Sono 8,2 milioni gli italiani in condizioni di povertà, una cifra pari al 13,8% dell'intera popolazione. è quanto si legge nel rapporto Istat sulla povertà nel 2010. Tra questi sono 3,1 milioni le persone che risultano in condizioni di povertà assoluta, vale a dire il 5,2% dell'intera popolazione.

Povera una famiglia italiana su cinque
In Italia è povera o decisamente vicina alla soglia della povertà una famiglia su cinque. La classificazione delle famiglie in povere e non povere, ottenuta attraverso la linea convenzionale di povertà, può essere maggiormente articolata utilizzando soglie aggiuntive, come quelle che corrispondono all'80%, al 90%, al 110% e al 120% di quella standard. Tali soglie permettono di individuare diversi gruppi di famiglie, distinti in base alla distanza della loro spesa mensile equivalente dalla linea di povertà. Esaminando i gruppi di famiglie sotto la soglia standard, risultano "sicuramente" povere, hanno cioè livelli di spesa mensile equivalente inferiori alla linea standard di oltre il 20%, circa 1 milione 194mila famiglie, il 4,8% del totale delle famiglie residenti.

Il 6,2% delle famiglie residenti in Italia risulta "appena" povero (ha una spesa inferiore alla linea di non oltre il 20%) e, tra queste, più della metà (cioè il 3,5% del totale delle famiglie) presenta livelli di spesa per consumi molto prossimi alla linea di povertà (inferiori di non oltre il 10%). Anche tra le famiglie non povere esistono gruppi a rischio di povertà; si tratta delle famiglie con spesa per consumi equivalente superiore, ma molto prossima, alla linea di povertà: il 3,8% delle famiglie residenti presenta valori di spesa superiori alla linea di povertà di non oltre il 10%, quota che sale al 6,7% nel Mezzogiorno. Le famiglie "sicuramente" non povere, infine, sono l'81,4% del totale, con percentuali che passano dal 90,2% del Nord, all'87,9% del Centro e al 64,1% del Mezzogiorno.

Oltre 3 milioni di italiani in povertà assoluta
Nel 2010, in Italia, 1 milione e 156mila famiglie (il 4,6% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 3 milioni e 129 mila individui (il 5,2% dell'intera popolazione). L'incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile.

Vengono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e ampiezza demografica del comune di residenza). La povertà assoluta risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009, sia a livello nazionale sia nelle singole ripartizioni geografiche. Segnali di peggioramento, che confermano alcuni dei risultati evidenziati per la povertà relativa, si osservano tuttavia tra le famiglie con membri aggregati (dal 6,6% al 10,4%), tra le famiglie senza occupati in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro (dal 3,7% al 6,2%) e tra quelle con persona di riferimento in possesso di almeno un diploma di scuola secondaria superiore (dall'1,7% al 2,1%).

L'unico segnale di miglioramento, dovuto a una maggiore presenza di coppie con due percettori di reddito, si rileva per quelle con persona di riferimento sotto i 65 anni (dal 3,0% del 2009 all'1,9% del 2010). Si conferma poi lo svantaggio delle famiglie più ampie: se i componenti sono almeno cinque l'incidenza è pari al 10,7% e scende al 9,4% tra le coppie con tre o più figli e al 10,4% tra le famiglie con membri aggregati. Analogo svantaggio emerge per le famiglie con monogenitori (6,9%) e, in misura più ridotta, per quelle con almeno un anziano (quando l'anziano è la persona di riferimento l'incidenza è pari al 5,4%, quota che sale al 5,7% se vive solo). La povertà assoluta risulta elevata tra le famiglie con persona di riferimento avente al massimo la licenza elementare (8,3%).

Coldiretti, un aiuto riducendo gli sprechi di cibo
Riducendo di appena il 20% gli sprechi di cibo degli italiani sarebbe possibile imbandire adeguatamente la tavola degli 8 milioni di poveri che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat sulla povertà in Italia. In Italia a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate che equivale ad un valore annuale  di ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l'alimentazione a ben 44 milioni di persone. Con il diminuire del livello di reddito aumenta notevolmente l'incidenza della spesa alimentare raggiunge il valore più elevato proprio nelle famiglie più povere per le quali rappresenta spesso la prima voce di spesa. Una razionalizzazione della filiera alimentare con un taglio agli sprechi potrebbe contribuire in modo determinante a risollevare molte famiglie dalla povertà come dimostrano le numerose iniziative di solidarietà adottate negli ultimi anni.


Articoli correlati:
Decisivo il ruolo dei piccoli produttori per ridurre la fame nel mondo
Troppo poveri per cibarsi bene Sono tre milioni e mezzo in Italia