Sciolto in Commissione Lavoro del Senato il nodo dei voucher in agricoltura che ha provocato diverse fasi di stallo nell'iter per l'approvazione del ddl per la riforma del mercato del lavoro. Lo rende noto il viceministro al Welfare, Michel Martone, presente alla seduta.

La commissione ha votato l'emendamento dei relatori che consente l'utilizzo dei voucher con i lavoratori appartenenti alle categorie di studenti, pensionati e casalinghe per le imprese con un fatturato al di sotto dei 7mila euro, mentre per tutte le altre imprese le casalinghe sarebbero escluse. La valutazione oraria del voucher sia rivista periodicamente tenuto conto del risultato del confronto con le parti sociali.

«La riformulazione dell'emendamento sui voucher nell'ambito della riforma sul lavoro così come è scritta è insufficiente - afferma Sergio Marini, presidente della Coldiretti - e se un giorno il ministro del Lavoro Elsa Fornero considererà le imprese agricole degne di una convocazione le spiegheremo volentieri come funziona il lavoro nei campi e perché la nuova formulazione sui voucher la riteniamo molto insufficiente».

«Le rappresentanze delle imprese agricole - ricorda infatti Marini - sono state le uniche ad essere escluse dal tavolo di confronto durante l'iter di definizione del disegno di legge sulla riforma sul lavoro».
 
«Altrettanto negativo evidentemente - conclude Marini - sarà il nostro giudizio nei confronti dei parlamentari che voteranno l'emendamento».

Ricordiamo che la vigente legislazione sui voucher consente alle imprese agricole di avvalersi, solo per attività stagionali, del contributo di limitate categorie di soggetti che si trovano fuori dal mercato del lavoro come appunto, dal primo giugno, per i ragazzi dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi.

L'emendamento cancella di fatto i voucher in agricoltura poiché ponendo il limite dei 7mila euro di fatturato, potranno essere usati dalle sole imprese di autoconsumo, senza contabilità.

Tra le regioni che ne fanno maggiormente utilizzo troviamo l'Emilia Romagna, di recente colpita dal terremoto, e la Lombardia, che dall'agosto 2008 al dicembre 2011 ne ha registrati oltre 3 milioni e mezzo, di cui quasi 400 mila assorbiti dal settore agricolo e 96mila nel solo 2011.

Le province che hanno adottato di più questo sistema per il lavoro nei campi, sempre l'anno scorso, sono state: Brescia (49.004), Bergamo (12.971), Mantova (11.003). A seguire: Pavia (6.100), Milano (4.110), Sondrio (3.527), Cremona (3.460), Lecco (2.170), Varese (1.567), Lodi (1.313), Como (1.265).

«Si tratta di un numero importante - sottolinea Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombardia - che dice chiaramente quale potrebbe essere il danno occupazionale nel caso di una cancellazione di fatto di questo strumento». Il grosso dei buoni lavoro è concentrato al nord: oltre alla Lombardia e all'Emilia Romagna, anche Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Trentino e Toscana.



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