Romagna e Roma insieme per celebrare Pellegrino Artusi
Romagna e Capitale, un legame solido e genuino, che nasce dai tempi più antichi e si consolida nel presente grazie alle iniziative promosse a Roma e volte a sottolineare l'offerta turistica romagnola all'insegna del recupero delle antiche tradizioni e a celebrare la figura di Pellegrino Artusi
è un rapporto lontano nel tempo ma ancora solido quello tra Romagna (Terra di Roma) e la capitale. La stessa Forlimpopoli che diede i natali a Pellegrino Artusi (Forum Popili) fu fondata dai romani lungo la Via Aemilia nel II sec. a.C. e ancora oggi le strade di molti comuni conservano la struttura urbanistica di allora. Parallelamente, nel tempo, vari illustri artisti e architetti romagnoli scesero a Roma contribuendo a far grande la Roma rinascimentale.
Per ricordare questo legame e per celebrare Pellegrino Artusi, quello che è stato definito il padre del risorgimento gastronomico italiano, in attesa della festa artusiana che Forlimpopoli gli dedicherà dal 18 al 16 giugno, si è svolto un incontro nella sede romana della famiglia romagnola da "Casa Artusi" e da "la Romagna del Sangiovese" con degustazioni di piadine ancora calde, salami, coppa, ciccioli di maiale, squacquerone e allegre libagioni con Sangiovese.

Questo 2011 è il celebratissimo 150mo dell'Unità d'Italia ma è anche il centenario della nascita di colui che per primo tentò di unire le cucine d'Italia nel suo celeberrimo "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene". In un'Italia appena unita politicamente ma divista da dialetti e tradizioni, dalla piccola Forlimpopoli non era facile dare uno sguardo d'insieme a ciò che andava in tavola nelle varie regioni. Del "Romagnolo che unì l'Italia con un ricettario" ha parlato Pierluigi Frassanito responsabile di "Casa Artusi" e dei Sistemi locali del cibo. Con immagini e slides ha ricordato le cinque tappe dell'epopea artusiana: la gioventù in Forlimpopoli, l'irruzione del Passatore e il trasferimento della famiglia a Firenze, la progressiva raccolta e catalogazione di ricette culinarie e la realizzazione dello straordinario manuale con le sue innumerevoli edizioni. La prima edizione, limitatissima, andò a ruba provocando lo sbalordimento dello stesso autore.
E' il libro più famoso e letto sulla cucina anche da chi non sa fare un uovo al tegamino (e sembra anche il più rubato nelle librerie). «Esalta il gusto del buon mangiare ha detto - Frassanito - ma più che un ricettario è un testo sul gusto, ricco di saggi consigli e di spunti umoristici». Premi e concorsi lo celebrano, e non viene dimenticata la Marietta, cuoca e governante fedele. Oltretutto, era lei a sporcarsi le mani in cucina sotto la sapiente guida.
Sulla rinnovata offerta turistica della Romagna si è soffermato Roy Berardi, giornalista, collaboratore di "Italia a Tavola" ed esperto di marketing territoriale, reduce dagli allori di una degustazione di Sangiovese ad Amsterdam. Ha evidenziato come il territorio rurale romagnolo stia vivendo un nuovo, sorprendente rinascimento grazie alle proprie tradizioni che attraverso i processi di qualità e il ricambio generazionale ha saputo innovare l'offerta turistica ed enogastronomica con il buon cibo, il mitico sangiovese e nei settori dell'arte, del termalismo e del mare.
«Stiamo rapidamente recuperando sulla vicina Toscana che vanta 500 anni di brand - ha detto - con continui riconoscimenti, a tavola e nei mercati nazionali ed esteri. Sono stati finalmente spazzati via i pregiudizi sulla qualità del Sangiovese, una volta prodotto a milioni di ettolitri, in una terra dove caso mai era l'acqua a mancare. (Scriveva Marziale in un suo epigramma nel I sec. d.C: «Questo briccone di oste di Ravenna mi sta fregando: mi mette il vino nell'acqua»).
E' nel dna dei romagnoli il senso di ospitalità, la cordialità e la spontaneità e questo diventa un valore aggiunto molto apprezzato in questi tempi di globalizzazione. Basti pensare come quei 30 metri di sabbia della costa siano divenuti un impero turistico mondiale». Come scriveva Piovene del suo Viaggio in Italia, «La Romagna è un'Emilia le cui caratteristiche hanno colori più taglienti». In altre parole è una terra sanguigna e generosa dove l'ospite si sente davvero tale e dove c'è da scommetterci tornerà prima o poi e di cui comunque si scoprirà testimonial. Sono qualità antiche, a tinte forti, traghettate con competenza e professionalità nella nuova offerta turistica moderna. Al richiamo forte dell'enogastronomia il compito di promuovere le zone rurali, l'entroterra in cui il contadino ha compreso di essere il custode del territorio.
