Da una parte lo chef e imprenditore Marcello Massalia - meglio noto come Marcello da Milano - che dà ragione al mio editoriale di luglio nel quale affermavo che i cuochi danesi, norvegesi e francesi non sono migliori degli italiani eppure vincono sempre loro i concorsi internazionali più importanti. Marcello sostiene a spada tratta - come me - la bontà e la salubrità della cucina mediterranea, di cui lui è uno stimato propagandista in Danimarca, esattamente nella città di Arthus, dove ha in atto diverse iniziative in favore della cucina e dei prodotti agroalimentari italiani e dice di essere molto soddisfatto di come tutto questo è apprezzato dai danesi.

Di contro, leggo un appello del ministro dell'agricoltura Catania che, intervenuto alla assemblea nazionale Coldiretti, ha definito il consumo del suolo nel nostro Paese «un dramma e una follia che deve essere fermata»: negli ultimi 30 anni ci è costato ben 5 milioni di ettari di suolo agricolo. La cementificazione va a danneggiare la produzione alimentare e la difesa ambientale.

Se andrà avanti questo uso sconcertante delle zone agricole, come potrà il tanto apprezzato agroalimentare italiano continuare a produrre quantità e qualità tali da rispondere alla crescente domanda che ci viene da ogni angolo del mondo? Vogliono i nostri politici capire finalmente che la ricchezza dell'Italia sta nella sua agricoltura, nella sua enogastronomia, nel turismo che, richiamato sì dalle opere d'arte e dai centri monumentali, ma, una volta che è venuto ed ha assaggiato il nostro modo di mangiare, lo vuole trovare anche nel suo Paese, il che è tutto a vantaggio dell'export agroalimentare?

Basta capannoni, basta palazzoni. L'Italia deve tornare il Bel Paese dei viaggiatori ottocenteschi, un giardino d'Europa, dove vivere è un piacere, perché l'Italia ha tutto, proprio tutto, per svolgere questo ruolo. Basta che finiamo di rovinarlo.


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