una situazione questa che può però essere capovolta investendo nella ricerca. Un investimento essenziale, visto che questi alimenti rappresentano la principale fonte di proteine, sono ricchi di vitamine e di sali minerali, considerati spesso “la carne dei poveri”.

Così si è espressa la vicepresidente della Camera, Marina Sereni, in occasione del convegno organizzato per celebrare l'Anno internazionale dei legumi indetto dalla Fao. Al convegno sono intervenuti vari istituti di ricerca e il vice ministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero.
«Dobbiamo tornare a produrre le leguminose. Importanti sotto un profilo alimentare - ha detto Andrea Olivero - fanno infatti parte della nostra Dieta mediterranea, ma anche ambientale, visto che la coltivazione aiuta la fertilizzazione dei suoli; da qui la necessità di investire sempre di più nella ricerca e saper trasmettere al mondo agricolo i risultati concreti, cosa che stiamo facendo con il Crea».
E a proposito di ricerca è stato presentato il progetto “Bean Adapt” dell'Università politecnica delle Marche (Univpm) e finalizzato a identificare le basi genetiche di oltre 10mila varietà di fagiolo in Ue e in America. «Il nostro obiettivo è migliorare le piante e distribuire direttamente agli agricoltori semi e informazioni, grazie alla collaborazione della Banca del Germoplamsa del Cnr di Bari», ha detto Roberto Papa, professore di Genetica agraria e coordinatore del progetto, nel ricordare che Umberto Eco diceva diceva che i fagioli hanno salvato l'Europa dalla fame e dalla malnutrizione.

Così si è espressa la vicepresidente della Camera, Marina Sereni, in occasione del convegno organizzato per celebrare l'Anno internazionale dei legumi indetto dalla Fao. Al convegno sono intervenuti vari istituti di ricerca e il vice ministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero.
«Dobbiamo tornare a produrre le leguminose. Importanti sotto un profilo alimentare - ha detto Andrea Olivero - fanno infatti parte della nostra Dieta mediterranea, ma anche ambientale, visto che la coltivazione aiuta la fertilizzazione dei suoli; da qui la necessità di investire sempre di più nella ricerca e saper trasmettere al mondo agricolo i risultati concreti, cosa che stiamo facendo con il Crea».
E a proposito di ricerca è stato presentato il progetto “Bean Adapt” dell'Università politecnica delle Marche (Univpm) e finalizzato a identificare le basi genetiche di oltre 10mila varietà di fagiolo in Ue e in America. «Il nostro obiettivo è migliorare le piante e distribuire direttamente agli agricoltori semi e informazioni, grazie alla collaborazione della Banca del Germoplamsa del Cnr di Bari», ha detto Roberto Papa, professore di Genetica agraria e coordinatore del progetto, nel ricordare che Umberto Eco diceva diceva che i fagioli hanno salvato l'Europa dalla fame e dalla malnutrizione.