Forlimpopoli oltre ai percorsi gastronomici offre una magnifica Rocca trecentesca che ospita il Museo Archeologico. Il più importante Museo italiano della Ceramica è a Faenza, e Brisighella, Bertinoro, Cesena. S.Arcangelo e Lugo di Romagna hanno straordinari siti storici. Grandi esempi di architettura razionalista si trovano a Forlì, a Predappio e Castrocaro,che vanta anche un famoso impianto termale. Senza parlare naturalmente di Rimini e della costa: una Romagna, in definitiva, da gustare e da scoprire.
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Questo 2011 è il celebratissimo 150mo dell'Unità d'Italia ma è anche il centenario della nascita di colui che per primo tentò di unire le cucine d'Italia nel suo celeberrimo "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene". In un'Italia appena unita politicamente ma divista da dialetti e tradizioni, dalla piccola Forlimpopoli non era facile dare uno sguardo d'insieme a ciò che andava in tavola nelle varie regioni. Del "Romagnolo che unì l'Italia con un ricettario" ha parlato Pierluigi Frassanito responsabile di "Casa Artusi" e dei Sistemi locali del cibo. Con immagini e slides ha ricordato le cinque tappe dell'epopea artusiana: la gioventù in Forlimpopoli, l'irruzione del Passatore e il trasferimento della famiglia a Firenze, la progressiva raccolta e catalogazione di ricette culinarie e la realizzazione dello straordinario manuale con le sue innumerevoli edizioni. La prima edizione, limitatissima, andò a ruba provocando lo sbalordimento dello stesso autore.
E' il libro più famoso e letto sulla cucina anche da chi non sa fare un uovo al tegamino (e sembra anche il più rubato nelle librerie). «Esalta il gusto del buon mangiare ha detto - Frassanito - ma più che un ricettario è un testo sul gusto, ricco di saggi consigli e di spunti umoristici». Premi e concorsi lo celebrano, e non viene dimenticata la Marietta, cuoca e governante fedele. Oltretutto, era lei a sporcarsi le mani in cucina sotto la sapiente guida.
Sulla rinnovata offerta turistica della Romagna si è soffermato Roy Berardi, giornalista, collaboratore di "Italia a Tavola" ed esperto di marketing territoriale, reduce dagli allori di una degustazione di Sangiovese ad Amsterdam. Ha evidenziato come il territorio rurale romagnolo stia vivendo un nuovo, sorprendente rinascimento grazie alle proprie tradizioni che attraverso i processi di qualità e il ricambio generazionale ha saputo innovare l'offerta turistica ed enogastronomica con il buon cibo, il mitico sangiovese e nei settori dell'arte, del termalismo e del mare.«Stiamo rapidamente recuperando sulla vicina Toscana che vanta 500 anni di brand - ha detto - con continui riconoscimenti, a tavola e nei mercati nazionali ed esteri. Sono stati finalmente spazzati via i pregiudizi sulla qualità del Sangiovese, una volta prodotto a milioni di ettolitri, in una terra dove caso mai era l'acqua a mancare. (Scriveva Marziale in un suo epigramma nel I sec. d.C: «Questo briccone di oste di Ravenna mi sta fregando: mi mette il vino nell'acqua»).
E' nel dna dei romagnoli il senso di ospitalità, la cordialità e la spontaneità e questo diventa un valore aggiunto molto apprezzato in questi tempi di globalizzazione. Basti pensare come quei 30 metri di sabbia della costa siano divenuti un impero turistico mondiale». Come scriveva Piovene del suo Viaggio in Italia, «La Romagna è un'Emilia le cui caratteristiche hanno colori più taglienti». In altre parole è una terra sanguigna e generosa dove l'ospite si sente davvero tale e dove c'è da scommetterci tornerà prima o poi e di cui comunque si scoprirà testimonial. Sono qualità antiche, a tinte forti, traghettate con competenza e professionalità nella nuova offerta turistica moderna. Al richiamo forte dell'enogastronomia il compito di promuovere le zone rurali, l'entroterra in cui il contadino ha compreso di essere il custode del territorio.
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