ROMA - Il cemento in Italia si 'mangia” ogni giorno 100 ettari di suolo agricolo. Negli ultimi 40 anni abbiamo perso 5 milioni di ettari di terreno e se dal 1950 la popolazione è cresciuta del 28% la cementificazione segna il +166%. Nello stesso periodo siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13. Inoltre ricaviamo dall'attività agricola solo l'80% del nostro fabbisogno alimentare. Sono dati allarmanti, in un Paese storicamente legato alla terra come il nostro, e non solo riconducibili all'abbandono delle campagne.

Da sinistra: Sergio Rizzo, Mario Catania e Carlo Petrini

Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania (nella foto, al centro), a Roma, a Palazzo San Macuto, durante il convegno 'Costruire il futuro. Difendiamo l'agricoltura dalla cementificazione”, insieme a Carlo Petrini (nella foto, a destra), presidente di Slow Food, e al giornalista del Corriere della sera Sergio Rizzo (nella foto, a sinistra). Nell'occasione il Ministro ha illustrato i contenuti di una bozza di disegno di legge per fermare il fenomeno. «Dobbiamo invertire la rotta di un trend gravissimo - ha detto - che richiede un intervento in tempi rapidi. La cementificazione ha conseguenze irreversibili: è un fenomeno concentrato nelle pianure, quindi sui terreni migliori, con un impatto devastante. Provoca dissesti idrogeologici con costi enormi, sottrazione di suoli alle imprese agricole, tensione sui mercati degli affitti agricoli, effetti nefasti sul paesaggio e quindi sul turismo. Non possiamo lasciare questo problema alle generazioni future, dobbiamo interrompere un fenomeno dovuto a una visione economica di corto periodo che ha puntato al reddito lasciando il territorio compromesso. Le cause sono state soprattutto la mancanza di regole - pochi comuni avevano un corretto piano regolatore - ma anche la cecità della politica che era la responsabile territoriale. Un esempio nefasto è stato il cambiamento normativo sugli oneri di urbanizzazione che ha fatto in modo che i comuni in cerca di liquidità incoraggiassero le nuove costruzioni per fare cassa, mentre prima l'introito era canalizzato a finalità pubbliche».

Proprio questo punto è al centro della bozza del disegno di legge quadro 'in materia di valorizzazione delle aree agricole e sul contenimento del consumo di suolo” illustrata al convegno e su cui il Ministro ha chiesto la collaborazione delle organizzazioni agricole, presenti al convegno con i loro vertici. «è un testo aperto che ha già trovato consenso nel governo - ha precisato il ministro Catania - ma che deve essere perfezionato con una buona concertazione su un nuovo modello di crescita legato alla capacità di fare qualità. Si deve andare ad un riuso, una riqualificazione dell'esistente. La qualità della vita deve diventare importante come il Pil».



Oltre all'abrogazione della contestata suddetta norma che consente agli enti locali di utilizzare proventi dei titoli edili per finanziare spese correnti, la bozza del ddl prevede un tetto alle superfici agricole edificabili (in Germania da tempo è fissato al 6%) e il congelamento della destinazione d'uso di terreni agricoli che abbiano ricevuto un sostegno dall'Unione europea.

Per Carlo Petrini è necessario riproporre la centralità dell'agricoltura, in modo che chi coltiva la terra si riappropri della sua dignità, che riacquisti la sua autostima. «Siamo - ha detto - sotto una speculazione finanziaria di proporzioni inimmaginabili. Dobbiamo riuscire a cogliere il senso di questa proposta, che non deve essere solo riconducibile alla dimensione di un ministero, ma deve porsi come un'indicazione sul modello di sviluppo che riguarda l'intero sistema-Paese, che deve essere sensibile a una riflessione di questo tipo. Tutto l'associazionismo sostiene questo cambiamento ed è cresciuta la sensibilità di tutti. In un passato non troppo lontano in Piemonte il grano veniva pagato 30mila lire al quintale, oggi 14 euro. E in più ogni giorno finiscono nella spazzatura 4mila tonnellate di cibo, ancora edibile, buono. Basta questo per capire come si debba avere più rispetto per gli agricoltori. Noi li paghiamo poco, anche se al consumo i prodotti costano tanto, ma quando perderemo i veri presidi da loro costituiti, ce ne renderemo conto e sarà troppo tardi. Bisogna poi comprendere e far comprendere soprattutto ai giovani cosa fa il contadino: non produce soltanto cibo ma preserva l'ecosistema, tutela il paesaggio e la sua memoria storica». Petrini ha anche invitato all'uso di energie sostenibili,condannando il fotovoltaico su terreni fertili, che ha lo stesso effetto della cementificazione, e gli impianti di Biomasse che bruciano tonnellate di cerali.



«I Padri Costituenti avevano già capito tutto - ha detto Sergio Rizzo - tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta, il 9, avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico. E invece che far leva su questo spesso si pensa a cementificare il territorio. Ci sono aree dell'Italia dove a una bassa crescita demografica si associa un alto tasso di costruzioni. Dobbiamo rendercene conto e capire che si può ripartire dalla terra. Un governo che abbia un senso di quello che, da questo punto di vista, può dare il Paese deve proporre un piano straordinario di rivalutazione ambientale».

Esempi choc della cementificazione sconsiderata, tanto al Nord che al Sud d'Italia, sono stati mostrati con filmati e diapositive. In alcune province la colata di cemento arriva al 50% del territorio. Fotografie aeree hanno mostrato una concentrazione di capannoni industriali nei bei paesaggi veneti dipinti dal Giorgione, e persino dall'ermo colle del Leopardi si vedono ora delle brutture. Già nel 1974 Pier Paolo Pasolini aveva lanciato l'allarme, filmando la città di Orte (Vt) e mettendola a confronto con le sue belle immagini del passato. Nella periferia di Roma, al Corviale, le case popolari sembrano un bruttissimo alveare e in Campania ci sono troppi scempi abusivi o autorizzati. «Un bel paesaggio - ammoniva il poeta Andrea Zanzotto - una volta distrutto non torna più». Forse è un'utopia pensare di rottamare la spazzatura edilizia post bellica, ma forse è ancora possibile realizzare per il futuro una pianificazione delle risorse del nostro Belpaese.


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